Saluto del Patriarca durante la visita a San Marco dei partecipanti al Seminario internazionale organizzato a Venezia dall’Ambasciata italiana in Gran Bretagna (16 gennaio 2026)

Seminario internazionale organizzato a Venezia

dall’Ambasciata italiana in Gran Bretagna (16 gennaio 2026)

Saluto del Patriarca di Venezia Francesco Moraglia

 

      

Signor Ambasciatore, signore, signori,

benvenuti nella Basilica Cattedrale di San Marco, detta la “basilica d’oro” per evidenti motivi (basta alzare lo sguardo!). Siamo nel cuore e nel luogo simbolo della città di Venezia, mèta incessante di visitatori ma, prima di tutto, una chiesa “viva” – non siamo in un museo -, una chiesa dove la comunità cristiana celebra ogni giorno l’Eucaristia e si ritrova per le solennità dell’anno liturgico.

Siamo in uno dei massimi esempi di arte bizantina in Occidente; costruita a partire dal IX secolo; assume l’aspetto attuale nell’XI secolo ed è consacrata nel 1094. Ha una pianta a croce greca con cinque grandi cupole ispirate ai modelli di Costantinopoli. L’interno è ricco di mosaici dorati che coprono circa 8.000 m², realizzati perlopiù fra l’XI e il XIII secolo. La storia della salvezza – Antico e Nuovo Testamento – vi è rappresentata e converge verso il catino absidale in cui domina l’immagine (tipica dell’iconografia orientale) del Cristo Pantocrator, ossia il Giudice e il Re di tutti e dell’intero universo, oltreché unico Salvatore.

La basilica custodisce le reliquie di San Marco evangelista, patrono della città e del Veneto; nel 2028 celebreremo uno speciale “Anno Marciano” per ricordare i 1200 anni del trasporto (da Alessandria d’Egitto) dei resti del corpo del santo evangelista.

”Pax tibi, Marce, evangelista meus” – “Pace a te, Marco, mio evangelista” sono le parole che campeggiano sul libro tenuto aperto dal leone alato, simbolo appunto dell’evangelista.  Secondo un’antica tradizione queste parole sarebbero state pronunciate da un angelo apparso in sogno a san Marco in un’isola della laguna e starebbero ad indicare che, proprio in questi luoghi, l’evangelista avrebbe trovato riposo e degna venerazione.

Questa invocazione di pace è connaturata alla “vocazione” di Venezia che, da sempre, è stata ed è punto d’incontro e dialogo tra genti, tra l’Oriente e l’Occidente.

Il tempo che viviamo è sempre più attraversato da tensioni e conflitti che non sembrano trovare soluzione mentre altri se ne aprono ogni giorno. Contrapposizioni che arrivano sempre più al momento della guerra aperta ma che, a lungo, covano silenziosi; questo capita negli ambiti economico-finanziari, tecno-scientifici, dei media (v. fake news).

Alcuni di voi sono chiamati a verificare, analizzare, raccontare (o prefigurare) i fatti, i processi, le cause di ciò che accade, le direttrici lungo le quali si muove il mondo e i nostri Paesi. Un compito delicatissimo, vitale.

A questo proposito mi viene in mente la frase della Tempesta di Shakespeare: “…what’s past is prologue, what to come / In yours and my discharge” (Atto II, Scena I). Un monito attualissimo, un invito a saper guardare la cronaca anche con gli occhi e la mente della storia (ossia con un orizzonte più ampio e più profondo) perché tutto ciò che è accaduto in passato prepara e spiega ciò che accade in seguito, il passato non è concluso; tutto ciò che è successo genera, in qualche modo, il presente e il futuro. E ciò che verrà dipende da me e da te, cioè da tutti noi.

Sono certo che in questa visita alla Basilica Marciana vi lascerete guidare dalla bellezza e dalla forza che la fede in Cristo e l’arte hanno realizzato in questo luogo davvero unico. Invito a far vostro il motto marciano (e veneziano): ”Pax tibi, Marce, evangelista meus”. Possa accompagnarvi nel vostro lavoro quotidiano per valorizzare e far crescere la giustizia, la verità, la pace.

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