S. Messa per le parrocchie della Collaborazione pastorale Favaro – Dese in occasione della “Domenica Insieme”
(Favaro – Chiesa parrocchiale di Sant’Andrea, 24 maggio 2026)
Omelia del Patriarca Francesco Moraglia
Cari fratelli e sorelle,
nel cammino comune della Collaborazione pastorale di Favaro – Dese, certamente l’Eucaristia – quella domenicale, soprattutto – diviene il principale luogo spirituale per rafforzare la comunione.
Inquadrare bene il significato di questa celebrazione ci porta a valorizzare alcuni punti-cardine che (come vedremo) non sono, innanzitutto, il risultato di sforzi umani o di atteggiamenti diplomatici. Si tratta di realizzare qualcosa di diverso, ovvero radicarsi di più e meglio in Cristo e questo può avvenire solo attraverso il dono accolto dello Spirito Santo.
Dobbiamo, quindi, oggi invocare in modo particolare lo Spirito Santo affinché ci aiuti a far sempre più nostri questi punti-cardine in una comune azione ecclesiale:
- l’unità nella diversità: significa permettere alle diverse parrocchie (come San Pietro, Sant’Andrea, San Leopoldo Mandic) di non perdere la propria identità storica ma di metterla a servizio delle altre e dell’intero territorio;
- la condivisione e la corresponsabilità: è il momento in cui i Consigli pastorali, i catechisti, varie altre realtà e tutti i fedeli si riconoscono come un’unica grande famiglia, superando vecchi antagonismi – se mai ci fossero stati – e i diversi confini campanilistici; tutto questo può avvenire nel far crescere il Cenacolo che è qualcosa di più e di diverso rispetto agli altri organi di partecipazione (il Consiglio pastorale e il Consiglio per gli affari economici);
- un progetto pastorale comune: ringraziamo il Signore per i percorsi condivisi e tentati insieme, come la catechesi, la carità verso i più deboli e la pastorale giovanile che sempre più vengono organizzati a livello di vicariato.
- un rinnovato e più intenso impegno missionario: la Messa diventa, così, il mettere tutto nelle mani del Signore per essere di più “Chiesa in uscita”, capace di testimoniare il Vangelo in modo gioioso e comunitario (uniti nella diversità!) al vostro territorio e ai territori limitrofi.
- Il contesto: il cammino delle Collaborazioni pastorali
Calarsi nel contesto è essenziale; si deve partire dalla realtà in cui si vive. Il percorso delle Collaborazioni pastorali non è solo una riorganizzazione logistica o che riguarda le strutture per sopperire ai cali numerici, ma è una scelta ecclesiale.
Segna, infatti, il passaggio da un individualismo parrocchiale – che può cadere addirittura nella autoreferenzialità – ad una visione di comunione e corresponsabilità. È il tentativo di essere una sola grande comunità, pur mantenendo vive le specificità, le storie e le tradizioni delle singole parrocchie. L’impegno non è poca cosa, ma è proprio la sfida che vi e ci sta dinanzi.
- La prima lettura (Atti degli Apostoli 2,1-11)
Il racconto della Pentecoste ci mostra esattamente questo; infatti, nel giorno di Pentecoste, gli Apostoli sono chiusi nel Cenacolo, impauriti. Ma lo Spirito Santo irrompe e li rende coraggiosi testimoni del Vangelo in un contesto che prima li intimidiva e li portava a rinchiudersi in se stessi.
Lo Spirito Santo si manifesta in “lingue di fuoco” che si posano su ciascuno di loro. Non c’è un’unica fiamma standardizzata, ma una per ogni persona, segno che lo Spirito valorizza l’originalità e i carismi di ciascuno e che la dimensione comunitaria – il noi – è frutto dell’incontro di tanti io.
Tutti, allora, iniziano a parlare in più lingue e la folla, pur provenendo da nazioni e culture diverse, comprende il messaggio perché “ciascuno li udiva parlare nella propria lingua” (At 2,6).
- L’unità nella differenza: la “pluriformità”
Da questo brano traiamo il vero significato dell’unità nella Chiesa: non si tratta di omologazione e non vuol dire cancellare le differenze per essere tutti uguali. La vera unità è nella pluriformità (che non è il pluralismo); è un concetto che si fonda sulla Trinità stessa, dove tre persone distinte sono un Dio solo.
Il pluralismo dei doni, delle culture e delle storie locali non è un ostacolo, ma una ricchezza. E, come le membra di un solo corpo (cfr. 1 Cor 12), ogni parrocchia o gruppo all’interno della Collaborazione pastorale ha un suo ruolo insostituibile.
Il cammino delle Collaborazioni pastorali deve essere fondato sull’evangelizzazione e sull’azione dello Spirito Santo. Come per la Pentecoste, l’obiettivo è la conversione a Gesù Cristo. Limitarsi all’organizzazione delle strutture o altro, rimanendo sempre sul piano operativo e del fare (la parte di Marta nel noto episodio evangelico – Lc 10,38-42), rischia di creare divisioni anziché unità. Solo l’esperienza spirituale – il pregare insieme, il dialogare secondo lo Spirito – trasforma i cuori e genera una vera comunione.
- Da Babele alla Pentecoste
Davvero la contrapposizione tra Babele (dove c’è un’unica lingua che diventa incomprensibile) e la Pentecoste (dove i molti e diversi linguaggi sono compresi) è il cuore del mistero dell’unità.
A Babele l’orgoglio umano tenta di costruire l’unità imponendo un’unica lingua e un’unica organizzazione. Il risultato è la confusione, l’incomprensione e la dispersione.
A Gerusalemme e nella Pentecoste lo Spirito Santo scende e unisce gli uomini. Non cancella le diversità, ma le valorizza: parlando lingue diverse, tutti si comprendono nell’unico messaggio di Cristo. È l’unione nell’amore e nella differenza.
- Il linguaggio comune della fede attraverso il dono dello Spirito Santo
Riconoscere Cristo, ossia – come emerge dalla seconda lettera ai Corinzi, proclamare “Gesù è il Signore”, è un’opera possibile unicamente grazie allo Spirito Santo.
Per questo Gesù dona lo Spirito ai suoi discepoli: il compito dello Spirito non è semplicemente “ricordare” Gesù, ma “affermarLo” tenendo lo sguardo fisso su di Lui.
- Le conversioni nel cammino pastorale
Un’autentica comunità cristiana deve, perciò, promuovere una conversione a 360° che ha queste caratteristiche:
- è personale: una risposta intima e libera all’amore di Dio;
- è morale: vivere secondo lo Spirito, guidati dai Suoi doni, fa passare da una concezione moralistica che parla di mero “dovere” ad una morale vissuta nelle virtù;
- è intellettuale: occorre orientare la mente alla logica del Vangelo;
- è pastorale: bisogna mettere al centro l’annuncio di Cristo.
- Conclusione: La sfida per noi oggi
Il primato, dunque, riguarda sempre l’aspetto teologico e spirituale. Se un’unione pastorale nasce prima di tutto per risolvere problemi organizzativi, allora accadrà come – per fare un esempio semplice – si vuole organizzare una partita di calcio per unire due gruppi in contrasto tra loro.
Tutto viene organizzato al meglio, con divise nuove, spogliatoi accoglienti, diffusione di musiche di fondo rasserenanti e ogni genere di conforto per gli accompagnatori e per le tifoserie. Tutte le strutture e le forme esterne sono garantite al meglio e curate nei minimi dettagli, eppure – dopo pochi minuti di partita – al primo contrasto, al primo fallo, alla prima azione contestata ecco che scoppia la bagarre in campo e sugli spalti.
Questo esempio ci ricorda che tutto nasce dal cuore dell’uomo e che la pace non è frutto di accordi “esterni” ma, innanzitutto, di un cuore rappacificato.
Il cammino delle Collaborazioni pastorali ci chiede, allora, di superare la tentazione di dire “nella nostra singola parrocchia si è sempre fatto così” per aprirci a una logica di insieme. Significa annunciare il Vangelo parlando lingue “differenti” (ossia raggiungendo giovani, anziani, famiglie, mondi e linguaggi diversi) ma con un unico cuore.
Lo Spirito Santo ci insegna che si può essere una cosa sola senza rinunciare alla propria identità, trasformando differenza e diversità in opportunità per evangelizzare con maggiore forza.
