Intervento del Patriarca prima della benedizione al mondo dell’arte in occasione dei 1600 anni di Venezia (Venezia / Scuola Grande S. Rocco, 25 marzo 2021)
25-03-2021

Benedizione al mondo dell’arte in occasione dei 1600 anni di Venezia

(Venezia / Scuola Grande S. Rocco, 25 marzo 2021)

Intervento del Patriarca Francesco Moraglia

 

 

Rivolgo un saluto al Guardian Grando e ai confratelli e consorelle della Scuola Grande di S. Rocco, alle autorità, a voi qui presenti.

Oggi – 25 marzo – la Chiesa celebra la solennità dell’Annunciazione del Signore Gesù alla Vergine Maria; è l’evento centrale della storia della salvezza. In esso è contenuto l’intero mistero cristiano ma, possiamo dire, l’intera storia. Maria diventa la Madre del Salvatore del mondo, il Figlio di Dio che, nello stesso tempo, è il Figlio dell’uomo.

L’evangelista Giovanni ne dà conto con quelle parole divenute esegesi e contemplazione del grande mistero che si è compiuto: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria” (Gv 1,14). E ancora: “…la vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza” (1Gv 1,2).

Ciò che era “invisibile” ed “inafferrabile” – il mistero e la Persona di Dio – è divenuto “visibile” e, pur non essendo “afferrabile”, si è reso “raccontabile” e raffigurabile. Da quel momento le vicende di Dio e dell’umanità hanno cominciato ad essere esprimibili anche tramite i modi e i linguaggi dell’arte e delle scienze umane e, quindi, secondo i canoni del bello.

Tale evento riveste particolare significato anche per l’arte che qui particolarmente, come anche in altre Scuole Grandi, è divenuta di casa in quanto espressione di una fede che è divenuta però anche carità che si è chinata sui bisogni e sulle necessità della popolazione. È la storia di Venezia: il bello e la fede.

Così, accanto alla Bibbia, vera e propria, si è via via costituita nella società intessuta dall’evento cristiano la splendida “Biblia pauperum” composta da immagini, colori e prospettive che la fede e la creatività di committenti e artisti hanno prodotto lungo i secoli e di cui i tesori custoditi e messi in mostra in questa Scuola Grande e in altre chiese ed edifici sacri e non di Venezia sono splendida testimonianza.

Assumendo una carne umana, il Verbo Unigenito del Padre entra nella storia e diventa lo spazio ermeneutico (interpretativo) in cui apprendiamo il senso ultimo della storia, del vero, del bene, del bello.

San Giovanni Paolo II, nella lettera agli artisti, promulgata la Pasqua del 1999, scriveva: “Per trasmettere il messaggio affidatole da Cristo, la Chiesa ha bisogno dell’arte. Essa deve, infatti, rendere percepibile e, anzi, per quanto possibile, affascinante il mondo dello spirito, dell’invisibile, di Dio. Deve dunque trasferire in formule significative ciò che è in se stesso ineffabile. Ora, l’arte ha una capacità tutta sua di cogliere l’uno o l’altro aspetto del messaggio traducendolo in colori, forme, suoni che assecondano l’intuizione di chi guarda o ascolta. E questo senza privare il messaggio stesso del suo valore trascendente e del suo alone di mistero. La Chiesa ha bisogno, in particolare, di chi sappia realizzare tutto ciò sul piano letterario e figurativo, operando con le infinite possibilità delle immagini e delle loro valenze simboliche. Cristo stesso ha utilizzato ampiamente le immagini nella sua predicazione, in piena coerenza con la scelta di diventare egli stesso, nell’Incarnazione, icona del Dio invisibile” (Giovanni Paolo II, Lettera agli artisti n. 12).

Ecco perché, specialmente in questo giorno, siamo invitati a rinnovare l’“alleanza stretta tra Vangelo ed arte” che “implica l’invito a penetrare con intuizione creativa nel mistero del Dio incarnato e, al contempo, nel mistero dell’uomo. Ogni essere umano, in un certo senso, è sconosciuto a se stesso. Gesù Cristo non soltanto rivela Dio, ma «svela pienamente l’uomo all’uomo»” (Giovanni Paolo II, Lettera agli artisti n. 14). La fede cristiana è amica dell’uomo, ne dischiude il mistero, ispira la verità e la bellezza. E l’arte e gli artisti ce lo attestano in modo singolare.

Agli artisti, di recente, si è indirizzato anche Papa Francesco con queste parole: “Mi rivolgo a voi, cari artisti, che siete in modo particolare «custodi della bellezza del mondo»… La vostra è una vocazione alta e impegnativa, che esige «mani pure e disinteressate» per trasmettere verità e bellezza. Entrambe infondono gioia al nostro cuore e sono un «frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione»” (Papa Francesco, Saluto del Santo Padre agli artisti del concerto di Natale, 12 dicembre 2020).

L’iniziativa odierna, che intende valorizzare l’Annunciazione Grimani del Tintoretto, si svolge nel giorno in cui si celebrano i 1600 anni dalla fondazione della città che quindi, dal suo sorgere, è stata unita al mistero della fede cristiana: l’incarnazione, attraverso il sì detto dall’Annunziata, ed è dal mistero odierno che seguono il Natale e la Pasqua.

Così Venezia, dal suo primo palpito di vita, ha voluto “legarsi” ad un evento non solo umano e, quindi, fragile ed effimero, ma trascendente, che ne ispirasse sempre lo sviluppo anche nella quotidianità della vita.

Un anniversario che non si pone sul piano della storia considerata nella sua dimensione cronologica, ma simbolica e valoriale, affinché la vita della città poggiasse su un fondamento sfidare le vicende del tempo.

L’immagine dell’Annunciazione a Venezia si ritrova, di conseguenza, in moltissime rappresentazioni nelle chiese e negli edifici civili che testimoniano come, nel corso dei secoli, la vita civile abbia sempre trovato nella fede il richiamo ai valori cristiani che ha voluto intrecciare perfino nel mito della sua fondazione. Così, insieme al Leone alato col Vangelo, l’Annunciazione è simbolo della città.

Venezia è, insieme, opera di Dio e dell’uomo; è l’esito felice del congiungersi della mano di Dio e dell’uomo che si incontrano, per rimandare al gesto immortalato da Michelangelo nella Cappella Sistina, dove lo sfiorarsi della mano di Dio creatore e dell’uomo creatura, annunciano un’alleanza ricca e fecondità. Tale incontro svela Dio all’uomo e insieme la grandezza dell’uomo. Venezia è l’esito felice di tale alleanza.

La bellezza e l’arte hanno rappresentato un binario privilegiato lungo il quale Venezia è cresciuta nel tempo; ne hanno costituito il principale motivo di fascino, attrazione, prestigio e ricchezza. In questo giorno ci auguriamo che la fruizione di tali tesori diventi di nuovo possibile per tante persone provenienti – come era per il passato – da tutto il mondo.

Nello stesso tempo è fondamentale che Venezia riparta, si riscopra e si ricostruisca come civitas dai valori antichi e perenni, ma declinati al ritmo del nostro tempo. Venezia sia saggia custode della sua unicità volendo essere, però, città “abitata”, a misura d’uomo, bambino, anziano e famiglia, con una specifica attenzione per le nuove generazioni affinché siano sempre più stimolate a diventare protagoniste in ogni campo.

Quasi dieci anni fa Benedetto XVI, parlando nella basilica della Salute, sottolineò la caratteristica portante di Venezia come “città d’acqua” per arrivare però a dire che Venezia non deve e non dovrà essere una città “liquida” ma, piuttosto, è chiamata a brillare come città “della vita e della bellezza”. Ed invitava a “scegliere tra una città liquida, patria di una cultura che appare sempre più quella del relativo e dell’effimero, e una città che rinnova costantemente la sua bellezza attingendo dalle sorgenti benefiche dell’arte, del sapere, delle relazioni tra gli uomini e tra i popoli”. E poi aggiunse: “Venezia ha una lunga storia e un ricco patrimonio umano, spirituale e artistico per essere capace anche oggi di offrire un prezioso contributo nell’aiutare gli uomini a credere in un futuro migliore e ad impegnarsi a costruirlo. Ma per questo non deve avere paura di un altro elemento emblematico, contenuto nello stemma di San Marco: il Vangelo. Il Vangelo è la più grande forza di trasformazione del mondo…” (Benedetto XVI, Discorso del Santo Padre nell’incontro con il mondo della cultura, dell’arte e dell’economia, 8 maggio 2011).

Parole che risultano ancor più attuali oggi, nel periodo che stiamo vivendo, e che risuonano con ancora più urgenza in questo giorno di festa che vuol segnare un punto di ripartenza per una città che vuole essere, usando le parole di Gesù, come “un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche” (cfr. Mt 13,52).

È come dire: ce la faremo! Usciremo fuori da questa palude e cominceremo (e torneremo) a navigare nel mare aperto. Grazie.