S. Messa in occasione della festa patronale di S. Barbara
(Mestre – Chiesa parrocchiale S. Barbara, 4 dicembre 2025)
Omelia del Patriarca Francesco Moraglia
Cari confratelli nel sacerdozio, cari fratelli e sorelle,
oggi celebriamo santa Barbara, una santa molto amata e venerata sia in Oriente sia in Occidente e che patrona di persone – o, meglio, di categorie di persone – che svolgono professioni anche molto pericolose e che quotidianamente mettono a rischio la loro vita nell’esercizio delle proprie mansioni.
Nel giorno della sua festa la Chiesa ci fa pregare ed invocare così la nostra patrona: ”O Santa Barbara, che hai affrontato il pericolo con la forza della tua fede, illumina il nostro cammino, perché possiamo seguire il Signore anche nei momenti più difficili. Insegnaci ad essere coraggiosi, a non arrenderci di fronte alla paura e ad avere sempre un cuore pronto a donarsi” (Colletta).
Chi vive a partire dalla fede sa che Dio è il riferimento ultimo di tutto ciò che accade nel mondo e nella nostra vita e, quindi, dopo essersi impegnato al meglio, si affida sempre a Dio e lo fa anche passando per quegli intermediari che sono i santi, ricercando in particolare quelli che – nella loro vita terrena – hanno vissuto ed affrontato situazioni che appartengono al loro stesso tipo di vita.
Secondo tale logica, la santa martire Barbara è protettrice della Marina Militare, dei Vigili del Fuoco, degli artificieri e dei minatori e non solo di queste realtà.
La vicenda di Barbara – così come è giunta a noi – ci insegna che, seppure esposti ai pericoli più gravi e alle prove più dure, la fede è una luce che ci guida nel nostro cammino e ci sostiene nel donarci al prossimo.
Santa Barbara non si è lasciata vincere dalla paura ma, piuttosto, ha scelto di seguire Cristo portando la sua croce fino alla fine. Il coraggio – inteso in modo corretto – non consiste, infatti, nel non aver paura ma nel vincere la paura e la cosa (lo comprendiamo bene) è cosa ben diversa.
Il coraggio cristiano è la virtù della fortezza; chi è cristianamente forte mai presume di sé, ma chiede al Signore di non venire meno dopo che ha impegnato la sua mente, la sua volontà, le sue energie e la sua prudenza nell’affrontare tutto ciò che la sua coscienza gli fa percepire come dovere e che non può essere omesso proprio perché è suo dovere.
Certamente la vita di Barbara – almeno per quanto è stato trasmesso dalle differenti tradizioni – fu una grande testimonianza di fede nel pericolo. Una testimonianza di fede e di grande amore per il Signore, mostrando così che davvero – lo abbiamo sentito nel frammento del Cantico dei Cantici proclamato poco fa – “forte come la morte è l’amore… Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo” (Ct 8,6-7)
Santa Barbara visse in un’epoca di persecuzione, ma il suo cuore rimase saldo nella fede e seppe non cedere, non venire meno, nonostante le possibilità che venivano offerte ai martiri, poiché il loro venire meno era – per chi voleva distruggere la fede cristiana – la vittoria più grande; con il venire meno del testimone (il martire) veniva meno, infatti, la testimonianza stessa e ciò avrebbe detto l’inconsistenza o, ancor più, la falsità della fede cristiana.
Nonostante le torture e i tentativi di piegarla, il suo spirito rimase incrollabile. Colpisce sempre il rimanere fedeli alle promesse battesimali, di fronte alla possibilità – con un semplice gesto di ossequio agli idoli – di poter ritornare alla vita di ogni giorno, alla propria famiglia, ai propri affetti, al proprio lavoro. In una parola: poter tornare a vivere.
Nel Vangelo odierno (Mt 25,1-13), l’olio delle lampade – che le vergini sagge hanno conservato – dice che la fedeltà è un bene necessario per incontrare il Signore Gesù che viene certamente, anche se non sappiamo quando.
La morte di un martire – e quindi anche quella di santa Barbara che la tradizione ci dice avvenne per mano del padre – non è la fine, ma la consacrazione della sua fedeltà a Cristo; è, piuttosto, il raggiungimento del fine a cui Barbara si sentiva chiamata con il Battesimo.
La sua figura diventa così un messaggio per noi oggi: la vita ci pone spesso di fronte a sfide che ci sembrano insormontabili e Barbara – pur essendo una donna fragile e in balia dei poteri oscuri più grandi di lei – riesce ad affrontare anche i timori e le sofferenze più grandi con l’ausilio della fede. Barbara ci esorta, quindi, con il suo esempio a non lasciarci inghiottire dal timore di perdere la vita a causa del Vangelo e di porre noi stessi come fine della nostra esistenza; dobbiamo, piuttosto, essere capaci di custodire il seme della bontà che Dio ci offre.
La fedeltà alle promesse del battesimo, cioè a Gesù Cristo, rende capaci di affrontare le sfide del mondo con la potenza dello Spirito Santo. Ecco perché dobbiamo rinnovare più frequentemente le promesse battesimali, attraverso la rinuncia al peccato e la professione di fede del Credo, per vivere a partire dalla fede, ossia per vivere da figli di Dio in comunione con la Chiesa.
Rinnovare ogni giorno le promesse battesimali non è un semplice rito ma una reale immersione nella forza che ci è stata donata nel giorno del nostro Battesimo.
Lasciamo riecheggiare in noi, soprattutto quando siamo chiamati a dare una testimonianza cristiana in un contesto difficile o addirittura avverso, le parole di Gesù: “Non temete: io ho vinto il mondo!” (Gv 16,33). È questa la promessa che ci accompagna ogni giorno. La fede non ci esonera dalle difficoltà, ma ci dona la forza interiore per superarle; è lo Spirito Santo che ci infonde la fortezza per resistere al male, per non lasciarci dominare dal peccato e per vivere secondo il Vangelo.
Il nostro “Credo” non è mai un’adesione intellettuale, ma un atto di totale abbandono a Lui, un’accoglienza del suo amore che ci trasforma e ci fortifica. Siamo stati immersi nella morte e risurrezione di Cristo, diventando figli di Dio e membri della sua Chiesa. Questa comunione fraterna è la nostra forza.
Non siamo soli in questo cammino; siamo parte di una comunità – la communnio sanctorum – dove si trova anche la nostra protettrice Barbara che ci sostiene e ci ricorda le promesse di salvezza e di vita eterna.
In conclusione, cari fratelli e sorelle, rinnoviamo le nostre promesse battesimali con gesti concreti. Accogliamo in noi stessi e nella nostra comunità – come e con santa Barbara – la forza della fede che ci libera dal peccato e dona la speranza della vera vita, la vita eterna.
