Omelia del Patriarca nella S. Messa della I Domenica di Quaresima (Venezia / Basilica della Madonna della Salute, 1 marzo 2020)
01-03-2020

S. Messa nella I Domenica di Quaresima

(Venezia / Basilica della Madonna della Salute, 1 marzo 2020)

Omelia del Patriarca Francesco Moraglia

 

 

 

Carissimi fedeli,

che potete partecipare a questa celebrazione eucaristica grazie ad Antenna3, Rete Veneta e Gente Veneta Facebook, stiamo vivendo un momento importante perché le difficoltà – per il cristiano – devono sempre diventare opportunità. Questo modo anomalo di iniziare la Quaresima, grandemente anomalo, deve diventare per noi un’opportunità di grazia ed anche un’opportunità per le scelte di vita umane.

Intanto l’Eucarestia, la Parola di Dio e la comunità sono grazia! Troppe volte ce ne siamo dimenticati o ce ne dimentichiamo e quando ci vengono tolte torniamo a percepirle come quei doni importanti che ci accompagnano e dei quali non sempre abbiamo coscienza e consapevolezza;

Dicevo di vivere questo tempo come un’opportunità anche sul piano umano. Mi riferisco agli stili di vita: è importante che, soprattutto chi vive il nostro tempo, sappia mettere in atto relazioni umane e sociali che siano in grado di raccogliere questa sfida globale che stiamo vivendo e che ci riguarda anche nei comportamenti e negli stili di vita. Opportunità è ripartenza e speranza.

Come è già successo nel Mercoledì delle Ceneri, anche oggi – alle ore 12.00 – suoneranno le campane della nostra Diocesi. Sono un grido di speranza e, nello stesso tempo, ci vogliono ricordare quello che i nostri antenati cristiani di Abitene – martiri per la loro fede – dicevano di fronte a chi li condannava per la loro fede: “Sine dominico non possumus”.

La comunità cristiana, il cristiano, non può vivere senza l’Eucaristia, cioè senza il Signore Gesù. Le odierne circostanze ci costringono a sperimentare che cosa vuol dire essere Chiesa privata del suo bene supremo: l’Eucarestia, il Signore crocifisso e risorto, realmente presente nel gesto di spezzare il pane.

Iniziamo il cammino quaresimale ripensando proprio – attraverso questa situazione –  a quanti doni e a quante grazie dobbiamo non lasciar cadere nella nostra vita. Questo imprevisto e forzato digiuno eucaristico ci fa apprezzare proprio la Parola che diventa Sacramento.

Siamo oggi nella basilica della Salute e, a poche centinaia di metri di distanza, possiamo vedere la chiesa basilica cattedrale di San Marco dove sono custodite le spoglie dell’evangelista Marco che termina il suo Vangelo con queste parole: “Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvato“ (Mc 16,16). Non esiste, insomma, un cristiano credente e non praticante: chi crederà e sarà battezzato, chi crederà e vivrà l’Eucarestia sarà salvo.

È questo un momento importante, un momento di opportunità da cogliere. La domenica è il giorno del Signore e quindi il giorno della comunità, il giorno dei fratelli, il giorno che noi siamo chiamati a celebrare attraverso la partecipazione all’Eucarestia e non solo – certo innanzitutto attraverso la celebrazione eucaristica (”Sine dominico non possumus”, senza il Signore Gesù non possiamo vivere) – ma anche attraverso la carità, le relazioni gli uni con gli altri, i gesti semplici che possono essere anche una telefonata, una visita ad una persona sola; ci sono tante povertà nelle nostre città e nei nostri paesi e con un po’ di fantasia e carità possiamo intercettare ed aiutare la vita di molti fratelli.

Siamo nel tempo di Quaresima che ci invita non ad un digiuno fine a se stesso – per arrivare magari alla Settimana Santa pesando 2 kg di meno… – ma ad un digiuno che è un lacerarsi il cuore; le parole del Vangelo sono molto chiare e basterebbe prendere poche parole del Vangelo per avere un progetto, un programma, un cammino spirituale.

“Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4,4). Già questa Parola ci aiuta e ci obbliga ad essere più essenziali. “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo” (Mt 4,7): com’è il nostro rapporto con Dio, di dimenticanza, di domanda o di intimità filiale? Dobbiamo fidarci  di Dio, bisogna tornare a fidarsi di Dio. La Quaresima è anche questo e dobbiamo, poi, essere attenti a non permettere alla nostra vita di essere il centro di tutto.

Ricordavo prima il suono delle campane: vuole essere – deve essere e  vogliamo che sia – un grido di speranza, umile ma forte, che nasce da persone credenti ma che diventa un segno pubblico. E, di nuovo, questo segno dice: “Sine dominico non possumus”. Vogliamo tornare a celebrare l’Eucaristia, magari con una consapevolezza più grande, magari con una fede più grande, ma vogliamo tornare a celebrare l’Eucaristia.

Sono vicino con tutto il cuore ai malati e ai loro familiari. Sono vicino con gratitudine ai medici, agli infermieri, al personale della Protezione Civile e agli amministratori. Devo ringraziare il presidente della Regione che ho sentito anche pochi minuti fa, prima della celebrazione eucaristica e so che si sta adoperando per cercare di essere rigoroso nel rispetto della salute pubblica ma anche disponibile a riattivare una vita comune, anche a livello di culto e di preghiera..

Al termine di questa celebrazione ci sarà un momento particolare in cui consacreremo e affideremo alla nostra cara Madonna della Salute – la Madonna di noi veneziani – la nostra città, le nostre terre, le terre del Patriarcato e le terre venete chiedendo – come i nostri avi avevano fatto parecchi secoli fa – di essere per noi madre, di correggerci e di accompagnarci, come sa fare una madre e come Lei sa fare più e meglio di qualsiasi altra madre.

Chiederemo a Lei di prenderci per mano e di prenderci per mano tutti, veramente tutti, non lasciando solo nessuno. Lei certamente lo farà e forse in quel momento illuminerà anche i nostri cuori perché anche noi, a nostra volta, sappiamo tendere le mani agli altri. La Madonna della Salute è colei che ama Venezia e sa di essere amata profondamente da tutti i veneziani.