Omelia del Patriarca nella S. Messa di ringraziamento con il canto del Te Deum per la conclusione dell’anno civile (Venezia – Basilica Cattedrale di S. Marco, 31 dicembre 2025)

S. Messa di ringraziamento con il canto del Te Deum per la conclusione dell’anno civile

(Venezia – Basilica Cattedrale di S. Marco, 31 dicembre 2025)

Omelia del Patriarca Francesco Moraglia

 

 

 

Carissimi fratelli e sorelle,

ci ritroviamo, come ogni fine d’anno, per dire il nostro grazie riconoscente a Dio pe averci condotti lungo tutto il 2025, che sta terminando, vegliando su di noi e per chiedere anche protezione per il prossimo anno che si presenta – per la durezza del cuore degli uomini – difficile sotto molti aspetti, innanzitutto sul versante della pace; preoccupa non poco soprattutto la generalizzata corsa al riarmo che interessa tutti i continenti, senza eccezione.

Vorrei con voi riflettere sul grazie che fra poco innalzeremo a Dio con il canto del Te Deum, un inno in prosa latina, un cantico di lode trinitaria e insieme di supplica, usato come preghiera di ringraziamento per grandi eventi in particolare nella liturgia (oggi nella recita del breviario, nell’Ufficio delle Letture).

L’origine del Te Deum è antica e ci porta al IV secolo, tradizionalmente attribuita a San Niceta di Remesiana, sebbene leggende medievali lo collegassero a Sant’Ambrogio e Sant’Agostino.

Possiamo dire che il Te Deum, riprende, in un certo senso, quanto nel Nuovo Testamento troviamo nel cantico mariano del Magnificat, nel Benedictus di Zaccaria e nel Nunc dimittis del vecchio Simeone. La Chiesa sa, nei suoi membri migliori, come innalzare a Dio il suo grazie e la sua lode.

Nel Magnificat, soprattutto, si riconosce la grandezza del dono di grazia che ha plasmato la persona di Maria e si riconosce anche l’azione di Dio che passa attraverso le tumultuose vicende della storia umana. Maria esprime la vera umiltà, manifestando la sua piccolezza o grandezza evangelica.

Con la liturgia vespertina entriamo tra l’altro nella solennità di Maria Santissima che riconosciamo e veneriamo come Madre di Dio. Ma anche la Chiesa è chiamata a essere madre e spazio di grazia, dove si sente di nuovo risuonare il “sì” detto a Dio; il sì della Chiesa, infatti, si innesta sempre in quel grande e primo “sì” di Maria perché la risposta della ragazza di Nazareth all’annuncio dell’angelo è il “sì” pieno, il “sì” cattolico, ossia universale.

Il Te Deum che la Chiesa canta al termine dell’anno è un antico inno di lode, ringraziamento e affidamento a Dio per l’anno appena trascorso; contiene anche la richiesta di perdono per le mancanze compiute ed anche per aver tralasciato (omettendo) il bene che si poteva compiere; al canto si unisce così la domanda di misericordia e si riflette sulla Provvidenza divina, sulla fragilità umana e sulla speranza della salvezza, il tutto in un’atmosfera di comunione con la liturgia del cielo e della terrena.

Quest’anno nel nostro ringraziamento a Dio dobbiamo evidenziare il dono grande dell’Anno giubilare appena vissuto; è stato un dono del Dio della misericordia che, in questo tempo di guerra, ci ha indicato la strada della speranza, una speranza affidabile perché frutto della grazia divina, certo, ma anche del sì libero e responsabile dell’uomo.

“Noi ti lodiamo, Dio, ti proclamiamo Signore”: il significato centrale del canto del Te Deum è chiaramente di lode e di adorazione, di ringraziamento, di supplica e di affidamento, in un contesto di comunione (unione) con la Chiesa. Più precisamente:

  • lode e adorazione: si loda, si benedice e si adora Dio per la sua gloria, riconoscendolo Padre, Figlio (Gesù) e Spirito Santo, Creatore e Salvatore;
  • ringraziamento: si ringrazia Dio per i doni ricevuti, per le prove superate e per la sua presenza costante durante l’anno, accettando le difficoltà della vita come parte del cammino;
  • supplica e affidamento: si chiede perdono per i peccati, per il tempo sprecato e per le mancanze, affidando il futuro alla misericordia di Dio, domandando protezione, salvezza e la grazia di vivere secondo la sua volontà;
  • comunione con la Chiesa: si unisce la preghiera a quella di tutta la Chiesa, includendo i santi, i martiri e i fedeli in una liturgia che coinvolge cielo e terra.

Perché, dunque, ritrovarsi per la celebrazione dell’ultimo giorno dell’anno, il 31 dicembre? Perché è un momento in cui – con la Chiesa e come Chiesa – si esprimono la fede, la speranza e la carità che costituiscono la vita intima della Chiesa in questo cammino terreno.

È il momento in cui si chiude un intero anno e, quindi, si considera il tempo che scorre, la vita che fugge e insieme il nostro cammino che avviene nel mondo ma che non si esaurisce nel mondo.

I sentimenti e i ragionamenti che nascono da tutto ciò sono la gratitudine e il pentimento che viene offerto gratuitamente ma chiede d’essere riscontrato dal perdono che noi siamo disponibili a dare con tutto il nostro cuore.

Il canto del Te Deum riconosce la Misericordia divina: viene sottolineata la necessità della pietà di Dio per non essere perduti, come si legge nelle parole finali dell’inno. E si riconosce la fragilità umana: si ammette che l’uomo è nulla senza Dio che lo sostiene e lo aiuta a non essere confuso.

Ecco, dunque, la speranza e la salvezza. L’inno culmina infatti nell’attesa della vita eterna e nella speranza della salvezza, un messaggio fondamentale per chiudere l’anno e guardare avanti.

Domani sarà anche la Giornata Mondiale della Pace, voluta dal Santo Papa Paolo VI nel 1968. “Prima di essere una meta – ha scritto il Santo Padre Leone XIV nel suo Messaggio per la Giornata di quest’anno – , la pace è una presenza e un cammino… È un principio che guida e determina le nostre scelte” (Papa Leone XIV, Messaggio per la LIX Giornata Mondiale della Pace).

Invochiamo allora l’intercessione della Santa Madre di Dio alla fine di quest’anno e all’inizio di quello nuovo, affinché protegga i popoli dilaniati dalla guerra, doni pace ovunque si combattono guerre ed ogni giorno si celebra il trionfo della morte. E ispiri saggezza, desideri e propositi sinceri di pace, di giustizia, di verità e di perdono a chi ha poteri e responsabilità di governo e a tutti noi.

 

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