Saluto del Patriarca all'inaugurazione della sede regionale della Cisl del Veneto (Mestre, 28 giugno 2022)
28-06-2022

Inaugurazione della sede regionale della Cisl del Veneto

(Mestre, 28 giugno 2022)

Saluto del Patriarca di Venezia Francesco Moraglia

 

 

Gentili autorità, associati della Cisl nazionale e del Veneto, rappresentanti delle altre organizzazioni sindacali, economiche e sociali,

è sempre un bel messaggio per un’organizzazione inaugurare una nuova sede – soprattutto se realizzata nel rispetto della sostenibilità ambientale ed energetica – e che, oltre a riunire i servizi e gli uffici della Cisl regionale del Veneto, si propone come spazio “aperto” d’incontro, confronto e riferimento per il mondo del lavoro e la vita economica, sociale e culturale di questo territorio.

Auspico che l’apertura della nuova sede regionale sia per la Cisl del Veneto un importante investimento per il futuro e un rinnovato impegno a svolgere al meglio la propria “missione” che è politica, ossia che riguarda la società (non i partiti) e che è sempre necessaria per un corretto sviluppo del mondo del lavoro e della vita di una comunità.

Il compito del sindacato, oggi più che mai, è essenziale perché rappresenta un modo specifico – associato e, quindi, non solitario – di adoperarsi per il bene comune di tanti lavoratori, di una comunità e di un intero territorio attraverso un’azione instancabile e competente, che è fatta anche di momenti di “confronto” e pure di “contrapposizione” ma, in particolare, di occasioni di dialogo e proposte concrete, reali ed equilibrate, capaci di aprire la strada alla costruzione di passi successivi e necessari per il progredire di ogni singola realtà e situazione anche problematica e conflittuale. È vero: come si dà una responsabilità sociale d’imprese, di cui si parla molto, si dà anche una precisa responsabilità sociale del sindacato, di cui bisogna essere sempre più consapevoli.

Cari amici della Cisl, tenete sempre a mente nel vostro lavoro quotidiano le illuminanti parole del santo Papa Giovanni Paolo II che, nell’enciclica Laborem exercens, ha “cantato” (al n. 20) l’importanza dei sindacati sottolineando, con parole sempre attualissime, che anche i momenti di contrapposizione e “lotta” devono essere sempre finalizzati al bene comune e alla giustizia sociale perché “il lavoro ha come sua caratteristica che, prima di tutto, esso unisce gli uomini, ed in ciò consiste la sua forza sociale: la forza di costruire una comunità” (Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Laborem exercens, n. 20).

Non può, poi, mancare nell’impegno e nella azione del sindacato l’attenzione al bene dell’uomo concreto, compreso nella sua integralità e in tutte le sue dimensioni di vita. Un lavoratore / una lavoratrice, infatti, sono persone che hanno una loro soggettività che rimane unica e va rispettata nella sua dignità; hanno una loro vita che non è fatta solo di lavoro – pur fondamentale – ma anche di famiglia, di relazioni, di tempo libero, di momenti culturali e formativi ecc. “Si deve sempre auspicare – dice ancora Giovanni Paolo II – che, grazie all’opera dei suoi sindacati, il lavoratore possa non soltanto «avere» di più, ma prima di tutto «essere» di più: possa, cioè, realizzare più pienamente la sua umanità sotto ogni aspetto” (Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Laborem exercens, n. 20).

Ho voluto richiamare queste cose – che certamente sono presenti nel vostro Dna – perché è doveroso, soprattutto nel momento in cui si apre una nuova “casa”, riscoprire e rinverdire le motivazioni e le finalità più profonde per le quali vale la pena ogni giorno lavorare, incontrarsi, confrontarsi e magari anche scontrarsi e affaticarsi in un periodo – quello che ci sta dinanzi – che non sarà per nulla facile e scontato.

Possiate essere sempre più, anche attraverso il beneficio di questa nuova sede, attente “sentinelle che vigilano dal loro posto di osservazione” e – l’immagine è di Papa Francesco – sanno “sorvegliare le mura della città del lavoro” e proteggere sia chi è già dentro “la città del lavoro” sia coloro che sono “fuori dalle mura… quanti ancora non hanno diritti, quanti sono esclusi dal lavoro e sono esclusi anche dai diritti e dalla democrazia” (Papa Francesco, Videomessaggio in occasione della 109.esima Conferenza Internazionale del Lavoro, 17 giugno 2021).

Richiamo, infine, lo scandalo – per un Paese come l’Italia, che fa parte delle sette maggiori potenze economiche del pianeta – di quelle che eufemisticamente vengono dette “morti bianche” ed invece sono, a tutti gli effetti, morti che tingono di nero la coscienza di una società.

Nel 2021 sono stati 105 i lavoratori morti in Veneto, con un aumento del 22% rispetto al 2020 quando furono 86 mentre i dati relativi al primo quadrimestre dell’anno corrente (2022) raccontano di 27 vittime sul lavoro.