S. Messa nella solennità di Maria Santissima Madre di Dio
(Venezia – Basilica Cattedrale di S. Marco, 1 gennaio 2026)
Omelia del Patriarca Francesco Moraglia
“Pellegrini di Speranza, sotto lo sguardo di Maria”
Carissimi fratelli e sorelle,
con il cuore colmo di gratitudine abbiamo chiuso, in Diocesi, nel giorno dedicato alla Santa Famiglia l’Anno del Giubileo che ci ha richiamato alla misericordia, nel segno della speranza.
Abbiamo riscoperto – questo era lo scopo dell’Anno giubilare – la nostra comune vocazione alla santità. Mentre le porte del Giubileo si chiudono – a Roma Papa Leone chiuderà la porta santa della Basilica di San Pietro il prossimo 6 gennaio, solennità dell’Epifania – il nostro pellegrinaggio però continua. Siamo, anzi, chiamati a essere testimoni ancora più ferventi, portando la luce della speranza nel mondo, specialmente in questo tempo segnato non solo da ferite profonde ma da un numero crescente di guerre (nel mondo attualmente se ne contano una sessantina).
Oggi, 1 di gennaio, oltre ad essere il primo giorno del nuovo anno civile, per la Chiesa è l’ottavo giorno del Natale e coincide con la solennità di Maria Santissima, Madre di Dio. Ma, per volere del santo Papa Paolo VI, dal 1968, in questo contesto celebriamo anche la Giornata Mondiale della Pace.
“Prima di essere una meta – ha scritto il Santo Padre nel suo Messaggio per questa Giornata – , la pace è una presenza e un cammino… È un principio che guida e determina le nostre scelte… Come la sera di Pasqua Gesù entrò nel luogo dove si trovavano i discepoli, impauriti e scoraggiati, così la pace di Cristo risorto continua ad attraversare porte e barriere con le voci e i volti dei suoi testimoni. È il dono che consente di non dimenticare il bene, di riconoscerlo vincitore, di sceglierlo ancora e insieme” (Papa Leone XIV, Messaggio per la LIX Giornata Mondiale della Pace).
Anche la solenne e antica benedizione sul popolo – che abbiamo sentito proclamare nella prima lettura tratta dal libro dei Numeri – mette in rilievo questo dono che viene, innanzitutto, dall’alto e dal cuore (dal volto, ossia dalla presenza) di Dio: “Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace” (Nm 6,24-26).
Oggi, purtroppo, guardiamo soprattutto a due terre ferite da lungo tempo: l’Ucraina e la martoriata striscia di Gaza. La loro sofferenza è la nostra sofferenza; il pianto di ogni madre e di ogni bambino dell’Ucraina e di Gaza risuona nei nostri cuori come la sconfitta di tutti. Il Giubileo ci ha ricordato che siamo tutti fratelli e sorelle, pellegrini di speranza su una Terra comune.
Ma saremmo anche profondamente ingiusti se ricordassimo solo questi due drammatici teatri di guerra e dimenticassimo tutti gli altri (sono, appunto, una sessantina!); si tratta di luoghi forse meno noti, perché geopoliticamente meno importanti sulla scacchiera politica mondiale, ma non ci sono mai morti di serie A e di serie B. Non possiamo restare indifferenti. Le armi seminano morte ovunque: in Europa, nel Medioriente, in Africa, in Asia, in America.
Il Vangelo ci insegna che le strade vere non sono quelle facili, ma quelle che rendono felici. E di fronte alla guerra la proposta cristiana è la pace, che si ottiene col dialogo paziente, sincero e fiducioso. Sì, un dialogo che avvenga nella fraternità e soprattutto nel perdono. Siamo chiamati come cristiani ad essere piccoli “semi di pace, di riconciliazione e di speranza”, come ha recentemente detto il Santo Padre, poiché un mondo di fraternità è possibile e questo mondo inizia da noi, da ogni nostra scelta, da ogni preghiera.
Mentre l’Anno giubilare termina, non finisce però la speranza ed anzi siamo invitati a restare “pellegrini di speranza”. Questa speranza si nutre di preghiera, e specialmente in questo momento di transizione, eleviamo lo sguardo a Lei, la Madre di Dio, la Beata Vergine Maria. Affidiamo a Lei, Regina della Pace, il nostro cammino per il nuovo anno. Nel giorno della sua festa ci rivolgiamo alla Madre di Dio che ha conosciuto il dolore e la speranza, affinché interceda per noi. Ne abbiamo bisogno.
In questo inizio di 2026, infatti, si vede quanto l’intuizione del santo Papa Paolo VI – di creare, a partire dal 1968, la Giornata Mondiale della Pace nel primo giorno dell’anno nuovo – fosse davvero rispondente ai bisogni di un’umanità che si scopre sempre più conflittuale e dimostra di non aver ancora appreso che le guerre non solo non risolvono le questioni ma le complicano, nutrendo i popoli di un odio che, alla lunga, crea una distruzione molto più difficile da sanare rispetto a quella delle città distrutte.
Invochiamo allora la Santa Madre di Dio in questo nuovo anno, affinché protegga i popoli dilaniati dalla guerra, doni pace ovunque si combattono guerre ed ogni giorno si celebra il trionfo della morte.
Pensiamo all’Ucraina e a Gaza, certamente! Ma, come si diceva prima, il pensiero e la preghiera, insieme a loro, raggiunga anche ogni altra terra insanguinata. Solo l’intercessione materna della Vergine può ottenere la grazia che i governanti capiscano e incomincino ad orientarsi realmente sulla via della pace tornando a dare senso alle parole “giustizia”, “verità” e “perdono”, senza le quali il dialogo è solo un inganno e una tecnica per dilazionare, ritardare ed aspettare il verificarsi di uno scenario che una delle parti in causa ritiene più opportuno per una sua affermazione.
“La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante” è il titolo-tema che Leone XIV ha voluto dare a questa Giornata. E nel suo Messaggio, ad un certo punto, pone in evidenza la “bontà disarmante” del mistero del Natale: “Forse per questo Dio si è fatto bambino. Il mistero dell’Incarnazione, che ha il suo punto di più estremo abbassamento nella discesa agli inferi, comincia nel grembo di una giovane madre e si manifesta nella mangiatoia di Betlemme. «Pace in terra» cantano gli angeli, annunciando la presenza di un Dio senza difese, dal quale l’umanità può scoprirsi amata soltanto prendendosene cura” (Papa Leone XIV, Messaggio per la LIX Giornata Mondiale della Pace).
Restiamo, dunque, “pellegrini di speranza” ed essere veri “pellegrini di speranza” vuol dire portare la tenue fiammella della luce di Cristo là dove infuriano le cause della guerra. Sì, perché costruire ponti di amore e non muri di odio vuol dire lavorare perché non si creino più le condizioni della guerra.
Seguiamo l’esempio di Maria Santissima che – come abbiamo sentito poco fa nel Vangelo – “da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” (Lc 2,19).
La richiesta che oggi rivolgiamo alla Santa Madre di Dio è che ci aiuti a vivere ogni giorno come persone che sappiano aprirsi alla misericordia e al perdono.
Maria, che invochiamo in questo primo giorno dell’anno come Stella del Mattino, guidaci verso una nuova alba di pace, verso un nuovo anno di pace.
