Inaugurazione della nuova Pinacoteca San Clemente
(Venezia – Scuola Grande di San Marco, 23 gennaio 2026)
Intervento del Patriarca di Venezia Francesco Moraglia
Autorità civili e militari, direttore generale, signore e signori,
intervenire all’inaugurazione di una pinacoteca – in un luogo in cui ci si impegna a curare chi soffre – mette in risalto il significato non solo culturale ma umano/antropologico dell’iniziativa ed evidenzia il significato che il bello assume in un luogo di sofferenza come l’ospedale.
Il bello comunica una forza in grado di risanare perché dilata l’anima umana oltre la realtà che vive, qualunque essa sia.
Desidero richiamare il valore dell’arte come ponte tra bellezza e sofferenza, sottolineando il ruolo “terapeutico” che una pinacoteca – con guide preparate non solo artisticamente ma da un punto di vista psicologico – può dispiegare (pensiamo, per esempio, alla musicoterapia).
È una contemplazione che va oltre il puro bello, mostrando così che la bellezza non è un di più ma un qualcosa che costruisce l’animo umano, capace di rigenerare lo spirito “provato” e capace anche di suscitare speranza (l’importanza della speranza nel camino terapeutico), trasformando uno spazio fisico della sofferenza in luogo di rinascita emotiva e spirituale. E abbandonando, quindi, ogni forma di scientismo ottocentesco sempre rinascente.
Una pinacoteca custodisce innanzitutto una storia, un’identità; testimonia creatività e rende fruibile un patrimonio artistico che è patrimonio di tutti. Allestire una pinacoteca dice come l’uomo sia un soggetto psicosomatico e che stimolare l’anima tramite il bello è prendersi cura dell’uomo concreto con ricadute, anche inimmaginabili, sul fisico.
L’arte è questo linguaggio universale che invita a dialogare e a condurre quanti frequentano l’ospedale, a vario titolo, a trovare reali occasioni d’incontro che schiudono strade nuove. La pinacoteca aiuta ad andare oltre.
La bellezza, inoltre, ha un altro effetto: distrae, stimola la fantasia, dona sollievo facilitando, quando è possibile, la guarigione. L’arte, così, offre una via d’evasione dalla realtà, particolarmente utile quando la realtà che si vive è faticosa e dolorosa. Un mondo interiore segnato dalla bellezza significa un modo nuovo di cogliere sé, la propria condizione, gli altri.
L’odierna inaugurazione vede il contributo del Museo Diocesano di Venezia. Per molti anni, infatti, le opere che ammiriamo in questa nuova sede sono state affidate alla custodia e alla conservazione della Diocesi nel museo che per oltre 40 anni è stato ospitato negli ambienti dell’ex convento di Sant’Apollonia e oggi ha sede nella Pinacoteca Manfrediniana alla Salute.
I musei diocesani in Italia (come il nostro) hanno avuto ed hanno un particolare ruolo nel salvare la memoria e tutelare il valore artistico e spirituale di beni e opere che, altrimenti, rischierebbero di andare perdute. Ed è ciò che è accaduto al gruppo di opere della chiesa di san Clemente che, su richiesta delle autorità civili e militari, è stato accolto nel Museo Diocesano di Venezia dove è stato protetto dal degrado tenendo vivo il legame col passato e il presente di Venezia e della sua comunità, civile e religiosa. Ora queste opere sono esposte nella Scuola Grande di San Marco.
Questo spazio dedicato alla fruizione del bello – lo ribadisco – aiuterà a far in modo che l’ambiente ospedaliero possa essere percepito come realtà che va oltre la malattia che si vive personalmente o nei propri cari.
L’arte qui, diventando terapia, mostra che la vita, anche nel dolore, è degna di essere contemplata e vissuta. Che questa pinacoteca possa essere una finestra di luce, un abbraccio silenzioso e liberatore.
