Omelia del Patriarca nella S. Messa in occasione del Giubileo diocesano del mondo della scuola (Venezia – Basilica Cattedrale di S. Marco, 19 settembre 2025)

S. Messa in occasione del Giubileo diocesano del mondo della scuola

(Venezia – Basilica Cattedrale di S. Marco, 19 settembre 2025)

Omelia del Patriarca mons. Francesco Moraglia

 

 

 

Carissime e carissimi docenti e tutti Voi che, a vario titolo, siete impegnati nel mondo della scuola,

è bello incontrarci nella chiesa cattedrale all’inizio del nuovo anno scolastico mettendo le vostre professionalità, la vostra umanità e la vostra vocazione di educatori, nelle mani di Chi solo conosce i vostri cuori e quelli delle persone che quest’anno incontrerete di qua e di là della cattedra che non è un manufatto di foggia più o meno moderna, più o meno tecnologica, ma il simbolo reale del sapere e di quei valori in cui si gioca il futuro della nostra società.

All’inizio di quest’anno, vorrei soffermarmi su un tema che ritengo dovuto in questo frangente storico, ossia formare e educare alla pace. Educare le persone e le comunità significa, etimologicamente, tirare fuori da loro i principi della pace, ossia la giustizia, la verità, la tolleranza, la condivisione, l’accoglienza, il rispetto, la delicatezza. Si tratta di formare e di educare ad uno stile di vita corrispondente, così da costruire una società più giusta e, quindi, pacifica, incominciando col costruire relazioni personali e comunitarie nel segno autentico dei valori che generano la pace.

Con la preghiera – e affinché il nostro pregare sia onesto e accetto a Dio – dobbiamo anche essere portatori convinti di una cultura di pace e di uno stile che sia pacificante e pacificatore. Ricordiamo che il linguaggio (la parola) è la forma più soggettiva (ovvero espressiva del soggetto) della cultura, in un ambito ben preciso che la esprime e genera.

Si deve promuovere, innanzitutto, la dignità della persona umana: tutte le persone hanno una dignità che va “riconosciuta” presente in esse come in modo sorgivo, non siamo noi a conferirla. Si tratta, allora, di riscoprire il senso e la realtà di parole come “rispetto”, “dignità”, “delicatezza”.

Si deve promuovere il senso della comunità e della solidarietà: la pace si costruisce, infatti, attraverso il valore della comunione e il senso della comunità, intesa e vissuta come valore, e attraverso la solidarietà fra le persone, le generazioni, le culture, i popoli, gli Stati; il criterio deve essere il rispetto dell’umano che è presente in ogni uomo, a partire dal diritto alla libertà religiosa da cui si origina ogni altro tipo di espressione di libertà.

Si deve promuovere la giustizia e i diritti della persona: la pace si basa sulla giustizia e sul rispetto dei diritti della persona. Anche per questo non ci può essere una preghiera onesta (o una marcia della pace credibile) se mancano negli oranti o nei partecipanti alla marcia valori e atteggiamenti senza i quali chiedere la pace è una contraddizione in termini.

Si deve promuovere sempre il rispetto per la vita; dovunque è presente, essa va rispettata e bisogna opporsi con il ragionamento e le argomentazioni, oltre che con stili di vita credibili, a tutto ciò che va contro la vita. Le leggi sono solo l’ultimo anello di una catena che genera una visione della vita. La vita è intangibile e deve essere protetta e promossa, soprattutto quando è più fragile e non sa salvaguardare se stressa.

Si deve promuovere il valore della tolleranza e dell’accoglienza insieme, sempre, al principio della verità; accogliere e rispettare le differenze è fondamentale per poter costruire la pace misurando tutto con un criterio che va oltre la propria visione di parte. Sì, le guerre iniziano sempre col principio della menzogna.

Si deve promuovere il perdono e la riconciliazione come necessari ad una ripresa nella vita personale, familiare e politica e ciò vale anche nelle relazioni tra gli Stati. Il perdono e la riconciliazione sono essenziali per poter ripartire nella ricostruzione della pace.

Sarebbe utile presentare, non in modalità agiografica ma legandole ai periodi e alle situazioni storiche che hanno vissuto, alcune figure – simbolo valide anche per noi oggi: san Francesco d’Assisi, con il suo esempio di vita semplice e di pace; santa Teresa di Calcutta, con la sua dedizione ai poveri e agli emarginati che diventa esempio di come vivere la pace e la giustizia; il beato Pino Puglisi, con il suo impegno educativo a favore dei ragazzi per toglierli da contesti malavitosi (mafiosi) e che arriva a morire sorridendo ai suoi uccisori.

Educare alla pace secondo il Vangelo significa formare persone in grado di vivere a partire dai principi della pace, della giustizia, della verità, e dell’amore. E lavorare per costruire un mondo più giusto, più vero e, quindi, pacificato.

Vorrei, infine, concludere questo momento di riflessione condividendo con voi un testo che nasce proprio in ambito scolastico e mette insieme i pensieri e le riflessioni di un dirigente scolastico e di una studentessa che il quotidiano Avvenire aveva pubblicato in data 25 novembre 2022 (Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne) e che tratta del significato delle relazioni tra le persone a partire dal rispetto e dalla delicatezza, valori che vanno insegnati anche a scuola.

Questo scritto, a mio giudizio, va considerato e deve diventare oggetto di riflessione, in ogni altro frangente che la vita scolastica quotidianamente propone a partire dai tristi e sempre più comuni fatti di bullismo che troppe volte vengono scoperti quando è tardi.

Ecco il testo: «…nel tentativo di aiutarci a capire seriamente il valore della relazione desidero sottolineare come un corretto modo di vivere la propria identità non possa prescindere da due valori fondamentali: il rispetto e la delicatezza. Il rispetto è il principio che autolimita e definisce i propri gesti, le proprie istintive pulsioni, il proprio modo di rapportarsi agli altri. Il rispetto, che in passato si chiamava anche pudore, è la capacità di fermarsi non solo “per non infastidire” l’altro, cosa di per sé già positiva e lodevole, ma anche, direi, per non dar prova negativa di sé e perdere quella credibilità e reputazione sociale che oggi sembrano così secondarie e passate di moda. La delicatezza è invece un valore immensamente prezioso e non riguarda solo i gesti e i comportamenti, ma ha a che fare soprattutto con le parole, che talvolta sono più taglienti delle spade. Il tono di voce, la cortesia nel porgere, la capacità di chiedere più che di ordinare, di dare segnali di serenità, più che di provocazione, di creare accordo e intesa, più che di scontro e conflitto, la capacità di non offendere, di non urlare, di ascoltare e parlare dopo aver pensato, sono un bene di cui tutti sentiamo la mancanza e che invece sembra disprezzato e poco valorizzato. Essere uomini ed essere donne è anche essere capaci di atteggiamenti di chiarezza con se stessi, di lucida lettura della propria anima, di maturazione consapevole nella dimensione della propria affettività e del proprio stile di vita e di linguaggio. In altre parole dobbiamo imparare a non imitare, e ad avere l’orgoglio ed il coraggio della nostra autonomia di pensiero. Non per essere aggressivi missionari di ideologie, ma per essere testimoni di umanità autentica, capace di ascolto e quindi di espressione sincera. Occhi, bocca, mani, possono ferire se non sorretti dal tatto e dalla capacità di ascolto. Vorrei che la scuola, soprattutto la nostra scuola, mandasse in frantumi i modelli arcaici dai quali sembra che persino i giovanissimi non riescano a liberarsi e approdassimo a una cultura nuova delle relazioni».

E ancora: “…credo sia necessario tenere a mente che l’amore non priva di nulla, al contrario arricchisce di emozioni ed esperienze. Non ci si appartiene ma ci si tiene per mano, proprio come nel dipinto di Marc Chagall “La Promenade”, in cui il pittore ritrae se stesso in piedi su una collinetta mentre tiene per mano sua moglie Bella che, vestita di un rosso ciliegia, si libra leggera nell’aria…». (Avvenire, 25 novembre 2022).

Noi crediamo nel ruolo fondamentale dell’educazione: in famiglia, in parrocchia e nella scuola che, insieme ai precedenti, è luogo decisivo di formazione e crescita della persona.

L’educazione e i suoi principi da sempre appartengono a quei valori che ognuno di noi porta con sé ed è chiamato a far suoi, in ogni stagione della vita: l’educazione è il riflesso del Dio Amore, verità e giustizia in noi.

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