Incontro nell’80° anniversario di fondazione delle Acli veneziane
(Marghera, 13 settembre 2025)
Intervento del Patriarca di Venezia Francesco Moraglia
Saluto il presidente nazionale e il presidente provinciale delle Acli, con loro le autorità e le amiche e gli amici delle Acli, insieme a quanti sono giunti qui per celebrare l’anniversario degli 80 anni delle Acli veneziane.
Quando si ricorda un avvenimento significativo, come quello odierno e del quale tuttora si vedono i frutti nella continuità dell’associazione e gli esiti nella vita sociale dei nostri territori, l’atteggiamento principale è la gratitudine nei confronti dei tanti aclisti e acliste che in questi 80 anni hanno dato volto concreto all’associazione e ai suoi servizi, attraverso l’impegno, la competenza, la passione.
In questi giorni, nel fare memoria dei momenti fondativi delle Acli veneziane, si è giustamente menzionata la persona di Pio Pietragnoli che coordinò nel settembre 1945 le assemblee costituenti che – a Mestre e a Venezia – diedero vita alle Acli a livello provinciale. Pietragnoli incarnava molte delle “anime” che hanno contraddistinto le Acli: fu maestro elementare (l’attenzione alla formazione), proveniva dal mondo cattolico (che lo vide prima inserito nell’Azione Cattolica e dopo impegnato nella direzione del giornale diocesano “La Voce di San Marco”). Fu sempre attento alla vita sociale e politica locale, anche con incarichi specifici nel Comune di Venezia. Ricordare lui, primo presidente provinciale, è un modo per ricordare tutti gli uomini e tutte le donne delle Acli.
Sempre sul solco dei ricordi, ho visto su Gente Veneta una foto delle Acli veneziane con il Patriarca Roncalli, poco dopo divenuto Papa Giovanni XXIII ed oggi venerato come santo da tutta la Chiesa. Da Pontefice, il 1° maggio 1959, ricevendo in udienza le Acli nazionali, sottolineò la sua vicinanza all’associazione ricordando anche la sua esperienza veneziana con queste parole: “Vi abbiamo sempre seguiti con simpatia, anche se il servizio della Chiesa Ci teneva lontani dall’Italia. E quando, per obbedienza, accettammo il governo della Nostra Venezia, potemmo apprezzare da vicino, e con crescente stima, l’opera svolta dalle vostre Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani, con larghezza di visuale e con fervore di propositi; opera che è un forte e «rinnovato richiamo alla riflessione, alla riconoscenza ed alla imitazione». In voi vediamo tutti i lavoratori d’Italia e del mondo, i quali, come voi credenti, e figli fedeli della Chiesa, celebrano oggi il valore prezioso e santificatore del lavoro” (Giovanni XXIII, Discorso del Santo Padre alle Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani, 1 maggio 1959).
Da non trascurare è anche quest’ultimo cenno al valore “prezioso” e “santificatore” del lavoro. Non dimentichiamolo: il lavoro, l’impegno sociale, può essere ed è effettivamente via per la santità.
È utile in questa circostanza andare all’origine e al “cuore” delle Acli; L’art. 1 del vostro Statuto nazionale che è ricco e impegnativo: “Le Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani fondano sul Messaggio Evangelico e sull’insegnamento della Chiesa la loro azione per la promozione dei lavoratori e operano per una società in cui sia assicurato, secondo democrazia e giustizia, lo sviluppo integrale di ogni persona”.
C’è, quindi, il riferimento al Vangelo e all’insegnamento della Chiesa, l’impegno per la promozione dei lavoratori e il bene comune dell’intera società, c’è il richiamo alla democrazia, alla giustizia e, anche, elemento non secondario, il richiamo allo sviluppo integrale di ogni persona. Ognuno di questi riferimenti dovrebbe essere fissato bene nella mente e nel cuore di ogni aclista, scritto nelle sedi e nei centri di servizio dove le realtà territoriali delle Acli incontrano gli aderenti e quanti si affidano a voi per le molteplici pratiche e necessità di carattere sociale, formativo, legale, fiscale, previdenziale.
Queste parole – Vangelo, Chiesa, promozione dei lavoratori, democrazia, giustizia, sviluppo integrale della persona – siano soprattutto di riferimento per accompagnare oggi l’azione e la missione istituzionale delle Acli nei confronti delle esigenze della società attuale rispondendo così alle sfide vecchie e nuove che si presentano: la difesa e la tutela del lavoro (ad iniziare dalla sua sicurezza e dignità), le presenze multiculturali e multireligiose sempre più accentuate – Marghera ne è un esempio – e, più in generale, il bisogno di riallacciare rapporti di “comunità” e legami / relazioni di umanità nelle nostre città e nei paesi. Ancora: il tema dell’intelligenza artificiale e delle tecnoscienze che condizionano sempre più ogni ambito della vita – anche il mondo del lavoro in continua trasformazione – e il futuro stesso dell’uomo, dell’umano dell’uomo.
E, proprio guardando al presente e al futuro non solo delle Acli ma dell’intera società, avete pensato ad un segno semplice ma significativo: l’ulivo, posto davanti alla sede provinciale delle Acli, vuole essere invocazione di pace e rinnovato impegno per la sua paziente costruzione.
“Pace” è una delle parole-chiave del pontificato di Leone XIV che, fin dalla sua prima uscita pubblica, è da lui sempre richiamata e invocata, oltreché oggetto di continue esortazioni ai governanti e ai popoli che sono coinvolti nelle tante, troppe, situazioni di guerra oggi aperte.
Papa Leone ricorda che “nella prospettiva cristiana – come anche in quella di altre esperienze religiose – la pace è anzitutto un dono: il primo dono di Cristo: «Vi do la mia pace» (Gv 14,27). Essa è però un dono attivo, coinvolgente, che interessa e impegna ciascuno di noi, indipendentemente dalla provenienza culturale e dall’appartenenza religiosa, e che esige anzitutto un lavoro su sé stessi. La pace si costruisce nel cuore e a partire dal cuore, sradicando l’orgoglio e le rivendicazioni, e misurando il linguaggio, poiché si può ferire e uccidere anche con le parole, non solo con le armi” (Leone XIV, Discorso del Santo Padre al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 16 maggio 2025).
Ricordo che la stessa realtà di Venezia – per storia e vocazione città di incontri, di scambi e dialogo – richiede, per sua natura, di promuovere la pace e la fraternità sociale. Non è un caso che sul leone alato – emblema del patrono, l’evangelista Marco – campeggi il motto “Pax tibi Marce evangelista meus”.
Venezia, dunque, vuole essere città di pace, come indica il Vangelo che il leone alato tiene stretto fra le zampe. E, allora, anche con questo segno dell’ulivo davanti alla vostra sede, continuiamo a costruire e a pregare per la pace, come dono e responsabilità per tutti. È un atto, questo, che assume un valore speciale in questi anni segnati da tensioni, conflitti, azioni crudeli e insensate di guerra.
Buon 80° compleanno alle Acli veneziane! Accompagno il mio augurio affidandovi ancora alcune parole di san Giovanni XXIII, l’indimenticato nostro Patriarca Roncalli, tratte dalla già citata udienza: “…diletti figli e figlie: molto, moltissimo dipende da voi. Nell’applicazione del Vangelo, e dell’insegnamento sociale della Chiesa, è racchiusa la forza che sola può edificare, nella verità e nella carità, il mondo del lavoro cristiano. Non abbiate dunque timore, diletti figli e figlie!! La vostra missione è grande e benefica: trafficate dunque i talenti, che il Signore vi ha affidati… Con la potenza propria della verità, andate a tutti, ovunque ci siano intelligenze da illuminare, volontà da irrobustire, energie da incanalare al bene; ovunque vi siano lacrime da tergere, incertezze da superare, solitudini da animare” (Giovanni XXIII, Discorso del Santo Padre alle Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani, 1 maggio 1959).
