Moraglia su Gente Veneta, al ritorno dalla missione veneziana di Ol Moran in Kenya: “Ho incontrato povertà e semplicità, gioia di vivere e una fede profonda”

Patriarcato di Venezia
Ufficio stampa
 
Venezia, 9 luglio 2015
 
Moraglia su Gente Veneta, al ritorno dalla visita alla missione veneziana di Ol Moran in Kenya: “Ho incontrato povertà e semplicità, gioia di vivere e una fede profonda che chiede a tutti noi meno teoria e più fatti”
 
Dall’1 al 6 luglio scorsi ha appena svolto una vera e propria visita pastorale, intensissima, nella missione veneziana di Ol Moran in Kenya che è guidata dal giovane sacerdote mestrino don Giacomo Basso. E a poche ore dal suo ritorno in laguna il Patriarca di Venezia mons. Francesco Moraglia ha voluto stendere, sulle pagine del settimanale diocesano Gente Veneta oggi in uscita, un primo bilancio del suo viaggio in Africa (testo integrale anche su www.patriarcatovenezia.it e qui in allegato).
 
“Parlo dell’Africa che ho visto ad Ol Moran – afferma il Patriarca –, in una situazione di vita del tutto differente dalla nostra: ciò che per noi è povertà, là rappresenta uno standard di vita perfino auspicabile, un traguardo da raggiungere, una meta che, di fatto, solo pochi conseguiranno. Le cappelle (comunità di base) che ho visitato esprimono, da un lato, tale povertà ma anche una semplicità e gioia di vivere capaci di generare relazioni umane per noi del tutto impensabili. In tale situazione, di radicale povertà, ho avuto la grande gioia di celebrare l’Eucaristia e amministrare, a più persone, l’unzione dei malati. Ho incontrato molti laici a pieno servizio della Chiesa, nonostante il loro lavoro quotidiano e la loro famiglia; sono catechisti, leader delle comunità di base e responsabili dei vari ambiti della pastorale. Questo mi ha subito richiamato alla mente quanto cerchiamo di fare a Venezia nel nostro cammino di conversione pastorale, seguendo l’esortazione apostolica Evangelii gaudium di Papa Francesco; mi sembra che su tale visione – comunità di base, cenacoli – a Ol Moran siano più avanti di noi e ci precedano. In questo la nostra Chiesa deve guardare alla piccola parrocchia del Kenya che si chiama Ol Moran. E Ho toccato con mano il grande lavoro compiuto dai sacerdoti che hanno prima fondato la parrocchia e, poi, l’hanno fatta crescere: don Giovanni Volpato innanzitutto e, poi, don Giacomo Basso; se non ci fosse stato il loro “sì” e la loro dedizione (non sono state figure di passaggio), Ol Moran semplicemente non esisterebbe”.
 
Per mons. Moraglia “la Chiesa del Kenya è ricca di fede e di entusiasmo, soprattutto nei suoi fedeli laici: questo è il primo messaggio che manda alle Chiese delle nostre latitudini. Una fede viva, gioiosa. Inoltre la Chiesa in terra d’Africa ci domanda di far meno teoria missionaria e più fatti. E dar maggiore concretezza al nostro servizio non stando seduti dietro una scrivania d’ufficio a migliaia di chilometri di distanza ma dando o facendo qualcosa che ci coinvolga veramente in termini di dedizione personale, di tempo e di denaro. Mi ha colpito come i cristiani di Ol Moran, nonostante il contesto difficile, siano gioiosi, sereni e aperti alla vita, accoglienti nei confronti del dono della vita che Mungu (Dio in swahili) dona, non a parole ma nei fatti. La gente di Ol Moran sa accontentarsi di poco e guarda al futuro con l’ottimismo di chi si fida di Mungu ed ha un fortissimo senso di appartenenza alla comunità sulla quale sa di poter sempre contare e alla quale sa, alla fine, d’esser sempre debitrice. E mi ha quindi colpito il rapporto che uomini e donne hanno con il Dio Creatore e Padre che, in Gesù Cristo, diventa il Dio che salva: Dio è il vero Pastore dell’intera comunità”.
 
Alla domanda se qualcuno, tra le persone incontrate, gli avesse manifestato il desiderio di venire a migrare in Europa, il Patriarca ha infine così risposto: “No, nessuno! E, da parte mia, in almeno in un’omelia e in una catechesi ho rimarcato di non guardare all’Europa come a un miraggio o un modello da imitare acriticamente perché noi europei, oltre ad aver fatto cose buone, ne abbiamo anche sbagliate tante. Per esempio, abbiamo smarrito il valore della persona umana nella sua irripetibilità e centralità e, inoltre, tante sofferenze odierne dell’Africa hanno un’origine ben precisa e un nome: la politica dell’Europa, soprattutto nell’Ottocento e nei primi decenni del Novecento, e alludo alle scelte politiche colonialiste. Ho anche voluto dir loro in modo forte di mantenere vivo il senso della paternità e della maternità e il conseguente rispetto per la vita umana, dal suo primo manifestarsi nel grembo materno fino alla vecchiaia più avanzata”.
 
Alcune foto della visita del Patriarca Moraglia in Kenya sono disponibili sul profilo Facebook della parrocchia “Saint Mark Catholic Parish Ol Moran” e anche su www.patriarcatovenezia.it .
 
Info: tel. 041974298; email: ufficiostampa@patriarcatovenezia.it 

 

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