Omelia del Patriarca durante la S. Messa Pontificale nella solennità del patrono san Bassiano vescovo (Lodi – Cattedrale di S. Maria Assunta, 19 gennaio 2026)

S. Messa Pontificale nella solennità del patrono san Bassiano vescovo

(Lodi – Cattedrale di S. Maria Assunta, 19 gennaio 2026)

Omelia del Patriarca di Venezia Francesco Moraglia

 

 

 

 

Autorità civili e militari, confratelli nel sacerdozio, fratelli e sorelle,

ringrazio innanzitutto il vescovo Maurizio per l’invito a presiedere questa Eucaristia in occasione della solennità del santo patrono Bassiano.

Il legame tra Bassiano e la Chiesa di Lodi è noto a tutti; egli è padre della Chiesa che è in Lodi – l’antica Laus Pompeia – di cui è considerato primo vescovo.

Fu il primo vescovo ma non il fondatore della comunità cristiana in questo territorio; la storia, infatti, narra che all’inizio del IV secolo e, quindi, prima della nascita di Bassiano e per ordine dell’imperatore, furono decapitati e quindi resi martiri – ossia testimoni nel modo più alto – tre legionari africani (Felice, Nabore e Vittore); l’intento era di intimorire la viva e vivace comunità cristiana di Laus Pompeia portando i suoi membri ad apostatare, cioè rinnegare la propria fede. L’imperatore non mirava tanto a fare dei martiri – cosa che se poteva evitava volentieri – ma fare degli apostati.

Bassiano era nato nell’anno 319 a Siracusa; giovanissimo aveva lasciato la sua città per recarsi a Roma, spinto dal padre che voleva per lui una brillante carriera politica. Ma le vie di Dio non sono quelle degli uomini: a Roma Bassiano incontrò il Signore Gesù, la fede in Lui, e ricevette il Battesimo. Per fuggire dal padre, che voleva costringerlo all’apostasia, si recò quindi a Ravenna e lì venne ordinato sacerdote.

Ordinato vescovo, nella sua Chiesa, a Lodi Bassiano fu un pastore apprezzato per la sua fede incrollabile, plasmò e fece crescere la Chiesa lodigiana. La vicinanza con Ambrogio, il grande vescovo di Milano e padre della Chiesa d’Occidente, non era solo geografica ma anche spirituale e teologica.

Il vescovo – per il ruolo che riveste e la missione a cui risponde – appartiene alla Chiesa per la quale è stato ordinato e, con essa, costituisce un tutt’uno.

L’apostolo Paolo – siamo nell’anno 57 – scriveva alla comunità di Corinto: “Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri: sono io che vi ho generato in Cristo Gesù mediante il Vangelo” (1Cor 4,15).

Una Chiesa è sempre generata da Cristo e lo è, generalmente, attraverso il ministero sacerdotale, il sacramento dell’ordine nel suo grado sommo. La Chiesa si costituisce così a partire da e grazie a questo ministero che è “segno efficace” della presenza di Cristo capo e sposo della Chiesa.

Come duemila anni fa, oggi, il monito dell’apostolo Paolo rimane attualissimo, poiché una Chiesa priva del suo vescovo o – in altro caso – in attesa del vescovo vive una sorta di vedovanza, un’incompiutezza che sarà superata solo con l’arrivo del nuovo vescovo.

San Cipriano, vescovo di Cartagine, uno dei grandi padri della Chiesa del III secolo, scrive in una lettera indirizzata al futuro martire Florenzio queste parole davvero sintetiche ma che, nella loro estrema brevità, rendono pienamente quanto vogliono dire: “Il vescovo è nella Chiesa e la Chiesa è nel vescovo” (Cipriano, Lettera a Florenzio, [LXVI 8,3], PL 4,419).

E questo vale sia per il ruolo che il vescovo svolge nei confronti della sua Chiesa, sia nei confronti della Chiesa universale; sì, tanto nei confronti dell’oggi – il tempo presente – che lega le Chiese fra loro in una determinata epoca (comunione sincronica), quanto in rapporto alla fede della Chiesa delle origini, ossia la fede degli Apostoli (comunione diacronica).

Possiamo così considerare la Chiesa come una fraternità che si caratterizza per la fede comune, non un semplice e piccolo gruppo di simpatizzanti; qui parliamo – giova sottolinearlo – del comune dono della fede che unisce le differenti membra nell’unica Chiesa.

Il vescovo Bassiano si impegnò insieme ad altri confratelli, fra gli altri in particolare il già citato Ambrogio di Milano, per difendere la fede nicena.

Bassiano si fece carico del dovere che il vescovo ha nei confronti della “comunione ecclesiale” per cui una Chiesa particolare non vive in solitudine, come se fosse un’isola; al contrario ogni Chiesa vive in comunione con la Chiesa madre – la Chiesa di Roma – che, come attesta sant’Ignazio all’inizio del II secolo, è la Chiesa che ”presiede all’agape” (cfr. Rom I, 1).

È sempre bello constatare l’amore che lega i discepoli del Signore fra loro. Gesù, nel contesto dell’ultima cena, aveva detto ai suoi apostoli: ”Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,3 5). Si tratta di un insegnamento fondamentale di Gesù che sottolinea come l’amore reciproco fra i discepoli è prova credibile della fede e manifesta i discepoli al mondo.

Leone XIV, nel primo concistoro straordinario del suo pontificato, ci ha voluto ricordare tale insegnamento con queste parole: “Nella misura in cui ci amiamo gli uni gli altri, come Cristo ci ha amato, noi siamo suoi, siamo la sua comunità e Lui può continuare ad attirare attraverso di noi. Infatti solo l’amore è credibile, solo l’amore è degno di fede” (Discorso del Santo Padre Leone XIV in apertura del Concistoro straordinario, 7 gennaio 2026).

Non solo l’affetto collegiale (che lega i vescovi fra loro) ma anche una vera amicizia fraterna legò Bassiano ed Ambrogio e ciò si manifestò non solo quando – insieme ad altri vescovi – parteciparono al grande Sinodo di Aquileia, nell’anno 381, ma poi anche quando Bassiano fu presente al capezzale di Ambrogio negli ultimi giorni della sua vita terrena.

Se dovessimo indicare lo stile che caratterizzò il santo vescovo dell’antica Laus Pompeia, ebbene, potremmo evidenziare la sua carità pastorale che univa, ad un tempo, l’amore per Cristo e lo zelo per il gregge che Gesù – Buon Pastore – gli aveva affidato.

È questo il mandato che Gesù ha dato a Pietro e ai suoi successori: “Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli»”  (Gv 21,15).

La carità pastorale può essere considerata come la cifra che caratterizza ogni buon pastore e che consiste essenzialmente nel porre Gesù al centro della propria vita, ossia mettere sempre Gesù al primo posto. E qui vengono alla mente nomi di papi come Leone e Gregorio Magno, di vescovi come Carlo Borromeo, Agostino, Ambrogio e di santi sacerdoti come Filippo Neri, Giovanni Bosco, Pino Puglisi.

La carità pastorale costituisce il principio intimo e dinamico in grado di unificare le molteplici e diverse attività pastorali di chi, appunto, è chiamato ad esercitare il ministero ordinato. Il buon pastore esprime la carità di Cristo fino al dono totale di sé per il suo gregge.

San Bassiano seppe far sua la carità di Cristo così da renderla forma stessa della sua vita; tale carità – lo sappiamo – non s’improvvisa, né si raggiunge definitivamente una volta per tutte.

Bassiano visse un reale cambiamento d’epoca – siamo agli inizi del IV e del V secolo -; il cristianesimo, in quel tempo, stava affermandosi come religione ufficiale dello Stato, con tutte le problematiche che ciò comportava e avrebbe comportato.

La sua vita si caratterizza per la radicale conversione che allontanò da sé ogni forma di vita mondana. Egli fu, prima di tutto, testimone di una sequela di Cristo coerente, umile e fedele.

Il grande vescovo di Milano Ambrogio – la grandezza dei santi – unisce anche Bassiano e Agostino che ebbero un comune riferimento teologico e pastorale proprio nel grande vescovo da cui la Chiesa di Milano prenderà nome.

Bassiano collaborò con Ambrogio, mentre Agostino fu di Ambrogio discepolo ed estimatore. Questi grandi vescovi, nelle loro storie personali, espressero un comune intento: annunciare la stessa fede nel difficile contesto temporale del IV e del V secolo; sì, la medesima fede fu annunciata nella Chiesa di Milano guidata dal vescovo Ambrogio, nella Chiesa d’Ippona guidata dal vescovo Agostino, nella Chiesa di Laus Pompeia guidata dal vescovo Bassiano.

E questa stessa fede, annunciata e trasmessa dai successori degli apostoli nel tempo, è giunta sino ad oggi ed è incarnata e presente ora nei volti e nei cuori dell’attuale Chiesa che è in Lodi; ha il volto e il cuore del vescovo Maurizio e di tutti voi, membri di questa comunità cristiana che intende camminare insieme sui passi della fede, come pellegrini di speranza e nella carità, anche attraverso le “opere-segno” che in questi anni sono state poste in essere.

Chiediamo al Signore, attraverso l’intercessione di Maria Madre della Chiesa, di donare anche a noi, oggi, figure di vescovi santi, dotti e testimoni dell’unica fede in Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo. Vescovi che vivono la carità pastorale fino al dono totale di sé.

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