S. Messa e processione eucaristica del Corpus Domini
(Mestre – Chiesa parrocchiale S. Maria della Pace, 7 giugno 2026)
Omelia del Patriarca Francesco Moraglia
Introduzione: il Mistero che si fa Storia
Carissimi fratelli e sorelle,
è una grande gioia celebra oggi, qui e insieme la solennità del Corpus Domini, una festa che ci invita ad adorare in modo particolare il Santissimo Sacramento, ossia l’Eucaristia.
Ma chiediamoci: come è nata questa festa? È nata dal cuore vivo e credente della Chiesa – lo Spirito Santo guida la Chiesa! – e non, come si dice, a tavolino, o dalla mente dei teologi ma grazie a rivelazioni mistiche e ad eventi storici miracolosi per essere, infine, proclamata festa della Chiesa universale e radicandosi, sempre più, nella vita delle comunità parrocchiali anche nelle più piccole.
- Le origini mistiche: Santa Giuliana di Cornillon
Per comprenderne l’origine dobbiamo tornare al XIII secolo, precisamente a Liegi, in Belgio. Qui visse Santa Giuliana di Cornillon, nata nel 1198. Giuliana era una religiosa agostiniana che, fin dalla giovinezza, aveva avuto intense visioni mistiche. In particolare, riferì di “contemplare” continuamente una luna luminosa che, tuttavia, presentava una macchia nera, un’ombra che la offuscava.
I Padri della Chiesa hanno identificato la luna con la Chiesa, mentre Cristo è il sole e la Chiesa è luce riflessa di Cristo. Il Signore, se gli chiediamo la luce, ci illumina e ci parla.
Pregando per comprendere il significato di questa visione, il Signore le rivelò che quella “luna” rappresentava l’anno liturgico della Chiesa, al quale mancava una festa dedicata interamente all’Eucaristia.
Quell’area oscura simboleggiava tale carenza; un anelito spirituale del popolo di Dio che non aveva ancora una festa particolare per ringraziare, lodare e professare la fede nel Santissimo Corpo e Sangue dell’altare.
Così, dalla visione di Giuliana si passa all’istituzione della festa del Corpus Domini, per la Chiesa universale. Chi conosceva bene le visioni mistiche di Giuliana era Papa Urbano IV, Jacques Pantaléon, già patriarca di Gerusalemme e prima ancora arcidiacono a Liegi che proveniva proprio da quelle terre segnate da una grande fede eucaristica. Davvero Dio guida sempre la Chiesa.
A imprimere una forte accelerazione fu poi un evento miracoloso avvenuto nel 1263 a Bolsena. Un sacerdote boemo – Pietro da Praga, venuto in pellegrinaggio a Roma per vivificare la sua fede -, mentre celebrava la Santa Messa, fu assalito dal dubbio sulla reale presenza di Cristo nell’Ostia consacrata. E, proprio nel momento della frazione, del pane stillarono alcune gocce di sangue che macchiarono il corporale che, oggi, è custodito e venerato nel Duomo di Orvieto.
Spinto da questo prodigio, nel 1264 Papa Urbano IV estese la solennità del Corpus Domini (fino ad allora celebrata solo a Liegi), all’intera Chiesa universale.
- Il fervore eucaristico e l’eredità di San Francesco
Questo amore ardente per l’Eucaristia non è però un’esclusiva praticata da pochi mistici, ma ha infiammato i santi di ogni epoca. Pensiamo – proprio nell’VIII centenario della sua nascita (1226-2026) – a San Francesco d’Assisi.
Quando il Poverello meditava d’esser inviato come missionario fuori dall’Italia ma, per ben due volte, i piani a questo riguardo cambiarono. Ebbene, Francesco esprimeva un desiderio profondo: se fosse stato destinato in terre lontane, avrebbe voluto recarsi proprio nella Francia belgica (il territorio attuale delle Fiandre e del Belgio). Il motivo? Egli riconosceva che lì vi era un grande e fervido culto eucaristico, una terra dove il Corpo di Cristo veniva amato, onorato con grande devozione.
È bello far parte della Chiesa, che è così diversa da quelle immagini-spazzatura con cui viene spesso presentata dai giornali, sottolineandone gli aspetti solo umani e, a volte, anche brutti. La parabola evangelica del buon grano e della zizzania (cfr. Mt 13,24-30) ci riguarda: il bene e il male convivono ma la Chiesa non è quel prete o quell’educatore che sbaglia e neanche è quella persona che si mette in mostra e va in continuazione sui giornali perché deve farsi vedere… La Chiesa è un mistero di santità, è il Corpo di Cristo, è la comunione dei santi.
Mi auguro che da questa celebrazione eucaristica esca fuori un’idea: Gesù e io, io e noi. L’incontro con Lui mi fa capire anche il “noi” della Chiesa.
- Il senso della processione: una fede pubblica
Il giorno della Santissima Eucaristia è, inoltre, il giorno in cui la Chiesa reca l’Eucaristia per le strade delle città. Perché questo? Certamente la processione del Corpus Domini non è un’esibizione, tantomeno un folklore; essa vuole essere una professione di fede pubblica.
Significa scendere dagli altari, uscire dalle chiese e portare il Signore della vita là dove viviamo, lungo le strade, dove ogni giorno lavoriamo e soffriamo, gioiamo, cresciamo come persone e comunità; è un modo per dire che Dio non è un’idea astratta, un ospite da confinare in sacrestia.
Il sacramento che portiamo per le vie della città è espressione dell’Incarnazione. L’incarnazione di Cristo non è un’idea di Dio che entra per un momento nella storia per poi svanire; è il modo stesso di procedere del Dio incarnato nella storia. Egli ha preso un volto, una carne e, appunto, una vita veramente umana.
Lo vediamo nella vita di Gesù, nella sua predicazione, nella sua morte in croce, nella sua gloriosa risurrezione. E oggi ciò continua in modo reale attraverso la presenza della Chiesa visibile, la quale agisce proprio attraverso la Parola e i sacramenti. L’Eucaristia è il culmine di questa vicinanza: Dio che si fa cibo, che si lascia toccare, guardare e portare.
Conclusione: la bellezza della vita parrocchiale
Questo grande mistero, questa fede che ci plasma non devono rimanere lontani da noi, ma prendere vita ogni giorno, nella bellezza della nostra vita di comunità parrocchiale sempre più eucaristiche, ossia comunità che celebrano e adorano il Santissimo Sacramento. Ma è possibile che nell’arco di una settimana non troviamo dieci minuti di tempo per stare davanti al tabernacolo e riportare lì tutti i problemi dell’umanità, gli uomini e le donne che non pregano, i bambini che sono soli… Dobbiamo crescere, come comunità eucaristiche, nella celebrazione e nell’adorazione.
In Diocesi abbiamo due chiese dedicate all’adorazione eucaristica continua: visitiamo quelle chiese! Il tempo donato al Signore non è un tempo perso; è un tempo guadagnato.
La parrocchia è il luogo benedetto in cui si sperimenta una vita attiva: dagli spazi destinati alla catechesi, dove i nostri ragazzi e adulti vengono formati, fino alla celebrazione sacramentale da cui nasce e cresce la vita della comunità, dal battesimo all’Unzione degli Infermi.
Tutto questo vive e si alimenta a partire dal mistero eucaristico. Ogni attività parrocchiale viene meno se non ha origine dall’altare.
Riconosciamo allora, con gioia, che, nella Chiesa, tutto nasce da Gesù Eucaristia. Da Lui veniamo convocati, da Lui siamo nutriti, da Lui veniamo inviati. Egli è il centro: celebrato sull’altare, adorato nel silenzio del tabernacolo, infine, vissuto nella vita quotidiana attraverso la carità.
Ed è esattamente quando usciamo dalla chiesa ed entriamo nella vita reale che siamo interpellati da quelle domande che, proprio nell’Eucaristia, trovano la loro risposta e che richiedono l’obbedienza della fede, la sola che verifica, cioè, rende vera la nostra celebrazione e la nostra adorazione.
Che l’Eucaristia, allora, diventi il nostro stile di vita, rendendo ogni parrocchia un tabernacolo vivente nel cuore del quartiere. Amen.
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Carissimi ministri della comunione, ora brevemente mi rivolgo a voi. La processione eucaristica che, tra poco, percorrerà le strade della città vuol essere un annuncio gioioso di fede. Gesù non resta rinchiuso nei nostri tabernacoli, ma si fa compagno di viaggio lungo le strade della nostra quotidianità.
Il mistero eucaristico che oggi adoriamo è lo stesso che la domenica ed anche talora nei giorni feriali raggiunge i nostri fratelli ammalati, anziani e impossibilitati a partecipare all’assemblea eucaristica.
Penso con gratitudine al vostro prezioso servizio. Voi siete molto più di semplici “distributori” del Sacramento. Siete la presenza concreta della comunità ecclesiale presso questi fratelli e sorelle che non possono partecipare alla celebrazione eucaristica. Quando vi recate nelle case di chi è solo, di chi è provato dalla malattia, dall’età, voi insieme al bene prezioso dell’Ostia consacrata portate il calore dell’intera Chiesa, ossia di Gesù. Portate il conforto, l’ascolto e la certezza che nessuno è dimenticato da Lui.
Il vostro passo – che tra poco accompagnerà il baldacchino lungo le strade – è simbolo di una Chiesa che si fa prossima a tutti, indica e porta a tutti Cristo; il Battesimo chiede a ciascuno di noi, non solo ad alcuni, di fare questo. Il vostro operare faccia in modo che la comunione sacramentale sia vissuta come comunione fraterna a partire dal Cristo, vera vite.
A nome di tutta la Chiesa diocesana vi ringrazio per il ministero vissuto con fede, con generosità, con semplicità e con passione; non aspettatevi la gratitudine, ma sappiate donare sempre con animo lieto e continuate la vostra preparazione.
E, mentre ci prepariamo ad accompagnare il Signore, preghiamo per i nostri fratelli malati e per quanti riceveranno il Corpo di Cristo dalle vostre mani. Che questo cammino con Gesù Eucaristia ci renda tutti capaci di rendere la nostra vita un dono.
