Messaggio del Patriarca all’incontro sul tema “Ci sto! Umani e connessi nell’era dell’IA” promosso da Avvenire e Iusve (Venezia, 22 settembre 2026)

Incontro sul tema “Ci sto! Umani e connessi nell’era dell’IA” promosso da Avvenire e Iusve

(Venezia, 22 settembre 2026)

Messaggio del Patriarca di Venezia Francesco Moraglia

 

 

 

Preg.me autorità, relatori e operatori della comunicazione,

pur non potendo essere fisicamente con Voi all’incontro odierno, desidero offrire una breve riflessione a partire da alcuni fatti di cronaca.

 

A Mestre, in questi giorni, abbiamo assistito ad alcuni episodi di intolleranza e al crescere di un preoccupante clima d’odio che si serve soprattutto delle parole e degli strumenti della comunicazione, in particolare i social.

Per questo, ho voluto richiamare l’attenzione sulla necessità di “recuperare – a tutti i livelli – le ragioni e i contenuti del vivere insieme, del far parte responsabilmente dello stesso territorio”. Ho voluto anche invitare a “dire parole e compiere gesti di rispetto e di pace, inclini ad un dialogo sempre possibile e ad una sincera comunione”.

Le parole, infatti, non si limitano solo a descrivere ciò che accade, ma plasmano la realtà e il contesto culturale. E allora sento il dovere di ricordare che i media, in tutte le loro espressioni, hanno un ruolo unico nel costruire un clima di sana convivenza e possibilmente di comunione.

L’uso stesso degli strumenti e delle piattaforme – come ben sapete – non è mai neutro. Il padre della moderna scienza della comunicazione – un convertito che riscoprì la fede cattolica, Marshall McLuhan – ricordava provocatoriamente che “il medium è il messaggio”. Gli stessi strumenti entrano a far parte dei contenuti, li influenzano e creano il clima nel quale poi guardiamo le persone e leggiamo i fatti.

La questione della comunicazione riguarda tutti gli operatori dell’informazione: chi condivide una notizia, chi commenta un’immagine, chi titola, chi rilancia un video o racconta di una persona che non è presente, chi monta un servizio di giornalismo d’inchiesta o ritenuta tale.

Papa Leone XIV, in Magnifica humanitas, pone la domanda decisiva per noi oggi, intrecciando il tema della comunicazione alla domanda più ampia su come custodire l’umano nelle trasformazioni del nostro tempo.

Anche davanti alle possibilità offerte dalle nuove tecnologie, rimane aperta una questione essenziale: la capacità di comunicare non sembra dipendere solo dalla quantità e dalla velocità dei contenuti ma dalla qualità delle relazioni che quei contenuti sanno costruire.

“Un’informazione veritiera – scrive il Santo Padre – non nasce da un controllo centralizzato o automatizzato. Nel discorso pubblico, la verità dei fatti possiede una dimensione razionale, poiché richiede verifica, riscontro delle fonti e responsabilità argomentativa; ma è ancor più relazionale: si costruisce attraverso legami di fiducia e pratiche condivise, in un confronto onesto con gli altri e con il mondo. Solo la ricerca condivisa della verità dei fatti, assunta come bene comune, può fondare una comunicazione giusta” (Leone XIV, Lettera enciclica Magnifica humanitas, n. 132).

Leone XIV ci ha parlato più volte della necessità di “disarmare le parole” ed ha osservato anche che “la pace comincia da ognuno di noi: dal modo in cui guardiamo gli altri, ascoltiamo gli altri, parliamo degli altri” (Leone XIV, Discorso agli operatori della comunicazione, 12 maggio 2025).
Per costruire una cultura del dialogo è allora necessario riformulare non solo l’uso delle piattaforme, ma guarire il nostro immaginario e la nostra interiorità.

In questa prospettiva le comunità cristiane hanno molto da proporre offrendo al mondo non una generica “spiritualità” ma la via per guarire il cuore dell’uomo e così sanare dall’interno le tensioni e i turbamenti che le persone incontrano nella vita.

Come cristiani, infine, dobbiamo sentire l’impegno di ricordare al mondo della comunicazione che la ricerca della verità non è mai qualcosa di accessorio. Il disinteresse per la verità – come scrisse già nel 1951 Hannah Arendt (nel libro “Le origini del totalitarismo”) e come ricorda il Santo Padre nell’enciclica – “porta lentamente ma inesorabilmente a scivolare verso il totalitarismo (…) per il quale i sudditi ideali non sono tanto quelli ideologicamente convinti, ma la gente per la quale la distinzione tra fatto e finzione (cioè, la realtà dell’esperienza) e la distinzione tra vero e falso (cioè, i canoni del pensiero) non esistono più” (Leone XIV, Lettera enciclica Magnifica humanitas, n. 134).

Auguro a ciascuno di voi di saper ridestare in questo nostro tempo l’urgenza per la verità, senza la quale il bene comune rimane pura illusione.

 

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