S. Messa per i funerali di don Sandro Scarpellini
(Quarto d’Altino / Chiesa parrocchiale S. Michele, 23 dicembre 2025)
Omelia del Patriarca Francesco Moraglia
Cari presbiteri, diaconi, persone consacrate e fedeli laici,
di fronte alla bara del carissimo don Sandro viene spontaneo soprattutto innalzare il ringraziamento a Dio per il dono della vita. La vita, infatti, è sempre un riflesso di Dio nella storia.
Don Sandro ha vissuto sempre nella semplicità e nella cordialità il suo ministero sacerdotale che ha portato avanti per oltre 61 anni.
Anche se non ha mai assunto impegni specifici di responsabilità pastorale in prima persona, don Sandro ha “speso” tutto il suo sacerdozio nella preghiera personale, nelle confessioni e nella celebrazione dei sacramenti. In lui davvero possiamo riconoscere quella semplicità evangelica che il Vangelo di oggi ci ha ricordato riportandoci le parole stesse di Gesù: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza” (Mt 11,25-28),
Qualcosa dell’infanzia spirituale – e pensiamo anche a quelle altre parole di Gesù: “…se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 18,2) – è presente lungo tutta la vita di don Sandro, il quale ha avuto il dono grande non solo di un lungo sacerdozio ma anche quello di una vita lunga, che sappiamo essere considerata dalla Sacra Scrittura e dai Padri una grande benedizione di Dio.
L’infanzia spirituale, ossia “se non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli”, accompagni e caratterizzi allora anche questo nostro momento di commiato cristiano in cui affidiamo l’anima gentile, semplice e delicata di don Sandro alla misericordia del Signore.
Quest’affermazione – “se non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli” – non è affermazione retorica, romantica o ideologica da parte di Gesù; è piuttosto l’invito a riscoprire la figliolanza di Dio inteso come Padre.
Bisogna diventare come “bambini”, ossia diventare “figli”, per entrare nel regno dei cieli. E don Sandro ha saputo esprimere, sempre nel sorriso e nella cordialità, la sua presenza pastorale che lo ha visto impegnato in incarichi di vicinanza alle persone e in tutti quegli scambi umani che appartengono e fanno parte dell’impegno pastorale dei sacerdoti.
Lo ricordiamo e lo vediamo con il suo sorriso e con la sua gentilezza – manifestata sempre in ogni circostanza – e così lo immaginiamo, ora, vicino al Signore. Per la nostra fede nel Crocifisso Risorto confidiamo infatti, con serena certezza, che il nostro caro don Sandro, adesso, partecipi in modo pieno al mistero di morte e risurrezione per l’eternità.
E gli chiediamo, allora, di pregare per noi, per il nostro Seminario, per la nostra Chiesa particolare, lui che – come ricorda un confratello – non mancava mai alla recita del Santo Rosario, alla scuola di preghiera e alla adorazione eucaristica.
A tutti coloro che a diverso titolo sono legati a don Sandro – in particolare i familiari, i confratelli e le suore della Casa sacerdotale Nicopeia – la nostra vicinanza e le nostre cristiane condoglianze.
La Madonna della Salute – così cara ai sacerdoti veneziani – benedica il nostro presbiterio e i nostri confratelli che, in cielo, godono già o attendono di godere la visione amorosa e gioiosa di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.
