Intervento del Gran Cancelliere e Patriarca al Dies Academicus della Facoltà Teologica del Triveneto (Padova, 24 febbraio 2026)

Dies Academicus della Facoltà Teologica del Triveneto

(Padova, 24 febbraio 2026)

Intervento del Gran Cancelliere e Patriarca di Venezia Francesco Moraglia

 

Stimate autorità civili, militari, accademiche,

docenti, studenti, personale tecnico-amministrativo, amici e collaboratori,

anche quest’anno sono lieto di poter partecipare al Dies Academicus della Facoltà Teologica del Triveneto.

È l’atto ufficiale che unisce l’intero organismo accademico per una circostanza che va oltre la solennità del momento per esprimere la relazione di uomini e donne che, a diverso titolo e con differenti mansioni, costituiscono una comunità accademica che fa della ricerca, della didattica e della presenza sul territorio l’essere fondante dell’esperienza universitaria. Presenza sul territorio, ovviamente, non vuol dire monopolio o assorbimento ma capacità di dialogare con tutte le istanze teologiche e culturali, anche diverse fra loro, che abitano il Nordest italiano.

Proprio su questa linea troviamo il pensiero sull’Università di san John Henry Newman che è stato proclamato – lo scorso 1 novembre 2025 – Dottore della Chiesa.

È motivo di soddisfazione apprendere che proprio la sua figura accompagnerà il prossimo anno accademico 2026/2027 attraverso eventi dedicati allo studio del pensiero filosofico e teologico di Newman, il quale risulta attuale – in un contesto teologico come il nostro, in cui volentieri si parla di “cambio di paradigma” – poiché offre a questo tempo molte ragioni per ripensare l’esperienza di vita nell’intelligenza della fede in uno sviluppo che sia organico e fedele alla fede degli Apostoli nel contesto della formazione accademica.

In Newman la continuità della dottrina si considera a partire dalla “preservation of the type” (prima nota) e la “continuity of principles” (seconda nota). Entrambe le note devono essere garantite, anche se il type risulta decisivo perché contiene la forma basica dell’idea cristiana nella storia.

La stessa prolusione di oggi potrebbe riguardare tali questioni in quanto suor Alessandra Smerilli – Segretaria del Dicastero per il servizio dello Sviluppo umano integrale e che ringrazio per aver accettato il nostro invito – interverrà su “La sapienza come cammino: teologia e vita nel mondo contemporaneo”, un tema oltremodo attuale e tipicamente newmaniano.

Com’è noto John Henry Newman, dopo una vita dedicata – sia durante il periodo anglicano sia in quello cattolico – allo studio e all’insegnamento, creato cardinale da Leone XIII, scelse come motto “Cor ad cor loquitur”, un pensiero tratta da un’epistola di San Francesco di Sales che, a sua volta, è dottore della Chiesa.

La teologia non è solo fedele al momento scientifico e alla valorizzazione – oggi molto sentita – dell’interdisciplinarietà dei saperi, ma è conoscenza a servizio di una fede amica dell’uomo contemporaneo, l’uomo concreto, pragmatico e spesso aperto più ad un sapere funzionale che ad un sapere critico, capace di senso, tenendo ben presente la massima: ”Amicus Plato sed magis amica veritas”.

È un legame, quello tra teologia e vita, dal quale comunque non si può prescindere e senza il quale la stessa teologia si ridurrebbe ad uno sterile esercizio intellettuale. La teologia come discorso autentico e vero su Dio non può, infatti, che costituirsi ed esprimersi come esperienza viva dell’intelligenza critica della fede, poiché la stessa intelligenza della realtà è vita e non è qualcosa che si giustappone ad essa in modo astratto ed estrinseco.

L’intelligenza della fede è compito, continuo e aperto, della ricerca e riflessione teologica e si esplica nel coraggio della ragione che trae la propria linfa dalla stessa realtà di Dio, permea di senso l’esistenza e riconosce il carico di significato di ogni istante della quotidianità. Il carico di senso che dà gusto all’esistenza rappresenta l’irrinunciabile dimensione sapienziale della scienza teologica e dello stesso sapere filosofico chiamato a sostenerne, dall’interno, l’intrinseca esigenza di logicità e di razionalità, non nel senso riduttivo della razionalità calcolante, bensì nell’ampiezza di respiro che le è propria e che tante volte fu richiamata da Benedetto XVI, secondo il costante pensiero cristiano.

Uno dei meriti della riflessione teologica contemporanea è stato quello di aver ripreso e approfondito con nuovi strumenti – offerti dallo sviluppo della riflessione filosofica – questo intrinseco legame da sempre presente nella fede vissuta nella sua espressione più autentica. Una teologia in rapporto alla vita è una teologia che è vita e ragione di vita e insieme rileva una vita che assume in tutto lo spessore della propria esperienza una luce teologica che la trasfigura.

Al preside, alle autorità accademiche, ai docenti, agli studenti, al personale tecnico-amministrativo, a tutti coloro che gravitano intorno alla Facoltà, auguro un proficuo anno accademico vissuto nell’autentico spirito ecclesiale di una comunità viva.

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