S. Messa durante il pellegrinaggio diocesano dei ragazzi
(Assisi – Basilica S. Chiara, 18 aprile 2026)
Omelia del Patriarca Francesco Moraglia
Mi rivolgo innanzitutto alle Monache Clarisse con le quali abbiamo la gioia oggi di vivere questa celebrazione eucaristica; la vostra bella e preziosa testimonianza di vita religiosa – di totale appartenenza al Signore -, condotta e fondata sul carisma di san Francesco e santa Chiara, “in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità” (come indica la Regola) aiuti tutti noi ad essere fedeli alla propria vocazione e sempre più ad “osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo”.
Care sorelle, cari fratelli, la Chiesa vive oggi un tempo di intensa riorganizzazione, una ristrutturazione pastorale che spesso ci fa sentire come gli apostoli nell’episodio narrato dalla prima lettura di oggi, tratta dal libro degli Atti degli Apostoli (At 6,1-7). Qui ci viene detto con grande chiarezza che la diaconia nasce dal primato della Parola di Dio.
Gli apostoli si trovano di fronte al primo grande problema organizzativo nella vita ecclesiale: le vedove non assistite, il mormorio, l’aumento dei numeri dei membri della comunità. E, allora, cosa fanno? Non si mettono a fare tutto da soli.
Capiscono, però, che non è bene trascurare la Parola di Dio per il servizio delle mense (cfr. At 6,2). Scatta così la riorganizzazione apostolica: l’istituzione dei diaconi. Il criterio ultimo, a ben vedere, non è la delega, ma la comunione. Gli apostoli decidono di dedicarsi alla preghiera e alla Parola, consultano la Chiesa (la comunità ecclesiale) e istituiscono i diaconi per il servizio delle mense. Ma attenzione al criterio di scelta: i diaconi sono scelti tra uomini “pieni di Spirito Santo e sapienza” (At 6,4) e, quindi, a partire da un criterio ecclesiale, un criterio che si basa sulla fede e sulla carità.
Anche noi, nella riorganizzazione e nella ristrutturazione pastorale, dobbiamo distinguere le vocazioni e i servizi senza mai separarli. La Chiesa, infatti, ha evangelicamente bisogno di “Marta” – qui rappresentata dai diaconi (coloro che organizzano) – per seguire le mense della carità ma queste stesse mense devono essere alimentate dalla Parola e dall’Eucaristia, ossia della parte rappresentata da Maria.
E non dobbiamo dimenticare quindi – ce lo attestano anche solo con la loro presenza orante le nostre sorelle Clarisse – il valore della preghiera e della contemplazione che è nel cuore di ogni vera riforma e anche di ogni missione della Chiesa. Accanto a san Francesco Saverio, infatti, troviamo una contemplativa – santa Teresa di Lisieux, mai uscita dal suo monastero di clausura – come patrona universale delle missioni.
La preghiera è pure al centro della cristologia e ci introduce continuamente nel rapporto di Gesù, il Figlio, con Dio Padre come è attestato in particolare da alcuni passaggi fondamentali riportati dai Vangeli: il battesimo di Gesù al fiume Giordano, la Trasfigurazione sul monte Tabor, la notte di preghiera e agonia di Gesù al Getsemani.
Oggi, nella Chiesa, in un certo senso, ci troviamo nel mezzo di un mutamento “epocale”: forti cambiamenti numerici, strutture che risultano del tutto sovradimensionate rispetto alle esigenze attuali delle nostre comunità, sempre più piccole e sempre più anziane…
Proviamo tutti la fatica di navigare in un mondo che cambia velocemente. A volte, come i discepoli sulla barca sorpresa dal mare in tempesta, abbiamo la tentazione di pensare: “Maestro, non ti importa che siamo perduti?” (Mc 4,38).
Il Vangelo di oggi (Gv 6,16-21) ci insegna, però, una verità misteriosa: la barca non raggiunge l’altra riva per la forza di coloro che sono ai remi, ma solo quando il Signore Gesù vi entra vincendo le loro paure: “…egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!». Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti” (Gv 6,20-21).
La riorganizzazione della Chiesa – a cui mira anche l’attuale Cammino sinodale – non è un puro esercizio di ridistribuzione del potere, di gestione o riduzione dei costi. La riforma ecclesiale nasce e ha successo solo se salvaguardiamo l’essenziale che è la presenza del Signore risorto. Solo se Lui è con noi e ha le mani sul timone, la barca raggiunge “subito” la sua meta perché il porto d’arrivo e, prima ancora, la vera direzione da seguire è la reale e concreta comunione con Lui.
Accennavo prima a Marta e Maria (Lc 10,38-42); quell’episodio evangelico, raccontato da Luca, rappresenta la bussola del nostro agire ecclesiale. Marta e Maria non sono due opposti, ma due dimensioni della stessa persona e della stessa comunità, dell’unica Chiesa. Marta è colei che organizza e si dona nel servizio, il grembiule, l’accoglienza. Maria, invece, è l’ascolto, la contemplazione, l’Eucaristia celebrata ed adorata, la Parola ricevuta e trasmessa. Ogni persona e ogni realtà ecclesiale deve essere sempre – e insieme – contemplativa ed attiva.
Spesso, soprattutto nel tempo della riorganizzazione, rischiamo di essere “distolti per i molti servizi”, come Marta, affannandoci dietro alle strutture che certamente rimangono essenziali ma la “struttura” (anche quella ecclesiale) rischia di farci dimenticare il “Soggetto”.
Gesù non rimprovera Marta per il suo servizio, ma per il suo agitarsi e per il suo preoccuparsi come se, alla fine, tutto dipendesse da lei. Nella riorganizzazione territoriale (e non solo) delle nostre parrocchie non dobbiamo, allora, perdere di vista la “casa di Betania”, cioè la Chiesa come luogo di relazione intima con il Signore prima che come ufficio di erogazione di servizi.
Questa riorganizzazione è parte dell’attuale Cammino sinodale, ma dobbiamo ricordarci, sempre, che la Chiesa non è un’attività umana in occasione di Gesù Cristo e non è un’azienda: è il Corpo di Cristo!
La Chiesa rinasce continuamente e sempre dall’Eucaristia che, a sua volta, riattualizza qui e ora l’unico evento salvifico, come ci insegna la lettera agli Ebrei: “Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito
né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: «Ecco, io vengo
– poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà».
Dopo aver detto: Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato, cose che vengono offerte secondo la Legge, soggiunge: Ecco, io vengo a fare la tua volontà. Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo. Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre“ (Eb 10,5-10).
La comunione – ben rappresentata dalla vite e i tralci – nasce dal Sacramento. L’Eucaristia è la Parola che diventa Corpo, che unisce le membra (noi) col Signore e con i fratelli e le sorelle nella vera comunione.
Se la riorganizzazione ecclesiale non genera comunione (vite-tralci), non appartiene alla vera riforma della Chiesa. Se, invece, la riorganizzazione libera il clero, le persone consacrate, i laici per un più autentico servizio al Cristo totale – capo e corpo – incrementando la reciproca comunione, allora stiamo costruendo il Corpo di Cristo a salvezza del mondo.
Salvaguardare l’essenziale significa, dunque, che ogni realtà pastorale ed ogni riforma pastorale deve mettere al centro la celebrazione eucaristica, l’adorazione, la lectio divina, la preghiera. La barca della Chiesa naviga sempre verso la sua meta, nonostante il vento e le onde, se essa è plasmata continuamente da Gesù Eucaristia.
Carissime e carissimi, proseguiamo allora verso la meta con fiducia. E non temiamo: la tempesta, infatti, non può avere l’ultima parola quando il Signore è al timone; l’importante, però, è che Lui sia nella barca e al timone.
Se il Signore è con noi, se si parte da Gesù Cristo, mantenendo sempre fisso lo sguardo su di Lui, allora la riforma della Chiesa è una vera e grandissima opportunità per rimuovere il superfluo e concentrarci sull’unica cosa necessaria.
Marta e Maria vanno sempre insieme, apostoli e diaconi insieme alle consacrate e ai consacrati, alle laiche e ai laici, in un Cammino sinodale che ci porta tutti verso il Signore, guidati da Lui.
Che Maria ci insegni l’ascolto, la preghiera e l’adorazione, e Marta il servizio operoso e accogliente affinché anche la nostra Chiesa, oggi, sia sempre la vera “casa di Betania” aperta a tutti.
