Omelia del Patriarca nella S. Messa per le esequie di don Gianfranco Pace (Mestre – Duomo di S. Lorenzo, 16 giugno 2026)

S. Messa per le esequie di don Gianfranco Pace

(Mestre – Duomo di S. Lorenzo, 16 giugno 2026)

Omelia del Patriarca mons. Francesco Moraglia

 

 

Cari fratelli e sorelle,

siamo qui per celebrare il mistero pasquale di Cristo, Salvatore di tutti gli uomini, e dare l’ultimo saluto terreno al nostro fratello sacerdote, il caro don Gianfranco Pace.

Rivolgo le condoglianze alla sorella Luisa, presenza discreta, paziente, sempre gentile, dal tratto signorile e ricca di grande fede.

Quando la vita terrena volge al termine, soprattutto dopo una fase di malattia e in età avanzata, come nel caso di don Gianfranco, lo sguardo assume la prospettiva di Dio, la prospettiva dell’eternità, dove ciò che conta e rimane per sempre è la carità. Tutto il resto e le cose del mondo risultano paglia e non resistono allo sguardo di Dio, giudice misericordioso e giusto.

La sofferenza, specialmente quando si protrae nel tempo, agisce come un “fuoco purificatore”: consuma le asperità, purifica la memoria e ci permette di guardare alla storia e ad una persona non solo con gli occhi del cronista ma con gli occhi misericordiosi di Dio.

La fede ci dice che il sacerdozio è un dono immenso e divino, non meritato ed elargito da Dio in modo gratuito. Don Gianfranco ha vissuto tale dono per 63 anni; un dono, il sacerdozio, che s’incarna nelle nostre umanità e, quindi, in vasi di creta. Abbiamo conosciuto don Gianfranco come uomo dal temperamento forte, sicuro di sé, determinato anche a procedere da solo.

Ognuno ha il suo modo di camminare con gli altri e di creare relazioni personali, plasmando il mondo intorno a sé a partire dal proprio modo d’intendere l’altro, gli altri, la comunità.

Ed è proprio qui che si inserisce il mistero della grazia. Il sacerdozio non è semplicemente un incarico che si riceve, né si esaurisce nel compiere atti sacramentali ex opere operato.

L’essere prete è di più: è la chiamata a conformarsi e a incarnare, giorno dopo giorno, il volto mite di Gesù, Buon Pastore umile di cuore. Il Signore non cerca figure perfette, ma uomini disposti a lasciarsi plasmare.

Sia nel tempo del ministero attivo, sia nel faticoso e doloroso cammino della malattia, con l’avanzare dell’età, il Signore ha continuato a lavorare nella storia di don Gianfranco. Anche questa purificazione nel tempo – che a noi può, a volte, sfuggire – è opera di Dio che lima le resistenze e prepara il cuore di ogni discepolo all’incontro col suo Signore.

Ogni persona, anche don Gianfranco, anche con le sue fatiche, ci lascia un’eredità importante: ci ricorda che il dono del sacerdozio va custodito, testimoniato ed annunciato sempre, anche quando le forze umane vacillano e le cose del mondo potrebbero prendere il sopravvento.

Il presbitero rimane sempre un uomo che è mandato prima di tutto ad amare la Chiesa nei fratelli e sorelle, come membro del presbiterio diocesano, anche quando ciò costasse fatica.

Insieme alle condoglianze esprimo un pensiero colmo di gratitudine per la sorella Luisa, perché ha saputo accompagnare e custodire don Gianfranco con pazienza, con fedeltà quotidiana e nel silenzio.

Lo ha seguito tra le pareti domestiche quando ancora poteva contare sulle sue forze e poi non gli ha fatto mancare la sua presenza servizievole durante il lungo ricovero che si è, infine, reso necessario. Luisa non si è mai tirata indietro; ogni giorno si è fatta carico di una situazione non facile, dimostrando sempre cosa significa amare senza calcolo.

Un ringraziamento speciale va anche a quanti non hanno fatto mancare il loro aiuto e sostegno a don Gianfranco – tra i confratelli e i laici – e infine alla struttura diocesana di Villa Nazaret.

La Diocesi ha offerto un luogo di cura, di assistenza, di vicinanza. Anche questo è essere Chiesa, farsi vicini nel momento del bisogno; una famiglia non abbandona mai i suoi figli, specialmente quando diventano più fragili e necessitano di cura.

Un grazie a coloro che hanno avuto modo di conoscere don Gianfranco nelle parrocchie in cui ha prestato servizio e che ha guidato come parroco e lo hanno accompagnato sin qui con affetto filiale.

Il nostro caro don Gianfranco ha terminato la sua corsa. La sua età avanzata e la lunga sofferenza della malattia sono state per lui opportunità per affidarsi alla misericordia di Dio.

Preghiamo affinché il Signore accolga la sua anima e lo ricompensi per il bene che ha seminato durante il suo ministero. E chiediamo al Buon Pastore che il dono del sacerdozio continui a fiorire nella nostra comunità, sostenuto sempre dalla preghiera e dall’affetto di tutti. Amen.

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