Inaugurazione il 21 febbraio alla Scuola Grande San Teodoro (dove rimarrà aperta fino al 1° marzo)

Albino Luciani, “un Papa inatteso”. Arriva a Venezia la mostra con immagini, parole e oggetti personali di Giovanni Paolo I

Un viaggio nelle parole, i segni, gli oggetti personali di Giovanni Paolo I, sulle orme dell’uomo Luciani, attraverso i luoghi della sua infanzia, educazione, crescita umana e spirituale. Dopo il battesimo nella città di Belluno e le tappe di Oderzo, Vittorio Veneto (dove fu Vescovo), Treviso, la mostra itinerante «Un Papa  inatteso. Beato Luciani, uno sguardo profetico sull’uomo di oggi», approda in Laguna, dove prima di salire al Soglio Pontificio, il “pastore” della Chiesa giunto dalle montagne bellunesi fu 77° Patriarca di Venezia. 

Il taglio del nastro con istituzioni civili e religiose si terrà sabato 21 febbraio 2026 alle ore 11.00 presso la Scuola Grande San Teodoro. 

Dal giorno successivo si potrà partecipare a visite accompagnate da volontari appositamente formati, tutti i giorni dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.00. La mostra resterà aperta fino al 1° marzo.

Prenotazioni e informazioni: mostrapapaluciani.venezia@gmail.com;  cell.: 380.3679987.

Nata in sintonia con il Giubileo della Speranza, l’esposizione è organizzata dall’associazione di promozione sociale veronese Rivela, curata da Nicola Panciera, formatore e curatore di mostre didattiche, e a Milena d’Agostino, che all’Archivio storico del Patriarcato di Venezia ha curato la catalogazione dei volumi appartenuti ad Albino Luciani (con loro anche Simone Martuscelli).

Oltre alla collaborazione della Fondazione Museo-Casa Natale di Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I, di Canale d’Agordo, il progetto vede il sostegno di TH Resort (main sponsor), il contributo della Camera di Commercio di Treviso – Belluno|Dolomiti e della Scuola Grande San Teodoro (VE), cui si aggiungono i patrocini delle Diocesi – tra cui il Patriarcato di Venezia – e dei Comuni dei territori coinvolti.

 

Ma perché “UN PAPA INATTESO”? Non perché non fosse conosciuto, ma perché totalmente diverso da ciò che si poteva prevedere. Non si attende lui stesso di essere eletto, inatteso è per la gente radunata in Piazza San Pietro e davanti agli schermi di tutto il mondo, il doppio nome che si è dato, scelta mai compiuta prima nella storia: memoria di chi lo aveva preceduto. Il giorno dopo la sua elezione quanti lo ascoltano  vedono “tutto l’uomo” Luciani e odono l’inatteso e, in un certo senso, dirompente linguaggio della quotidianità con cui si rivolge loro prima dell’Angelus. Sentono il papa parlare come un membro della propria famiglia. Inatteso ed emozionante è il modo in cui  conduce le udienze generali, in esse applica appieno i paradigmi da lui tanto raccomandati per trasmettere la Parola, per sbriciolare i concetti più complessi, renderli comprensibili e far breccia nei cuori.

 

NOTA SULL’ALLESTIMENTO. Anticipando in parte il 50° della morte del Beato Luciani (2028), il percorso fotografico  multimediale si compone di 40 pannelli fotografici e 3 racconti video, comprese infografiche e oggetti personali di Luciani: dalla veste papale al saturno e alcuni libri provenienti dal Museo – Casa natale ad egli intitolato. E una “presenza d’eccezione”: la falce con cui un giovanissimo Albino, come pure altri suoi coetanei adolescenti, d’estate partiva di casa alle due di notte, per andare a falciare i prati in quota e garantire alle mucche della comunità (la sua stessa famiglia ne possedeva due) il miglior sostentamento. Un  lavoro molto faticoso, che Luciani seppe in qualche modo render lieto infilando nella sua gerla diversi libri, che poi leggeva tra una pausa e l’altra dall’attività, in attesa che l’erba tagliata si essiccasse per diventare fieno.  Divenne così bravo a usare la falce da essere considerato il migliore del paese. Le sezioni tematiche del percorso si intitolano: “Elezione a papa”; “I luoghi di Luciani”; “L’avventura cristiana”; “Il Pontificato”.

 

 

DICHIARAZIONI

 

Mons. Francesco Moraglia, Patriarca di Venezia: «L’arrivo a Venezia della mostra “Un Papa inatteso” è evento inedito, da non perdere. Avremo occasione di avvicinare la bella figura di Albino Luciani che, per più di otto anni, fu Patriarca di Venezia. Instancabile lavoratore della vigna del Signore, obbedì sempre e con semplicità al progetto di Dio, anche quando gli veniva chiesto di pagare di persona e di andare oltre se stesso. Chiamato a decisioni non facili ebbe un solo criterio: il Vangelo. Mai cedette a compromessi e sempre servì solo la Chiesa, senza badare al giudizio degli uomini. Ebbe un carattere umile ma fermo quando sapeva che era in gioco il volere di Dio».

 

Milena d’Agostino e Nicola Panciera: «Venezia, i suoi palazzi, le sue chiese, la vita sull’acqua e i suoi problemi non sono sconosciute al nuovo Patriarca designato da Paolo VI nel 1969. Infatti, da vescovo di Vittorio Veneto, come Luciani stesso ricorda nella lettera di saluto alla cittadinanza, con queste realtà è venuto a contatto “attraverso i pendolari che, quotidianamente, da quella diocesi scendono a Mestre e a Marghera”.

Anche la famiglia d’origine è connessa al territorio. Ed è sempre Papa Giovanni Paolo I, nell’Udienza ai veneziani del 3 settembre 1978, a svelarlo: “Il mio cuore è ancora a Venezia! … Non ci sono nato ma ho avuto occasione più volte di dire che la mamma c’era stata 11 anni, non faceva altro che parlarmi di Venezia. Il papà aveva lavorato a Murano nelle vetrerie e là ha incontrato la mamma e si erano fidanzati ed io son qua perché… per causa di Venezia. Mio nonno era stato pure alle vetrerie a lavorare e quando veniva al pascolo; io ho fatto anche il pastore da ragazzo, ci parlava di Venezia e per essere espressivo diceva: Noi qui leghiamo la capra all’albero, laggiù legano le gondole ai pali; così ebbi una prima idea di Venezia in questa maniera”.

Inoltre, nella prima omelia il neo Patriarca Luciani in San Marco l’ 8 febbraio 1970, richiama ancora una volta il metodo che Dio va attuando e all’aiuto che egli concede “anche a chi vale poco”. Poiché: “Dio, infatti, certe cose grandi ama talvolta scriverle non sul bronzo o sul marmo, ma addirittura sulla polvere, affinché se la scrittura resta, non scompaginata o dispersa dal vento, risulti chiaro che il merito è tutto e solo di Dio”.

Un altro incoraggiamento viene al nuovo Patriarca nel trovare la “strada già appianata”: infatti a partire dal suo predecessore, il Cardinale Urbani, e risalendo fino a San Lorenzo Giustiniani (primo Patriarca di Venezia), i patriarchi “formano una schiera di pastori  veramente eccellenti e talvolta toccano vertici di santità autentica”.

I primi impegni per il Patriarca Luciani sono rivolti a conoscere le varie componenti della Chiesa veneziana, il Seminario alla Madonna della Salute, le associazioni e le parrocchie. La sua sensibilità alle situazioni di bisogno lo portano, già nei giorni seguenti al suo insediamento, a visitare le carceri, quello femminile alla Giudecca, quello maschile di Santa Maria Maggiore, poi l’ospedale dei Santi Giovanni e Paolo e la clinica Stella Maris al Lido, dove mons. Olivotti, suo vescovo ausiliare, era ricoverato».

 

Loris Serafini, direttore della Fondazione e del Museo-Casa Natale di Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I di Canale d’Agordo: «La mostra cade a puntino nell’anno del Giubileo, l’Anno della Speranza, una delle “stelle” scelte nel motto episcopale del Beato Albino Luciani (La speranza è il sorriso della vita cristiana.”), le cui parole sono ancora più vibranti in questo nostro mondo così pieno di minacce, morte, guerra. Il suo insegnamento, fatto conoscere in varie città del Veneto e nel contesto contemporaneo, tanto difficile ma anche pieno di attesa, sia dunque di consolazione per quanti visiteranno la mostra.

 

Prof. Giovanni Bresadola ed Ermanno Benetti (Rivela) «Che cosa ha da dire al tempo odierno, a noi, la vita di Albino Luciani? Da queste domande siamo partiti per realizzare il percorso. Scavando nella sua quotidianità, anche precedente al Pontificato. E abbiamo trovato sì un uomo semplice, ma – cosa davvero sorprendente – un uomo di teologia, un grande intellettuale, di cultura, ma soprattutto un uomo curioso, che si interessava di ogni cosa. Che ha cercato di comunicare  a tutte e in tutti i modi che il senso della realtà è Gesù. Un uomo che quindi ha amato tantissimo la Chiesa «e che siamo convinti possa contribuire al bene di tutti, in particolare delle giovani generazioni. Il suo esempio potrà ispirare molti ragazzi che, in quest’epoca complessa, possono trovare in Papa Luciani un faro lungo il loro cammino».

condividi su