Omelia nella S. Messa con la Fraternità di Comunione e Liberazione di Venezia (Chiesa dei Tolentini, 12 febbraio 2014)
12-02-2014
S. Messa per gli anniversari del dies natalis del Servo di Dio don Luigi Giussani
e del riconoscimento pontificio della Fraternità di Comunione e Liberazione
(Venezia – Chiesa di San Nicolò da Tolentino / vulgo ‘Tolentini’, 12 febbraio 2014)
 
Omelia del Patriarca mons. Francesco Moraglia
 
 
 
 
 
Ringrazio chi ci ha introdotti, poco fa, ricordando le motivazioni di questa celebrazione e indicando il tema della ‘santa inquietudine’. Abbiamo sentito, in particolare, alcuni ‘numeri’ per i quali la Fraternità di Comunione e Liberazione di Venezia può rendere grazie al Signore: nove anni fa don Giussani ci lasciava e il suo ricordo oggi è più che mai vivo, operante e riscontrabile; trentadue anni fa veniva riconosciuta la Fraternità, una connotazione che incoraggia e ci costituisce ‘compagnia’ nel senso ecclesiale del termine; risalgono, infine, a sessant’anni fa gli albori del movimento. Tanti motivi, insomma, per dire il nostro ‘grazie’ al Signore e perché, veramente, in questa celebrazione eucaristica il Signore ci aiuti a tener desta una ‘santa inquietudine’.
Se dovessimo dire, senza prevenzioni e pregiudizi di sorta, chi è don Giussani, dovremmo dire semplicemente: è un uomo che si spiega, unicamente e pienamente, a partire da Gesù Cristo. Alcune frasi sintetizzano l’uomo, il cristiano, il prete che è stato e che è don Giussani. Una frase in particolare, fatta propria e ascoltata da Giuseppe Lazzati, ci riporta al grande retore latino Gaio Mario Vittorino: ‘Quando ho incontrato Cristo – diceva Giussani ripetendo Vittorino – mi sono scoperto uomo’.  
Forse sarebbe opportuno andare a leggere nelle confessioni di S. Agostino la vicenda umana di questo uomo, prima difensore forte di Giuliano l’Apostata e poi cristiano, interiormente ma non dichiarato, che comprese quanto invece fosse necessario manifestare Cristo per poter essere pienamente di Cristo. Questo pensiero – ‘Quando ho incontrato Cristo mi sono scoperto uomo’ è dominante e accompagna trasversalmente tutta la vicenda umana e cristiana di don Giussani.
Con l’entusiasmo, e forse l’immediatezza dei primi anni di sacerdozio, Giussani scriveva all’amico Angelo Majo (che io, tra l’altro, ho conosciuto da giovane sacerdote a Milano, in Curia) il quale era ancora seminarista: ”io ti auguro che Gesù si incarni in queste tue esperienze con quella inesorabilità definitiva con cui si incarnò nel seno di Maria Vergine, perché la gioia nella vita dell’uomo è quella di sentire Gesù Cristo vivo e palpitante nelle carni del proprio pensieri e del proprio cuore. Il resto – usa proprio quest’espressione – è veloce illusione o sterco’ (21 dicembre 1946, L. Giussani Lettere di fede e di amicizia ad Angelo Majo, San Paolo, Cinisello Balsamo 2007, p. 53).
Sì: Giussani, la sua persona, la sua vita, i suoi scritti si spiegano unicamente a partire da Gesù Cristo. Don Giussani – come nota Alberto Savorana nel suo splendido volume ‘Vita di Don Giussani’ (Ed. Rizzoli 2013) – rilegge di continuo i fatti che gli sono capitati e li giudica e li offre come suggerimenti per la strada che ciascuno deve percorrere (Cfr. A. Savorana, Vita di Don Giussani, VIII).
Gesù, quindi, è la storia personale di ciascuno di noi. Gesù non è un devoto ricordo, non è un nome o un oggetto di pietà: è un avvenimento! E’ una presenza oggi attraverso l’umanità – ed è sempre un passo del volume di Savorana – di coloro che Egli sceglie e che lo riconoscono (Cfr. A. Savorana, Vita di Don Giussani, VIII-IX). Di nuovo: Gesù Cristo è la nostra storia personale, è il motivo trasversale e dominante. Ritorna qui il pensiero del retore Mario Vittorino fatto proprio da don Giussani: ‘Quando ho incontrato Cristo mi sono scoperto uomo’.
E’ sempre l’esplicitazione consequenziale di tale principio trasversale che domina la vita di don Giussani. Così, di fronte alla progressiva scomparsa della fede dall’orizzonte delle cose terrene (propria dell’epoca moderna) – mi richiamo ancora all’introduzione del libro di Savorana – don Giussani ha impegnato la sua umanità, trovando corrispondenza, ad esempio, anche con Giacomo Leopardi non perché questi fosse esponente della cultura cattolica ma in quanto attento esploratore e conoscitore del cuore e della storia dell’uomo. E torna ancora l’idea-intuizione di Vittorino: ‘Quando ho incontrato Cristo mi sono scoperto uomo’.
Per don Giussani – ricorda Savorana – è trascurando la propria umanità che l’uomo si allontana da Cristo. Cosa dire allora di un’epoca – la nostra –  in cui noi abbiamo perso i fondamentali creaturali, in cui non ci si intende più sull’abc dell’antropologia e su quello che dovrebbe unirci come uomini? È solo nel rispetto e nel riconoscere la nostra realtà umana che diventiamo pienezza dell’umano in Cristo. Giussani si ritrovava quindi, in modo pieno, nella frase del teologo protestante Reinhold Niebuhr: ‘Niente è tanto incredibile quanto la risposta ad una domanda che non si pone”. Ecco il perché del binomio Gesù Cristo / la nostra storia, la nostra umanità.
Desidero, allora, concludere con un pensiero ampio e articolato che Giussani formula ne ‘La coscienza religiosa nell’uomo moderno’ (Chieti 1986, pro-manuscripto, p. 15): ‘Noi cristiani nel clima moderno siamo stati staccati non dalle formule cristiane, direttamente, non dai riti cristiani, direttamente, non dalle leggi del decalogo cristiano, direttamente. Siamo stati staccati dal fondamento umano del senso religioso. Abbiamo una fede che non è più religiosità. Abbiamo una fede che non risponde più come dovrebbe al sentimento religioso. Abbiamo una fede, cioè, non consapevole – sottolinea Giussani –, una fede non più intelligente di sé’ Cristo è la risposta al problema, alla sete e alla fame che l’uomo ha della verità, della felicità, della bellezza e dell’amore, della giustizia e del senso ultimo. Se questo non è vivido in noi – concludeva don Giussani – se questa esigenza non è educata in noi, che ci sta a fare Cristo? Cioè che ci sta a fare la Messa, la confessione, la preghiera, il catechismo, la Chiesa, i preti e il Papa? Sono trattati ancora con un certo rispetto a seconda delle aree di vita del mondo, sono conservati per un certo periodo di tempo per forza d’inerzia ma non sono più risposte a una domanda, perciò non hanno più lunga sopravvivenza’. È come se ci dicesse: a furia di galleggiare, si affonda. E si affonda molto presto.
Sì, don Giussani è tutto qui, in quella frase del grande retore Mario Vittorino: ‘Quando ho incontrato Cristo mi sono scoperto uomo’. Cristo – possiamo concludere così – ci dà la possibilità di essere umani intercettando e portando a pienezza l’umano.