Omelia del Patriarca nella S. Messa in occasione del Capitolo Locale Veneto 2026 del Monastero Wifi (Venezia – Basilica della Salute, 30 maggio 2026)

S. Messa in occasione del Capitolo Locale Veneto 2026 del Monastero Wifi

(Venezia – Basilica della Salute, 30 maggio 2026)

Omelia del Patriarca di Venezia Francesco Moraglia

                                       

  

Carissimi amici del Capitolo Locale Veneto 2026 del Monastero Wifi,

la vita spirituale dell’uomo è davvero un lavoro che non avrà mai fine. Le grandi Cattedrali del Medio Evo hanno richiesto per la loro costruzione dei secoli; sono così il frutto del lavoro e del sacrificio di generazioni di fedeli ma, alla fine, dicono qualcosa che supera l’epoca in cui sono state edificate.

I differenti cantieri che si sono protratti e succeduti nel tempo rappresentano, infatti, quel lavoro continuo e duraturo che è in grado di superare la realtà umana passeggera, transitoria.

Possiamo considerare come modello emblematico di quanto si vuol dire la Sagrada Familia che, proprio a partire dai materiali usati per la sua imponente costruzione, diventa un simbolo di ciò che supera una determinata epoca. Nella moderna e frenetica vita di Barcellona, capitale della Catalogna (una delle città più secolariste d’Europa), si erge come un reale ed efficace simbolo d’eternità.

Ma se passiamo dalla costruzione materiale a quella spirituale e, quindi, alla dinamica della vita cristiana secondo lo Spirito, allora, qui si tratta della grazia, dei carismi, delle virtù, dei doni dello Spirito Santo per costruire la vita del discepolo.

Può essere utile ripartire dai due discepoli di Emmaus che, dopo l’incontro col Signore, incominciano di nuovo a sperare, a credere e amare, come avviene in pienezza nel gesto eucaristico vissuto con reale consapevolezza.

La vita spirituale è ascolto della parola di Dio, celebrazione del sacramento, testimonianza di carità vissuta. La vita spirituale è un’opera incessante, una cattedrale interiore che edifichiamo nel tempo partendo da quello che è – in termini biblici –  il cuore di carne per trasformarlo secondo l’azione dello Spirito, dono pasquale del Cristo risorto.

Così, come per i discepoli di Emmaus, anche per noi è l’incontro con Cristo a riaccendere la speranza e l’amore, concretizzandosi nella Parola di Dio, nei Sacramenti e nella Chiesa.

 

  1. Il cantiere dell’anima e la Sagrada Familia

Per capire ritorniamo alla Sagrada Familia di Barcellona: un’opera colossale, un cantiere che non sembra avere mai termine. La vita spirituale dell’uomo è esattamente questo: un lavoro continuo, che cresce giorno dopo giorno. Antonio Gaudí concepì la sua cattedrale affinché la materia grezza – la pietra, il ferro e il vetro – parlassero di Dio. Allo stesso modo, noi partiamo da una realtà materiale, il nostro “cuore di carne”, con le sue fragilità e pesantezze, per elevarlo e renderlo “spirituale”, capace di accogliere l’infinito.

 

  1. Sulla strada di Emmaus: la delusione e la Parola

Guardiamo, allora, ai due discepoli di Emmaus (cfr. Lc 24): camminano tristi e delusi, con lo sguardo basso e il cuore appesantito. Quante volte anche noi ci sentiamo così? Speravamo in Dio, ma la realtà ci ha deluso e i nostri schemi sono crollati.

Gesù si affianca a loro, cammina con loro nel buio delle loro storie personali. Non li rimprovera per la loro tristezza che è, a veder bene, mancanza di fede e di speranza, ma ascolta con pazienza il loro sfogo.

Poi prende la parola e spiega loro le Scritture, facendo ardere di nuovo il loro cuore. È proprio questa la prima parte della celebrazione eucaristica: la Liturgia della Parola. Lì Dio ci parla ed illumina il nostro cammino; la sua Parola è luce e nutrimento che ci libera da una visione disperata degli eventi.

 

  1. I doni dello Spirito, l’organismo soprannaturale

Come la Sagrada Familia ha bisogno di fondamenta solide, di colonne che sostengono la volta e di guglie che puntano al cielo, così la nostra cattedrale interiore si edifica attraverso la Grazia.

Per trasformare il cuore vecchio – il cuore di carne – in cuore nuovo, Dio ci dona l’architettura soprannaturale: le virtù teologali (fede, speranza, carità), i sette doni dello Spirito Santo. Non siamo soli in questo cantiere: i doni dello Spirito Santo (sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timor di Dio), insieme alle virtù teologali e morali, sono gli attrezzi, la materia viva e il soffio vitale che ci permettono di compiere la volontà di Dio, lavorando alla santità.

 

  1. L’Eucaristia e i Sacramenti

I discepoli arrivano a Emmaus e, giunta la sera, chiedono a Gesù di rimanere con loro: “Resta con noi” (Lc 24,29). A quel punto, durante la cena, spezza il pane e i loro occhi si aprono. Lo riconoscono. L’ascolto della Parola porta naturalmente al suo compimento: l’Eucaristia e la celebrazione dei sacramenti nella professione di fede, il ”noi” crediamo della Chiesa.

È qui che avviene l’incontro intimo e reale col Signore. L’ascolto della parola, nella fede, e l’Eucaristia sono il cuore mistico del cristianesimo, il banchetto in cui ci nutriamo di Cristo per essere docilmente trasformati in ciò che mangiamo.

 

  1. Conclusioni

Subito dopo aver riconosciuto Gesù nello spezzare il pane, i discepoli non rimangono seduti a discutere sul miracolo, sulla sua realtà e possibilità come forse taluni oggi farebbero.

No, si alzano, corrono a Gerusalemme, tornano là dove sapevano che era riunita la Chiesa per annunciare che il Signore è davvero vivo, è il Vivente. La vita spirituale si compie nella celebrazione dei sacramenti, che identificano la Chiesa, e ci invia a testimoniare. Come una cattedrale, la Chiesa è viva e accogliente, fatta di pietre vive: noi.

Così i due discepoli di Emmaus sono esempi vivi di quanto appena detto circa il cammino spirituale dell’uomo lungo il cammino della storia; costituiscono l’icona perfetta di questo cammino discepolare. Sono partiti sfiduciati, col cuore appesantito per le speranze deluse, ma l’incontro con Cristo risorto li trasforma e il loro cuore torna ad ardere: la vita spirituale dell’uomo è un lavoro che non avrà mai fine.

 

  • Il cammino dei discepoli, lungo la storia

I discepoli si allontanano da Gerusalemme, voltando le spalle al luogo della croce e della risurrezione. Il loro percorso rappresenta l’uomo nella storia, spesso disorientato e deluso dagli eventi, che ritorna alla sua vita di tutti i giorni perché ha smarrito il senso del piano di Dio che si realizza secondo le modalità, la logica e i tempi di Dio che non sono quelli degli uomini.

 

  • Il cuore come cattedrale (l’interiorità)

Il cuore umano è il luogo in cui Dio edifica la sua presenza. Quando i discepoli ascoltano il Maestro che spiega loro le Scritture, il loro cuore comincia ad ardere. Questa è la cattedrale che prende vita: uno spazio interiore dove il dubbio lentamente si dissolve e la fede si riedifica, così il cuore si lascia plasmare dalla verità che è Cristo nella docilità credente e nel dominio di sé.

 

  • Lo spezzare il pane (l’edificazione)

Il culmine è rappresentato dall’Eucaristia. Quando Gesù spezza il pane, “si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero” (Lc 24,31). Questo gesto trasforma i discepoli che da uomini tristi e rassegnati diventano missionari, pronti a tornare a Gerusalemme. L’edificazione spirituale dell’uomo avviene a partire dalla verità di Cristo  che dice di sé: “… sono venuto nel mondo per dare testimonianza alla verità” (Gv 18,37). E questo non è disgiunto dalla docilità dello steso Cristo che di sé dice: ”…imparate da me, che sono mite e umile di cuore” (Mt 11,29).

La costruzione spirituale dell’uomo, infine, non è impresa solitaria ma opera che si compie lasciando che Cristo cammini al nostro fianco, trasformando le nostre fragilità in pietre vive di questa cattedrale interiore.

Lasciamoci dunque plasmare dalla verità che è la persona di Cristo, nella docilità che è, nella grazia, imitazione della sua vita. Facciamo nostri i misteri della sua vita, dalla vita terrena da Nazaret al “tutto è compiuto” della croce, sapendo che, a differenza di Lui, il nostro cuore è diviso e segnato dal peccato e da ciò che in esso rimane dopo ogni peccato.

Ma la nostra forza e la nostra speranza è che Lui non ci lascia soli e ci accompagna nella via della conversione!

 

 

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