Omelia del Patriarca nella S. Messa durante il pellegrinaggio regionale dell’Unitalsi Triveneta (Lourdes, 5 settembre 2025)

S. Messa durante il pellegrinaggio regionale dell’Unitalsi Triveneta

(Lourdes, 5 settembre 2025)

Omelia del Patriarca di Venezia Francesco Moraglia

 

 

Carissimi barellieri e carissime sorelle che partecipate al pellegrinaggio regionale dell’Unitalsi Triveneta, quest’anno la vostra immersione nella spiritualità di Lourdes si inserisce all’interno dell’Anno giubilare.

Non si tratta di due realtà parallele, anzi. Il pellegrinaggio a Lourdes diventa pellegrinaggio giubilare, esaltando le realtà portanti del messaggio che la Vergine Santissima affidò 167 anni fa a Bernadette Soubirous.

Il messaggio è semplice e coincide con quello dell’Anno giubilare: ritornare a Dio, la necessità della conversione.

Il Vangelo di questo venerdì della XXII settimana del tempo ordinario (Lc 5,33-39) ci aiuta ad approfondire la stessa struttura del messaggio di Lourdes, vale a dire la preghiera, il digiuno-penitenza, la conversione.

A Gesù è rivolta, dagli scribi e dai farisei, un’obiezione: “I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!” (Lc 5,33).

Il tema del digiuno e della preghiera viene qui valorizzato ma anche ridimensionato di fronte all’unico necessario, il Signore Gesù. Lo scopo della preghiera è incontrare Dio; quello della penitenza, invece, è liberarci del nostro io seguendo la strada che porta a Gesù.

Nei versetti successivi il Vangelo ci offre un’immagine, eloquente e viva, della conversione: “Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo” (Lc 5,36). Segue l’immagine del vino nuovo che non va versato in otri vecchi.

La conversione è, insomma, qualcosa di radicale e che segna la novità nella vita di una persona: “Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi” (Lc 5,38). Ecco perché l’idea del pellegrinaggio, soprattutto nel tempo giubilare, è fondamentale. Il pellegrinaggio costituisce un lasciarsi alle spalle le cose vecchie e camminare verso la novità, per ritornare poi alla realtà quotidiana rapportandosi in modo nuovo.

Preghiera, digiuno e conversione è il trinomio che accompagna da subito le apparizioni mariane di Lourdes, fin dalla primissima avvenuta l’11 febbraio 1858. Bernadette racconta: “Vidi una signora vestita di bianco, con un velo anch’esso bianco, una cintura azzurra ed una rosa gialla sopra ogni piede, anche la corona del suo Rosario era gialla. La signora prese la corona che aveva al braccio e fece il segno di croce. Anch’io cercai di farlo e ci riuscii. Mi inginocchiai e recitai la corona insieme alla bella signora. L’Apparizione faceva scorrere i grani del Rosario senza muovere le labbra…”.

La preghiera del Rosario è la preghiera semplice per i semplici che Maria, madre della Chiesa, ossia dei pastori e dei fedeli, propone a tutti come preghiera trinitaria e cristologica. Pregare il Rosario significa pregare Gesù con Maria.

Questa preghiera costruisce in noi una conversione, ci immerge nei misteri della salvezza, ci rivolge a Dio attraverso l’intercessione di Maria; è un pregare come Maria meditando i misteri della luce, della gloria, del dolore, della gioia, che sono immagini dei momenti e ambiti della vita.

Nell’ottava apparizione – avvenuta il 24 febbraio 1858 – inizia la cosiddetta “fase penitenziale”, in quanto Bernadette riceve un chiarissimo, seppur sintetico, messaggio: “Penitenza! Penitenza! Penitenza! Pregate Dio per i peccatori”. Poi la ragazza è invitata da Maria a compiere gesti penitenziali, ossia ad entrare in ginocchio nella grotta e a baciare la terra come segno di penitenza per i peccatori.

La penitenza è la forza del cristiano, anche se i gesti che la caratterizzano possono non essere capiti dal mondo, come successe a Bernadette che, anzi, venne derisa per quello che faceva durante le apparizioni (mettersi in ginocchia per salire alla grotta, baciare la terra e poi anche, come avverrà nella nona apparizione, scavare la terra – tra acque torbide – e mangiare dell’erba).

Anche per noi la penitenza è uno scavare, un andar oltre quelle che sono le acque torbide della nostra vita, per raggiungere e incontrare, più in profondità, la presenza del Signore.

Qui possiamo ricordare l’esperienza di sant’Agostino e quella di santa Teresa d’Avila: il Signore che si trova scavando all’interno di noi stessi. Da Lourdes emerge così una preghiera penitenziale che fa incontrare l’uomo con se stesso e, quindi, con Dio.

Si giunge poi alla tredicesima apparizione (2 marzo 1858) in cui la bella signora chiede a Bernadette di andare a dire ai sacerdoti di costruire qui un santuario e di recarvisi in pellegrinaggio. In un primo momento Bernadette – molto intimorita dall’atteggiamento del parroco, Peyramale, che è diffidente e brusco con lei – dimentica di comunicargli la seconda parte del messaggio. Vi torna, allora, alla sera, anche se il colloquio di qualche ora prima era stato teso e tutt’altro che amichevole, e a quel punto il parroco le risponde in modo molto asciutto: “Domandate a questa signora il suo nome e quando lo sapremo costruiremo il santuario e organizzeremo il pellegrinaggio”.

Lourdes non è innanzitutto un luogo fisico ma spirituale; è un luogo di pellegrinaggio, di preghiera, dove si va per “rimanere”. Non è un caso che i capisaldi spirituali (e, quindi, di grazia) siano l’Eucaristia e il sacramento della riconciliazione, insieme alla preghiera del Rosario e alla penitenza. Sono i punti irrinunciabili dei pellegrini che vivono la spiritualità di Lourdes.

Più che mai oggi, nella nostra società, riecheggia la famosa domanda di Pilato. Ha davanti Gesù che gli dice: “…sono nato e… sono venuto nel mondo per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce”. E Pilato replica in modo cinico e disinteressato: “Che cos’è la verità?” (Gv 18,37-38).

Viviamo in una società in cui si prende distanza dalla verità e si preferisce costruire sulla precarietà, sull’opinabile, avvallando idee e linguaggi ambigui e confusi. I maestri, oggi, sono i grandi network, la rete, i media, gli influencer. Così, però, tutto diventa farraginoso e malleabile e, alla fine, i desideri si trasformano in diritti.

La verità è il punto di partenza per costruire e dare orientamento alla propria vita e Maria diventa l’immagine di Colei che, nella fede, e nel suo sì pieno e totale a Dio, raggiunge la verità e orienta la sua vita.

Il sì di Maria si esprime nel canto del Magnificat, in cui ci è consegnata una spiritualità, un orientamento, una persona. La luce è Dio ed è essenziale cogliersi in Dio che ci chiama e ci sostiene con la Sua grazia.

Il messaggio di Lourdes riecheggiò nella Francia illuminista e positivista del XIX per rimbalzare poi in altri contesti. Ma l’uomo – lo dirà la storia del XIX e soprattutto del XX secolo – ha bisogno di una visione e di un orientamento valoriale che a partire dal vero, dal bene e dalla giustizia possa creare una società a misura d’uomo e non di profitto, di ricchezza o di potere. Le guerre sono il triste corollario di tale mancanza di visione e di orientamento valoriale, ma il cristiano deve avere il coraggio di dire che tutto inizia dalla preghiera, dal digiuno e dalla penitenza, ossia da Cristo presente nella nostra vita.

I segnali intorno a noi oggi sono preoccupanti, ad iniziare dall’ambito  geopolitico, con le circa sessanta guerre che si stanno combattendo nel mondo (tra cui pensiamo in particolare all’Ucraina, con la violenza rivolta ad un intero popolo). Ormai non si sta più a distinguere tra civili, militari o bambini, donne e anziani (pensiamo anche a quanto succede a Gaza e dintorni), perché si è perso anche il senso della dignità umana.

In questo quadro notiamo anche che le nostre città, i nostri quartieri, le nostre strade sono spesso luoghi di violenza. Talvolta nelle scuole, carenti di veri maestri, si cede alla sfida della violenza, del bullismo e della semplificazione che spegne o non riconosce l’altro. Quando non si ama o non si considera la complessità della realtà sociale, si cade nella semplificazione che è la radice di atti di egoismo che annientano quell’umanità che dobbiamo costruire guardando, senza arrossire, al Vangelo.

Lourdes, allora, diventa un richiamo importante e un appello alla vera umanità, perché la salvezza non si dà al di fuori dell’uomo ma al suo interno. Penitenza e preghiera: tutto questo ci fa comprendere quanti idoli abitano ancora dentro di noi, a nostra insaputa.

Il cammino che Lourdes ci propone si inserisce, quindi, nel grande appello alla conversione che risuona in questo Anno Giubilare e il suo messaggio diventa ancora più forte: ricostruire un’umanità differente.

Un’altra caratteristica imprescindibile di Lourdes è quella di accompagnare gli altri, accompagnare chi non può camminare da solo (fisicamente e spiritualmente) per vivere un’esperienza di spiritualità, di preghiera, di silenzio. Il farci compagni degli altri – che, senza il nostro aiuto, non potrebbero vivere questi momenti di grazia – è qualcosa che cambia la vita, perché quanto si vive a Lourdes deve poi raggiungere il nostro quotidiano.

Una rivelazione privata (come quella di Lourdes) non aggiunge nulla alla rivelazione pubblica che obbliga il credente. La rivelazione privata è valida se è riconosciuta dalla Chiesa e ha per scopo di richiamare le carenze religiose e spirituali di un’epoca. La storia della spiritualità ci ricorda questi incontri con la Madre del Signore o anche con Gesù (pensiamo a Margherita Maria Alacoque), incontri che evidenziano le carenze e le necessità che la Chiesa e il mondo vivono in quello specifico periodo storico.

L’attualità del messaggio di Lourdes – che si realizza in un flusso continuo di fedeli che permane ormai da quasi 170 anni – è una conferma del valore di questa rivelazione privata che, nel progetto di Dio, intende aiutare l’umanità a superare momenti difficili – come anche questo – in cui si sono smarriti valori fondamentali della rivelazione pubblica della Chiesa.

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