Inaugurazione del Padiglione della Santa Sede “Opera aperta” alla XIX Biennale di Architettura
(Venezia / Santa Maria Ausiliatrice – Castello, 9 maggio 2025)
Saluto del Patriarca di Venezia Francesco Moraglia
Saluto il Segretario del Dicastero vaticano per la Cultura e l’Educazione S.E Mons. Paul Tighe che rappresenta il Prefetto S.E. Card. José Tolentino de Mendonça che ha fortemente voluto questo originale Padiglione veneziano della Santa Sede.
Nell’esortazione Evangelii gaudium leggiamo: “Uno dei peccati che a volte si riscontrano nell’attività socio-politica consiste nel privilegiare gli spazi di potere al posto dei tempi dei processi… Dare priorità al tempo significa occuparsi di iniziare processi più che di possedere spazi… Si tratta di privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nella società e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti…” (Papa Francesco, Esortazione apostolica Evangelii gaudium n. 223).
Il Padiglione che oggi viene inaugurato, già nel suo nome “Opera aperta”, va in questa direzione – non facile – di avviare processi, generare nuovi dinamismi e suscitare buone relazioni. È un Padiglione che nasce per essere in continuo movimento – work in progress – e che pone l’architettura non come “realtà statica” da ammirare ma come realizzazione antropologica in divenire.
Quest’opera è, quindi, un omaggio alle encicliche Laudato si’ e Fratelli tutti in cui Francesco raccomandava di utilizzare al meglio la nostra intelligenza e le capacità umane per ri-creare nuove forme di sviluppo e di amicizia sociale, come pure riscoprire insieme l’impegno per il bene ed una ritrovata fraternità. Ma è certamente già in profonda sintonia con il caloroso invito che Papa Leone XIV, appena eletto, ha rivolto a ciascuno di noi per “costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo sempre in pace” (Leone XIV, Prima Benedizione “Urbi et Orbi” del Santo Padre, 8 maggio 2025).
L’ “Opera aperta” – questo Padiglione – non vuole conquistare spazi, ma valorizzare la storia e il vissuto di un luogo guardando al futuro. Si parte dal restauro di un’antica chiesa e del suo complesso architettonico, posizionato in una zona viva e popolare di Venezia che, pur confrontandosi ogni giorno con il turismo e i grandi eventi, ha saputo anche mantenere i tratti quotidiani della vita di una città. Il Padiglione è un “cantiere aperto” poiché si intende creare, in contemporanea, uno spazio di comunità e un laboratorio di relazioni umane e di attenzione all’ambiente che ci circonda.
L’elemento-uomo è al centro del progetto e del processo avviato: l’uomo con la sua intelligenza, con la sua ragione e con i suoi affetti, con la sua capacità e necessità strutturale di relazione, con le sue doti professionali e di ricerca, con il suo alto potenziale di creatività e con le sue esigenze di vita comunitaria, di prossimità e convivialità (che rimanda non tanto al puro nutrimento biologico ma al gioioso e umano momento d’incontro con gli altri), nonché di gusto e apprezzamento delle varie forme artistiche quali profonde esigenze spirituali dell’uomo (tra cui la musica che sarà anch’essa protagonista di questi spazi). Le opere d’arte e di architettura non risultano così gesto estemporaneo fuori del vissuto ma, piuttosto, traggono spunto e si compiono nel vissuto quotidiano.
In un contesto generale ricco di sfide per l’uomo e per la sua intelligenza – pensiamo a ciò che comporta, in termini di sfida, la cosiddetta “intelligenza artificiale” – è importante che questo Padiglione promosso dalla Santa Sede ponga al centro la persona ed in particolare l’intelligenza dell’uomo, coniugandola nella sua dimensione comunitaria e perseguendo la rigenerazione delle relazioni con gli altri e con il creato.
Esprimiamo l’augurio di “buon lavoro” e “buone relazioni” alle tante persone che si troveranno ad agire e a muoversi in questa “Opera aperta”: architetti e direttori dei lavori, restauratori e operai specializzati, visitatori e comunità locale che verrà coinvolta con le associazioni e realtà culturali, di servizio ed impegno – tra cui ricordo gli studenti dell’Università Ca’ Foscari e dell’Istituto Universitario Salesiano (Iusve) di Venezia – e tutto a favore della vita della città che, in sé, è un’opera e una finestra “aperta” sul mondo.
