Marco CÈ – Primo: ascoltare

La fede cristiana riconosce Dio come Padre. Ora qual è la dinamica elementare tra padre e figlio? Il padre parla al figlio e il figlio affettuosamente lo ascolta. Parlando, il padre non dà ordini, ma comunica se stesso, educa il figlio aprendogli il cuore e la vita. Gli insegna anche come vivere, ma a partire dalla sua esperienza: nel parlare, il padre si dona al figlio e gli si concede senza riserve. Il figlio ascolta il padre, non soltanto con l’orecchio, ma con il cuore.

Ecco perché il dinamismo dell’ascolto della Parola di Dio è tipico della preghiera cristiana.

Ascoltare comporta anche aderire, dare l’assenso alla parola del Padre, manifestargli il desiderio di praticarla e chiedergli la forza necessaria, consapevoli della nostra fragilità e piccolezza. Dall’ascolto della parola nasce il dialogo filiale, confidenziale, familiare con Dio. Il punto di partenza tipicamente cristiano è proprio mettersi davanti a Dio, con l’atteggiamento del figlio che ascolta e accoglie il dono del Padre.

La preghiera umana, però, ha bisogno di tempo: non è una realtà astratta e richiede che noi ci fermiamo un po’. Bisogna fermarsi per ascoltare Dio. E fermarsi per percepire in noi stessi il bisogno che abbiamo di lui.

A questo punto ci si trova quasi sempre di fronte ad una barriera che esprimiamo dicendo: “Mi manca il tempo”. “Non ho tempo” credo sia la frase che ripetiamo più spesso di fronte alle richieste che ci vengono da Dio. “Non ho tempo” vuol dire che non siamo più padroni del nostro tempo. Però se Dio non è il Signore del tempo, non è più il Signore della nostra vita.

Qual è il primo comandamento? Adorerai il Signore Dio tuo, servirai Lui solo. Dio deve essere al primo posto. Non possiamo servire prima altre cose e poi, se c’è  tempo, anche Dio.

Avere ogni giorno un momento in cui ascoltiamo Dio nostro padre e ci apriamo a lui è essenziale per un vero, autentico, sincero rapporto con lui.

Chi è il signore, il primo dell’esistenza di ciascuno? Questa è la domanda fondamentale perché cambia la nostra scala dei valori, la riordina. Se daremo il primo posto a Colui a cui compete, anche tutte le altre realtà troveranno la giusta dimensione.

(Marco Cè agli studenti di Santa Fosca, Mercoledì delle Ceneri, 9 febbraio 2005)ÈÈ