Conferenza stampa organizzata dalla Procuratoria di San Marco per la presentazione del progetto del nuovo organo a canne della Basilica di San Marco
(Venezia – Sala Sant’Apollonia, 10 febbraio 2026)
Intervento del Patriarca Francesco Moraglia
Gentili autorità, signore e signori,
nel mio intervento cercherò di soffermarmi – in una cultura e in un tempo in cui vige soprattutto il criterio e il pensiero “strumentale” – sul perché dell’iniziativa che viene intrapresa.
Non possiamo limitarci solamente a dire come sarà e come funzionerà questo organo; dobbiamo riflettere anche sul perché di questo investimento, elaborare un pensiero critico-oggettivo che ci aiuti, appunto, a rispondere alla domanda fondamentale: perché questo organo?
Parto da un elemento che è “originario” per la comunità cristiana: l’organo aiuta a pregare. E la Basilica – che è conosciuta nel mondo come grande luogo d’arte, per le sue linee, per i suoi mosaici e per i suoi preziosi tesori – è soprattutto il luogo dove la comunità cristiana si incontra e prega.
Nel tentativo, quindi, di esprimere una ragione critica sul perché delle cose, desidero citare il salmo 150 (l’ultimo del Salterio, posto non casualmente proprio alla fine e la causa finale, lo sappiamo, è la più importante) che può essere riassunto in quest’unica affermazione: da tutto il creato salga la lode a Dio.
L’ultimo salmo si esprime così: “Lodate Dio nel suo santuario, lodatelo nel suo maestoso firmamento. Lodatelo per le sue imprese, lodatelo per la sua immensa grandezza. Lodatelo con il suono del corno, lodatelo con l’arpa e la cetra. Lodatelo con tamburelli e danze, lodatelo sulle corde e con i flauti. Lodatelo con cimbali sonori, lodatelo con cimbali squillanti. Ogni vivente dia lode al Signore“ (Sal 150,1-6).
Per noi la Basilica è soprattutto questo: è il luogo dove si incontra la comunità cristiana e compie l’atto più alto, quello di lodare Dio.
Richiamo qui alcuni punti, particolarmente significativi per il momento che stiamo vivendo, della costituzione conciliare “Sacrosanctum Concilium”; il n. 112 di questo testo sottolinea che “la tradizione musicale della Chiesa costituisce un patrimonio d’inestimabile valore che eccelle tra le altre espressioni dell’arte” e il canto sacro, unito alle parole, non è un semplice abbellimento ma è “parte necessaria e integrante della liturgia solenne”. Se la parola è caratteristica fondante dell’uomo, il canto appartiene da sempre alla comunicazione umana ed ecco nella comunità cristiana il canto sacro, il canto liturgico.
La musica sacra – per il cristiano, per la comunità cristiana – è finalizzata alla gloria di Dio e alla santificazione dei fedeli ed è “tanto più santa quanto più strettamente unita all’azione liturgica”, ossia quando la musica sa unire ed esprime il mistero contenuto nella liturgia.
Sempre la “Sacrosanctum Concilium” al n. 120 si sancisce la posizione privilegiata dell’organo a canne nella Chiesa latina: “Nella Chiesa latina si abbia in grande onore l’organo a canne, strumento musicale tradizionale, il cui suono è in grado di aggiungere un notevole splendore alle cerimonie della Chiesa, e di elevare potentemente gli animi a Dio e alle cose celesti”. L’organo è, quindi, il “re” degli strumenti musicali per la musica liturgica. Altri strumenti possono essere ammessi, a giudizio della competente autorità, purché adatti all’uso sacro.
Segnalo, infine, perché mi ha sempre affascinato un passaggio del discorso di Benedetto XVI, tenuto nel 2006 per l’inaugurazione di un organo a canne nella Alte Kapelle di Regensburg. In quelle occasione il Papa svolse alcune attualissime riflessioni teologico-musicali proprio su tale strumento: “L’organo (…) riprende tutti i suoni della creazione e dà risonanza alla pienezza dei sentimenti umani, dalla gioia alla tristezza, dalla lode fino al lamento. Inoltre, trascendendo come ogni musica di qualità la sfera semplicemente umana, rimanda al divino. La grande varietà dei timbri dell’organo, dal piano fino al fortissimo travolgente, ne fa uno strumento superiore a tutti gli altri. Esso è in grado di dare risonanza a tutti gli ambiti dell’esistenza umana. Le molteplici possibilità dell’organo ci ricordano in qualche modo l’immensità e la magnificenza di Dio” (Benedetto XVI, Discorso per la benedizione del nuovo organo della Alte Kapelle di Reensburg, 13 settembre 2006).
Una città senza Dio è una città costruita contro l’uomo, il Novecento ce l’ha detto in tutti i modi.
La musica e l’organo – strumento particolarmente idoneo ad esprimere la musica – non è quindi un’aggiunta decorativa, ma parte intrinseca dell’attuazione liturgica e modo di partecipazione attiva. In sintesi, l’organo non è solo uno strumento musicale ma è un ministero e un servizio alla bellezza inserito nella celebrazione cristiana.
”Il salmo 150 parla di trombe e flauti, di arpe e cetre, di cembali e timpani: tutti questi strumenti musicali sono chiamati a dare il loro contributo alla lode del Dio trinitario. In un organo, le numerose canne e i registri devono formare un’unità. Se qua o là qualcosa si blocca, se una canna è stonata, questo in un primo momento è percettibile forse soltanto da un orecchio esercitato. Ma se più canne non sono più ben intonate, allora si hanno delle stonature e la cosa comincia a divenire insopportabile”. (Benedetto XVI, Discorso per la benedizione del nuovo organo della Alte Kapelle di Reensburg, 13 settembre 2006).
Ringrazio l’Arcidiacono, il primo Procuratore e i Procuratori di San Marco, il Capitolo Patriarcale e il cerimoniere del Patriarca per questo nuovo progetto che spero possa davvero stare nei tempi indicati.
E faccio mio, in conclusione, l’auspicio di Benedetto XVI al temine di quel suo discorso a Ratisbona: “Che tutti i frequentatori di questa magnifica Basilica, mediante la grandiosità dell’edificio e attraverso la liturgia arricchita dall’armonia del nuovo organo e dal canto solenne, siano guidati alla gioia della fede!”. Auguro a tutti un buon lavoro.
