
Si è aperto martedì 13 gennaio e durerà fino alle ore 20 del 14 febbraio il tempo in cui è possibile iscriversi e quindi fare la scelta di avvalersi o meno dell’Insegnamento della Religione cattolica. Una scelta formativa importante, sottolineata di recente dalla Cei con la Nota pastorale approvata dalla 81ª Assemblea generale ad Assisi (17-20 novembre scorsi).
Nel documento i vescovi collocano l’Insegnamento della Religione cattolica (Irc) a scuola nel contesto attuale, attraversato da mutamenti rapidi: flussi migratori, pluralismo religioso, secolarizzazione crescente, intelligenza artificiale. «Non viviamo un’epoca di cambiamento quanto un cambiamento d’epoca», osserva il card. Matteo Zuppi nella presentazione, espressione che Papa Francesco e Papa Leone XIV hanno reso emblematica per leggere il tempo presente. Il documento sottolinea che «l’Irc ha saputo aprirsi al confronto e al dialogo proprio grazie all’identità che lo contraddistingue », mantenendo attenzione alle radici culturali e religiose del Paese e riconoscendo allo stesso tempo il valore educativo della presenza di tradizioni differenti nelle class i . L’Irc è presentato come percorso che aiuta gli alunni, anche quelli provenienti da altre fedi, ad avere consapevolezza del patrimonio culturale e religioso del nostro Paese». Degno di nota il fatto che non solo studenti cattolici, ma anche giovani indifferenti o non credenti scelgano di avvalersene, segno della percezione di una proposta che si misura con le domande di senso presenti nelle nuove generazioni. La Nota richiama la natura dell’Irc come «scelta di libertà », confermata da una partecipazione che supera l’80% degli alunni a livello nazionale. «La scelta di avvalersene non è una dichiarazione di fede o di appartenenza alla Chiesa cattolica, ma una richiesta di formazione scolastica su temi religiosi », chiarisce il documento, sottolineando la dimensione culturale e educativa di questo insegnamento.
L’apprezzamento per l’Irc è legato anche al lavoro degli insegnanti di religione, in gran parte laici, uomini e donne, che entrano nella scuola con quello che il testo definisce «lo spirito del Concilio Vaticano II», per animare dall’interno una realtà mondana ed essenzialmente laica. I concorsi del 2024 hanno consentito di avere «figure più stabili e radicate», elemento che rafforza il ruolo educativo di una disciplina spesso riconosciuta «per il contributo umano e culturale all’insieme della comunità scol astica». La Nota non trascura gli elementi critici che ancora caratterizzano l’applicazione dell’Irc: collocazioni orarie non favorevoli, applicazione non uniforme della normativa specifica, possibilità per gli studenti più grandi di lasciare l’istituto durante l’ora di religione privandosi di un’occasione formativa. Questi aspetti vengono tuttavia interpretati alla luce di un quadro complessivo nel quale «superiori alle criticità sono comunque i segnali di vitalità», che emergono nei processi di integrazione con una scuola sempre più multietnica e plurale.
La conclusione del documento richiama la responsabilità della Chiesa locale nell’accompagnare l’Irc, invitando a «riconoscere e rispettare la specificità istituzionale dell’Irc guardando con simpatia al lavoro quotidiano degli insegnanti ». Agli insegnanti di religione viene ricordato che «devono sentirsi membri attivi della comunità cristiana», richiamo che intende ribadire la natura ecclesiale della loro missione pur svolta all’interno dell’istituzione scolastica. La Nota si concentra poi sull’urgenza di nuove «alleanze educative » tra famiglia, scuola e comunità ecclesiale, riconoscendo che solo attraverso un’efficace collaborazione di tutte le componenti sociali sarà possibile contrastare i persi-stenti fenomeni dell’abbandono e della dispersione scolastica.
Il proverbio africano citato nel testo – «per educare un bambino ci vuole un villaggio» – diventa chiave di lettura per interpretare il contesto attuale, segnato da fragilità sociali, disorientamento e frammentazione delle reti educative. L’Irc è descritto come luogo che può contribuire a dare continuità a una tradizione culturale condivisa, offrendo strumenti per leggere le trasformazioni del presente senza perdere la consapevolezza delle radici. «Gli insegnanti devono sapere che a scuola non sono mai soli ma hanno accanto tutta una comunità che con loro collabora», sottolinea la Nota, indicando un investimento educativo che riguarda l’intera Chiesa. «A essere in gioco è la sussistenza di un patrimonio di valori spirituali, culturali ed educativi prezioso per il domani delle nuove generazioni e per il futuro del nostro Paese», conclude il documento.
(Articolo di Riccardo Benotti tratto da Gente Veneta n. 3/2026)
On line o sul modello fornito dalla scuola: ecco come ci si iscrive all’ora di religione
Anche quest’anno la circolare ministeriale che regolamenta le iscrizioni per l’anno scolastico 2026/2027, prevede che “la facoltà di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica è esercitata dai genitori e dagli esercenti la responsabilità genitoriale di alunni che si iscrivono on line (dal 13 gennaio al 14 febbraio 2026) alla prima classe della scuola primaria o secondaria di primo grado, mediante la compilazione dell’apposita sezione”. Nella scuola secondaria di secondo grado è sempre esercitata on line dagli studenti all’atto dell’iscrizione e da parte dei genitori e degli esercenti la responsabilità genitoriale. Invece, “per le iscrizioni che non siano presentate on line (ad esempio per le iscrizioni alla scuola dell’infanzia), tale facoltà è esercitata attraverso la compilazione del modello nazionale fornito dalla scuola. La scelta ha valore per l’intero corso di studi e in tutti i casi in cui sia prevista l’iscrizione d’ufficio, fatto salvo il diritto di modificare tale scelta per l’anno successivo entro il termine delle iscrizioni, ma esclusivamente su iniziativa degli interessati (…) Le istituzioni scolastiche paritarie che non aderiscono al sistema di iscrizioni on line, nel rispetto della tempistica sopra riportata, raccolgono le opzioni degli interessati utilizzando il modello di cui alla scheda C”.
In allegato trovate il messaggio del Patriarca per tale circostanza
