Omelia del Patriarca durante la S. Messa nell’ambito delle celebrazioni per la fondazione della Congregazione Armeno Mechitarista e nel 350° anniversario della nascita dell’Abate Mechitar (Venezia – Basilica cattedrale di S. Marco, 12 settembre 2026)

S. Messa nell’ambito delle celebrazioni per la fondazione della Congregazione Armeno Mechitarista e nel 350° anniversario della nascita dell’Abate Mechitar

(Venezia – Basilica cattedrale di S. Marco, 12 settembre 2026)

Omelia del Patriarca Francesco Moraglia

 

 

Cari fratelli e sorelle,

in occasione della festa così cara alla comunità mechitarista propongo una lettura ecclesiologica della Natività di Maria, nella quale la storia della comunità armena di Venezia diventa quasi una parabola concreta: Maria è il principio della nuova umanità, mentre la comunità armena, attraverso Mechitar, diventa a Venezia una presenza capace di custodire identità, fede, cultura e comunione.

Una precisazione storica importante: Mechitar, arrivato in Laguna alla fine di marzo, il 12 maggio 1715 termina la quarantena al Lazzaretto nuovo e può entrare in Città. Il 26 agosto il Senato veneziano gli concede l’isola di San Lazzaro, che diviene la sede stabile della Congregazione l’8 settembre del medesimo anno. E proprio l’8 settembre è considerata data fondativa della presenza mechitarista a Venezia.

 

Natività di Maria, Chiesa e nuova umanità

  1. L’8 settembre: una coincidenza che diventa una storia

Il punto di partenza storico ci porta a dire che nell’anniversario della nascita di Maria, una storia di fede nasce, a Venezia, proprio a partire a Maria.

San Lazzaro diventerà non solo un monastero, ma un centro fondamentale della rinascita religiosa, culturale e linguistica armena.

L’8 settembre ci ricorda che Dio ama far nascere le grandi opere della storia attraverso piccoli inizi: la storia di Maria, una bambina; poi, un monaco, Mechitar, e una piccola isola della laguna.

 

  1. Con la nascita di Maria: Dio prepara una creatura per il suo progetto

Guardiamo, quindi, al significato di questa festa. La Chiesa non celebra semplicemente la nascita di una bambina vissuta duemila anni fa. Celebra l’inizio, la preparazione, dell’Incarnazione. Maria nasce dentro una storia, dentro Israele, dentro la promessa e dunque: Dio non salva l’uomo saltando l’uomo. Dio prepara per l’umanità una creatura capace di accogliere liberamente la sua iniziativa.

Maria è importante non solo perché è la Madre di Gesù, ma perché in lei vediamo che cosa può diventare l’uomo quando la libertà non si oppone a Dio ed entra in dialogo con Lui.

 

  1. È la fede cristologica che apre alla fede in Maria. Maria si comprende a partire da Cristo

La mariologia della Chiesa nasce dalle grandi affermazioni cristologiche: Chi è Gesù Cristo? Se Gesù è veramente Dio e veramente uomo, allora: chi è colei dalla quale egli prende la carne?

Da qui deriva il titolo Theotokos, Madre di Dio, proclamato dal Concilio di Efeso nel 431. Ma bisogna fare attenzione: Maria porta nel mistero di Cristo. Ogni autentica mariologia è dunque cristocentrica.

Ed è significativo che anche la spiritualità di Mechitar, pur fortemente mariana, rimanga profondamente cristocentrica. La tradizione mechitarista ricorda proprio come la Congregazione fosse consacrata alla Vergine, ma finalizzata alla gloria di Cristo e al servizio del popolo armeno.

 

  1. Mekhitar e Maria: il «sì» che diventa vocazione

Si narra che Mechitar, giovane monaco, ebbe una visione presso Sevan: Maria gli avrebbe chiesto: “Cosa vuoi, Mechitar?”. Ed egli avrebbe risposto: “Quello che vuoi tu”. E Maria rispose: «Sia». Questa tradizione è molto significativa perché permette di accostare il sì di Maria e il sì di Mechitar.

Non sono, evidentemente, due «sì» sullo stesso piano. Il sì di Maria è unico: è il consenso della creatura al mistero dell’Incarnazione. Ma il sì di Mechitar diventa una risposta vocazionale: «Quello che vuoi Tu».

E qui emerge una grande intuizione. La vera libertà cristiana non consiste anzitutto nel fare ciò che voglio, ma nel diventare capaci di dire a Dio: “Si compia in me ciò che Tu vuoi”. Ed è precisamente questo il cuore dell’esistenza di Maria.

 

  1. Maria è la Chiesa: ecclesia immaculata, ecclesia assumpta

A questo punto si passa dalla mariologia all’ecclesiologia. Maria non è soltanto una persona da venerare. Maria è anche l’icona della Chiesa.

La Chiesa guarda Maria e vede anticipatamente ciò che essa è chiamata ad essere.

  • Maria è vergine: la Chiesa vive della sua relazione con Dio.
  • Maria è madre: la Chiesa genera Cristo nel cuore degli uomini.
  • Maria è immacolata: la Chiesa è chiamata alla piena santità.
  • Maria è assunta: è anticipato in Lei il destino ultimo della Chiesa.

Così possiamo dire: quando la Chiesa guarda Maria, non guarda semplicemente qualcuno che sta fuori di sé; guarda ciò che, per grazia di Dio, è chiamata a diventare.

Dalla mariologia ecclesiale (Maria vista come simbolo della Chiesa) si va alla mariologia personale (Maria considerata nella sua individualità storica e spirituale) e la svolta avviene grazie a san Bernardo.

  • L’ecclesiologia mariana dei Padri: nei primi secoli della Chiesa (epoca patristica), le prerogative che oggi attribuiamo a Maria (come la purezza o l’Assunzione) erano riferite alla Chiesa stessa (virgo ecclesia, mater ecclesia, ecclesia immaculata, ecclesia assumpta). Maria non veniva nominata direttamente, perché era la stessa personificazione della Chiesa.
  • Il contributo di San Bernardo: nel XII secolo, Bernardo di Chiaravalle unisce le riflessioni sulla figura di Cristo (cristologia) con questa antica visione della Chiesa.
  • La svolta personale: grazie a questa convergenza, quei titoli e concetti “anonimi” escono dall’astrazione ecclesiologica per calarsi nella persona concreta della Vergine Maria, dando inizio alla mariologia così come la conosciamo oggi. Da qui nasce anche di conseguenza l’antropologia.

 

  1. Maria, nuova Eva: la creatura davanti a Dio nella libertà

Qui si dà la nostra ultima riflessione antropologico: La prima Eva è l’umanità che sceglie il proprio destino ma contro Dio. Maria rappresenta, invece, l’umanità che dice: «Eccomi».

Così Maria è la nuova Eva; e con Maria compare nella storia il nuovo Adamo, perché dal suo grembo viene Cristo. Dunque: Maria → il sì della creatura. Cristo → il nuovo Adamo.

L’Incarnazione è il punto in cui il «sì» della creatura e l’iniziativa salvifica di Dio s’incontrano. Dio non ha voluto salvare l’uomo senza la libertà dell’uomo. Ha chiesto il consenso di una creatura.

E Maria è la parola potentissima anche per noi uomini del XXI secolo: la libertà non è anzitutto autonomia; è capacità di relazione, di risposta, di dono.

 

  1. Il Salmo ci presenta Gerusalemme come casa di tutti i popoli

Una precisazione numerica: il testo «Tutti là sono nati» appartiene al Salmo 86. Il versetto afferma che, nella sostanza, anche i popoli che non appartenevano a Gerusalemme sono riconosciuti come figli di Sion.

La Gerusalemme vera non è soltanto una città geografica. È la Sion escatologica, il luogo nel quale Dio raduna i suoi figli. Allora possiamo dire: ci sono uomini che non sono nati a Gerusalemme e che tuttavia appartengono a Gerusalemme.

E qui il pensiero si fa veneziano: gli Armeni sono arrivati da lontano. Hanno portato con sé una lingua, una memoria, una liturgia, una cultura, una tradizione. Ma a Venezia non hanno semplicemente trovato una casa. Hanno contribuito a costruire una casa comune.

San Lazzaro diventa così una piccola icona della Chiesa: un luogo nel quale una tradizione particolare diventa patrimonio universale.

 

  1. Conclusione: Maria e San Lazzaro, due «sì» che generano storia

L‘8 settembre Maria nasce e in quella stessa data l’abate Mechitar dà inizio ad una esperienza monastica.

La Chiesa accoglie, La storia continua. Possiamo concludere con questa immagine: Maria dice sì a Dio; Mechitar dice sì alla sua vocazione. La Chiesa diventa luogo in cui i diversi sì degli uomini diventano comunione.

Celebrare oggi la Natività di Maria significa chiedere non soltanto di guardare Maria, ma di imparare da Maria. Imparare a dire sì. Imparare che la nostra libertà non si realizza quando ci chiudiamo in noi stessi, ma quando diventiamo capaci di accogliere un progetto più grande di noi.

E infine, un pensiero d’affetto verso la comunità armena: l’8 settembre è per voi una memoria storica, ma può diventare anche una profezia. Come Maria ha dato carne al Figlio di Dio, così ogni comunità cristiana è chiamata a dare carne, nella propria storia, al Vangelo. E come San Lazzaro è diventato a Venezia una casa armena aperta al mondo, così la Chiesa è chiamata ad essere casa nella quale ogni popolo può riconoscersi figlio della stessa Gerusalemme.

Maria, nata nella storia di Israele e divenuta Madre di Cristo, ci insegni che Dio può fare della storia particolare di un popolo, di una comunità e di una persona, una storia universale di salvezza.

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