Complesso Canal-Marovich e scuola Diedo: la Diocesi di Venezia scrive alle Suore della Riparazione

Patriarcato di Venezia

Ufficio per le Comunicazioni Sociali, la Stampa e il Settimanale diocesano

Martedì 31 marzo 2026

 

COMPLESSO CANAL-MAROVICH E SCUOLA DIEDO:

LA DIOCESI SCRIVE ALLE SUORE DELLA RIPARAZIONE

 

Il Patriarcato di Venezia ha deciso di intervenire formalmente sulla delicata questione del complesso conventuale di Cannaregio, dove è ospitata anche la scuola primaria “Antonio Diedo”, e che dalle notizie pubblicate dalla stampa locale sembra sia in procinto di essere alienato da parte dell’Istituto delle Suore della Riparazione di Milano.

A Venezia gli immobili in questione sono conosciuti come “complesso Canal-Marovich” dal nome dei due fondatori di un istituto religioso ottocentesco veneziano che poi si è fuso con un istituto religioso lombardo. In una parte degli immobili da oltre quarant’anni è ospitata la casa studentesca “Santa Fosca”, promossa dalla Diocesi di Venezia per accogliere e formare i giovani universitari veneziani e portare avanti la missione spirituale voluta dalla venerabile Anna Maria Marovich e da mons. Daniele Canal. In un’altra parte dell’immobile è appunto operante, in locazione, la scuola primaria Diedo. Nello stesso complesso è stata operativa per oltre trent’anni la mensa dei poveri di “Betania”.

Dopo una verifica attenta della documentazione storica e della corrispondenza più recente, il Patriarcato di Venezia, informato anche dall’amministrazione comunale circa la volontà di alienare i beni da parte delle Suore della Riparazione, ha ritenuto necessario procedere scrivendo direttamente alla Superiora generale dell’Istituto religioso milanese.

Nella missiva il Patriarcato esprime «vero rammarico» ed evidenzia che «sino ad oggi, non consta rispettato il dettato del n° 2.1 delle “Linee orientative per la gestione dei beni negli Istituti di vita consacrata e nelle Società i vita apostolica” emanate nel 2014 dalla Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica che ribadiscono l’importanza e richiedono che vi sia un “il dialogo con l’Ordinario del luogo […] nel caso in cui gli Istituti abbiamo intenzione di chiudere case o opere o di alienare immobili”». Nella stessa lettera viene poi ricordata la disciplina canonica vigente nella Chiesa per l’alienazione di beni che essendo fondazionali hanno carattere di “patrimonio stabile” di un Istituto, come nel caso del convento “Canal-Marovich”. La questione sollevata riguarda il fatto che l’Istituto della Riparazione non ha provveduto ad informare il Patriarcato di Venezia della volontà di alienare i beni per i quali non sono stati ancora rispettati i passaggi richiesti dalla Santa Sede.

Il Patriarcato di Venezia ha voluto sottolineare poi un altro problema che ha addirittura «maggior rilievo»: si tratta delle clausole e condizioni imposte nelle due convenzioni, una del 21 maggio 1876 e un’altra del 20 settembre 1880, sottoscritte dai Fondatori e volte regolare l’unione dell’Istituto Canal-Marovich di Venezia e l’Istituto Nazareth di Milano. Tali clausole e condizioni «obbligano in perpetuo – scrive il Patriarcato di Venezia – l’Istituto delle Suore Riparatrici all’uso dei beni inerenti la Casa e al Fondi di Venezia ad “esclusivo vantaggio dell’Opera in Venezia”, con l’esclusione, quindi, d’ogni altro scopo, compreso quello perseguito dalla Casa di Milano e il vincolo “a non alienare, quindi né ipotecare o distrarre in qualsiasi modo da Venezia suddetta proprietà”».

Inoltre, si sottolinea anche «che la convenzione del 1880 lega inscindibilmente a Venezia i beni della Casa e del Fondo del Canal-Marovich ponendo il Patriarca di Venezia pro tempore in posizione sovraordinata rispetto ad essi, compresa l’ipotesi di estinzione, con i conseguenti diritti e doveri sugli stessi beni mobili e immobili, fino ad attribuire al Patriarca di Venezia il compito di interpretare e rendere sempre efficace la volontà del Fondatore».

La lettera inviata formalmente a Milano si conclude intimando alle Suore della Riparazione di dichiarare il loro fermo proposito di «ottemperare pienamente alle volontà di mons. Canal, già anticipando che, diversamente, il Patriarcato di Venezia sarà costretto a procedere nei fori civile e canonico per la tutela delle prerogative che egli stesso ha voluto attribuire e riservare in perpetuo al Patriarca di Venezia pro tempore».

 

ufficiostampa@patriarcatovenezia.it

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