S. Messa nella festa di san Fabiano papa e martire
(Genova – Basilica di S.Maria Assunta in Carignano, 18 gennaio 2026)
Omelia del Patriarca di Venezia Francesco Moraglia
Cari fratelli e sorelle,
un cordiale saluto a tutti e un ringraziamento all’abate parroco – mons. Mario Capurro – per il gradito invito.
Oggi celebriamo san Fabiano, papa e martire, uomo semplice, probabilmente originario delle campagne romane seppur residente in Urbe.
Fabiano fu chiamato da Dio in modo del tutto straordinario a guidare la Chiesa in tempi difficili. Alla morte del predecessore Antero, mentre si stava decidendo chi gli sarebbe succeduto, una colomba si posò sul capo di Fabiano. Di fronte a tale fatto, Fabiano fu acclamato vescovo di Roma e, quindi, papa; per l’esattezza il ventesimo papa della Chiesa cattolica.
Il Vangelo di Luca, che è stato appena proclamato, delinea in modo efficace la figura del santo che oggi celebriamo e al quale guardiamo come ad un esempio di fedeltà al Signore che supera il tempo in cui Fabiano è vissuto e ha testimoniato la sua piena e totale adesione alle promesse del santo Battesimo: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà” (Lc 9,23-24).
Fabiano rimane ad oggi un esempio di fede umile, unita a saggezza e coraggio; un coraggio eroico che lo condusse al martirio sotto l’imperatore Decio.
In san Fabiano vediamo, ancora una volta, come Dio scelga persone semplici ed umili per compiere cose grandi, perché la vera forza per il cristiano sta sempre nella fedeltà al Signore, a costo anche della vita.
Fabiano fu papa dal 236 al 250 d. C. e mostrò una cura particolare verso i poveri, organizzò il sistema cimiteriale romano e, infine, terminò il suo cammino terreno col martirio, opponendosi alle pretese e alle prepotenze dell’imperatore Decio che voleva reintrodurre l’antica religione pagana intendendo così compattare la società e, in tal modo, difendersi meglio dalle invasioni barbariche.
Fabiano fu un esempio di pastore e fedele testimone del Signore Gesù, fedele fino al punto di dare la vita piuttosto che venire meno nel suo impegno di vescovo e cristiano.
Si dice che l’imperatore, nei confronti di papa Fabiano, giunse ad esprimersi con queste parole: “Preferirei un nemico nell’Impero che un vescovo a Roma”. La frase è chiara in sé e dice, in modo inequivocabile, il timore che l’imperatore nutriva nei confronti del vescovo di Roma che – con il suo prestigio morale – indeboliva la stessa autorità dell’imperatore fino a mettere in questione l’unità stessa dello Stato.
L’imperatore percepiva il papa come una minaccia insidiosa, più pericolosa di quella dei Goti o di altri possibili nemici. Da queste parole di Decio si evince poi come nel III secolo la conflittualità fra l’autorità imperiale e l’autorità ecclesiastica cresceva fino a diventare scontro diretto.
Il papa veniva sentito come un pericolo più grande di quello che poteva rappresentare un nemico esterno all’Impero, che pure viveva un tempo di crisi e di costanti minacce da parte delle popolazioni barbare che premevano alle frontiere. Le persecuzioni contro i cristiani – come documentano le fonti storiche – vanno lette anche in questo contesto.
Decio divenne imperatore nel 249 d.C. e cercò, appunto, di ripristinare antiche tradizioni romane (inclusa la religione pagana) ordinando a tutti i cittadini di offrire sacrifici agli dei (v. editto del 250 d.C.). I cristiani, che rifiutavano di sacrificare agli dei pagani, erano perciò perseguitati; papa Fabiano fu tra i primi martiri e venne ucciso proprio nell’anno 250 d.C.
Fabiano non cercava il potere; fu eletto per un segno divino, per una colomba che gli si posò sul capo indicando così, per i presenti, la volontà di Dio per la Chiesa.
Questo fatto ci attesta che Dio agisce secondo tempi e modi differenti dai nostri e spesso sceglie persone umili – che diremmo umanamente inadeguate – per portare a termine le imprese più differenti e talvolta ardue: “Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio” (1 Cor 1,27-29).
In un periodo di pace relativa papa Fabiano organizzò la Chiesa di Roma in sette circoscrizioni ecclesiastiche, ne pose a capo di ognuna un diacono e, si dedicò, poi, con impegno e dedizione alla cura dei poveri e dei malati costruendo una struttura adeguata e solida.
Il suo servizio episcopale fu attento e con esso preparò e plasmò una comunità ecclesiale in grado di affrontare il prevedibile tempo di persecuzioni, ormai imminente.
Papa Fabiano curò anche le relazioni con le chiese d’Oriente e d’Africa.
È opportuno, infine, ricordare come egli continuò l’opera iniziata dal predecessore Antero, ossia raccogliere gli atti dei martiri. La memoria non è mai solo un’espressione di gratitudine ma è un modo per tenere desta l’identità e la consapevolezza del proprio Battesimo. E Fabiano non si limitò a curare la memoria e il ricordo storico dei martiri, ma ne attestò l’attualità con la testimonianza personale fino, appunto, al martirio.
Così, allo stesso modo, le nostre Chiese non sono edifici artistici, musei e neanche sale per convegni o dibattiti ma luoghi in cui si fa memoria del sacrificio eucaristico, dove nel mistero si vive l’azione liturgica che è l’atto di Cristo a favore della Chiesa, la Sua Sposa, e l’azione liturgica è volta a formare una comunità che pensa, parla e vive come Gesù Cristo; una comunità che testimonia il Vangelo e non ne teme le conseguenze, perché sa che proprio nei momenti della prova vive la sua maggiore fedeltà al Signore Gesù ed è da Lui maggiormente sostenuta ed animata.
San Fabiano dovette avere viva in sé tale realtà nel momento in cui fu chiamato alla testimonianza suprema, come attesta anche la prima lettera dell’apostolo Pietro, suo predecessore, nella sede di Roma: “Se poi doveste soffrire per la giustizia – scrisse il primo Papa –, beati voi! Non sgomentatevi per paura di loro e non turbatevi, ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1Pt 3,14-15).
Fabiano – come detto – è stato tra i primi martiri della persecuzione di Decio; fu, infatti, imprigionato e morì il 20 gennaio del 250 per poi venire sepolto nella Cripta dei Papi a San Callisto.
Non esitò di fronte alle minacce dei persecutori, non venne meno, non sacrificò agli idoli affrontando la morte con fortezza cristiana e dando così una testimonianza piena di fede.
Con la sua vita dimostrò che la vera appartenenza a Cristo rende pronti a tutto, pur di non essere separati da Lui. Fabiano, papa e martire, rimane un esempio luminoso e attuale anche per noi oggi che viviamo in un mondo segnato da tanti compromessi, da reticenze e mancanze di coraggio.
Proprio in questo mondo oggi san Fabiano ci invita a essere umili e coraggiosi nel testimoniare, disposti a seguire il Signore lungo la via della croce. Preghiamo affinché la sua intercessione ci aiuti a crescere nella fede e nell’amore per essere sempre, come persone e come comunità, veri discepoli di Gesù.
