Proposte concrete di prossimità

Migrazioni, documento congiunto di Caritas e Migrantes del Triveneto: «Non un’emergenza, ma una realtà da comprendere e accompagnare»

Il fenomeno migratorio, "letto" a partire dai territori del Nordest, indica alle comunità cristiane nuovi percorsi di accoglienza, ascolto, integrazione e collaborazione

Venezia, 7 ottobre 2026

 

Il fenomeno migratorio non è una parentesi emergenziale, ma uno degli elementi che stanno caratterizzando il cambiamento profondo delle nostre società. È questa la prospettiva di fondo del documento “Il fenomeno migratorio nel Nord-Est. Sfide e opportunità per le comunità e il territorio”, elaborato congiuntamente, in questi mesi, dalle Delegazioni Caritas e Migrantes del Triveneto e che porta la data della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato del 27 settembre 2026.

Il documento – qui allegato nella sua versione integrale – nasce dall’esperienza concreta maturata nelle diocesi e nei territori e propone anzitutto di «partire dalla realtà»: dai cambiamenti sociali, dalle paure, dalle difficoltà e dalle risorse presenti nelle comunità. Tra le questioni più urgenti viene indicata quella della casa, che riguarda insieme migranti e giovani italiani, in un contesto nel quale il mondo produttivo segnala contemporaneamente una crescente necessità di lavoratori in numerosi settori.

Un secondo nodo riguarda il modo in cui le migrazioni vengono raccontate. Il documento invita a distinguere dati e percezioni, senza negare le paure e le difficoltà ma evitando che stereotipi, semplificazioni e una comunicazione orientata prevalentemente al conflitto trasformino lo straniero in una minaccia. Da qui l’invito a «disarmare» il linguaggio e a passare da una cultura dell’indifferenza a una «cultura delle differenze» e, quindi, alla «convivialità delle differenze».

Il testo affronta inoltre le politiche migratorie italiane ed europee, sottolineando la necessità di superare una logica prevalentemente emergenziale e di costruire una prospettiva più lungimirante, capace di collegare migrazione, lavoro, scuola, sanità, abitazione e sviluppo dei territori. Particolare attenzione è dedicata al nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, entrato in applicazione nel giugno 2026, del quale vengono evidenziate alcune criticità e interrogativi dal punto di vista della tutela delle persone più vulnerabili.

Ma la riflessione proposta non si limita all’analisi. La seconda parte offre alle comunità cristiane dei veri e propri “cantieri di lavoro”: educare all’accoglienza, all’ascolto e al discernimento; favorire collaborazioni tra comunità, istituzioni e realtà sociali; promuovere un linguaggio rispettoso; valorizzare le buone pratiche già presenti e svilupparne di nuove. Le comunità cristiane, e in particolare le Caritas, sono chiamate soprattutto a essere «catalizzatori di reti territoriali», mettendo in relazione persone, istituzioni e competenze.

Il documento raccoglie anche parecchie esperienze già attive: sostegno linguistico e scolastico, accompagnamento abitativo e lavorativo, servizi a bassa soglia, utilizzo di strutture ecclesiali, accoglienza diffusa, corridoi umanitari, universitari e lavorativi, oltre alla valorizzazione di canoniche e immobili non più utilizzati.

Particolarmente significativo è il dato complessivo che emerge dalle rilevazioni delle Caritas diocesane: almeno 2.600 persone sono accolte direttamente dalle diocesi del Triveneto, mentre circa 80 immobili di proprietà diocesana e circa 200 immobili parrocchiali risultano messi a disposizione dell’accoglienza. Sono numerose, inoltre, le comunità quotidianamente impegnate nella sensibilizzazione, nell’accompagnamento e nella presenza accanto alle persone migranti.

Il documento si conclude con una prospettiva di speranza: i dati e le esperienze raccolte – affermano Caritas e Migrantes – mostrano che nel Triveneto non si parte da zero. La sfida è ora alimentare e diffondere quanto già esiste, ripartendo dalla fede e dalla carità per riscoprire una Chiesa capace di prossimità e un territorio nel quale accoglienza, fraternità e responsabilità condivisa possano diventare elementi concreti della convivenza.

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