Omelia nella S. Messa in occasione del saluto e ringraziamento a don Lucio Cilia (Basilica della Salute / Venezia, 17 ottobre 2014)
17-10-2014
(Basilica della Salute / Venezia, 17 ottobre 2014)
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“Grazie” è una parola di gentilezza, ma ha anche un significato sul piano soprannaturale. La grazia è infatti la misericordia di Dio, la bontà di Dio che in te si è espressa in questi lunghi anni trascorsi nel nostro Seminario, nel tuo servizio offerto alla Chiesa di Venezia nell’ambito della formazione del clero che, come pietra viva, rimarrà nei preti che tu hai contribuito a formare nella grazia del Signore. In questi sacerdoti rimarrà – oltre alla tua persona (anche se non più impegnata nel ministero di rettore) – qualcosa di te, una paternità particolare.
Nel periodo del Seminario, infatti, il rettore è la figura più significativa e più incisiva. L’equilibrio umano del rettore, la serietà di giudizio, il profilo morale, il modo di essere prete del rettore incidono e plasmano l’equilibrio umano del futuro prete, la serietà di giudizio del futuro prete, il profilo morale e il modo di essere sacerdote del futuro prete. Caro don Lucio, grazie per tutto quello che hai cercato di fare perché questo si realizzasse nella nostra Chiesa, nel nostro Seminario.
Alla fine, poi, il rettore è anche colui che è chiamato a decidere. Soprattutto, il rettore compie il gesto che dice il «sì». La qualità del suo essere rettore, è quando decide: «Sì, il Signore ti chiama al sacerdozio e in te ci sono i segni della risposta; non c’è solo un pio desiderio, che è ancora un livello insufficiente. La Chiesa troverà in te il dono di Dio e non colui che pensa a sé e al suo futuro, ma colui che si impegnerà a dare Gesù là dove viene mandato».
Non è facile – e tu lo sai, nei lunghi anni che sei stato rettore – intravvedere in un giovane in formazione la presenza o meno di tali segni. Il rettore conta su chi, con lui, condivide l’impegno educativo nella comunità degli educatori. Essendo colui che è chiamato a dire al Vescovo – lasciando poi a lui la decisione finale – il «sì» o il «no» più autorevole della comunità educativa, il Rettore è portavoce di una saggezza e di un discernimento che non si trovano né nei libri, né nei convegni, ma stando in ginocchio.
             
Caro don Lucio, si apre ora per te una “parentesi”: non sappiamo quanto durerà. È una “parentesi” della tua vita sacerdotale in cui sei chiamato a mettere a frutto per le nostre religiose e religiosi la tua “risplendenza” di uomo di Dio, di uomo chiamato a discernere e a pensare la vocazione propria degli altri.
Caro don Lucio, guarda solo al Signore. Amalo e fallo amare. Gioisci solo di sentire in Lui e in Lui i tuoi fratelli. Caro don Lucio, ti vogliamo bene e ti accompagniamo con l’affetto e la stima.

[1] Questo testo riporta la trascrizione dell’omelia pronunciata dal Patriarca in tale occasione e mantiene volutamente il carattere colloquiale e il tono del “parlato” che l’ha contraddistinta.