S. Messa in occasione della festa di S. Lucia
(Venezia / Santuario diocesano di S. Lucia, 13 dicembre 2025)
Omelia del Patriarca Francesco Moraglia
Saluto le autorità civili e militari, i rappresentanti degli Ordini, delle Scuole Grandi, delle Arciconfraternite e del Movimento Apostolico Ciechi, i sacerdoti e i diaconi, le persone consacrate e tutti voi, cari fedeli, qui presenti. Grazie perché, con la vostra presenza numerosa, attestate il legame profondo e sempre più forte tra Venezia e Santa Lucia.
Viviamo l’odierna festa di santa Lucia nel tratto conclusivo dell’Anno giubilare e, per l’occasione, proprio in questi giorni il Santuario diocesano di Lucia è “chiesa giubilare” nella quale poter attingere, in pienezza, i doni di grazia che il Giubileo mette a disposizione di tutti i battezzati desiderosi di compiere un cammino di conversione e progresso nell’unione con il Signore Gesù unico Salvatore.
In quest’Anno Santo il tema era la speranza, la Speranza che si fa persona e che è Gesù Cristo. È Lui infatti la vera Speranza, che non delude mai (“Spes non confundit”, dice san Paolo – cfr. Rm 5,1), appartiene a tutti ed è disponibile per tutti coloro che si lasciano battezzare e, di giorno in giorno, continuamente convertire dinanzi al perdono e alla misericordia di Dio offerti nella vita ordinaria della Chiesa (attraverso i sacramenti) e in maniera speciale e straordinaria in questo tempo di Giubileo.
L’Anno Santo, quindi, è conversione nella fede e sorgente di vita nuova, la vita nuova che sgorga dalla ritrovata libertà dei figli di Dio. La nostra ricchezza, infatti, non è rappresentata dalle nostre disponibilità finanziaria, dalle nostre proprietà o dal posto che ricopriamo. Non sono queste le cose che ci realizzano; è piuttosto il sapere che siamo figli di Dio sostenuti dall’amore eterno (sì, eterno!) e onnipotente di Dio e che va oltre la morte, come già si è manifestato nella Pasqua di Cristo.
Dobbiamo tornare, allora, a quella parola che Gesù fa risuonare all’inizio del Vangelo di Marco: “conversione” (cfr. Mc 1,4). Dobbiamo, cioè, cambiare e ragionare diversamente e lo faremo solo con un cuore libero e rinnovato. E questo vale per tutti, perché c’è speranza per tutti e Dio offre a tutti speranza.
In questo cammino siamo oggi aiutati e condotti dalla figura di questa giovane donna coraggiosa che la Chiesa acclama vergine e martire. Nemmeno la giovanissima età ha, infatti, impedito a Lucia di essere fedele a Dio e al battesimo ricevuto, al suo essere cristiana, al suo appartenere totalmente al Signore. Anche quando tutto ciò ha comportato per lei essere gettata dinanzi all’alternativa più drammatica: salvare la propria vita o continuare a scegliere il Signore restandogli fedele.
I santi martiri come Lucia sono coloro che hanno saputo accogliere la grazia di Dio nella loro vita – vagliando tutto e tenendo ciò che è buono, lasciandosi santificare e conservare irreprensibili – e sono perciò rimasti fedeli alle loro promesse battesimali, fedeli anche a prezzo della vita. Chiamati a scegliere tra salvare se stessi o confermare l’appartenenza a Gesù, hanno preferito Gesù.
Gesù, insomma, viene prima di tutto e Lucia, con la sua testimonianza, ce lo ricorda ogni volta. E qui ritroviamo l’attualità perenne di Lucia e di tutti i martiri che non costituiscono solo una pagina di storia della Chiesa antica ma sono sempre di drammatica attualità ed anzi nei secoli più recenti sono anche più numerosi che in passato. Oggi “oltre 380 milioni di cristiani sperimentano alti livelli di persecuzione e discriminazione a motivo della loro fede” e la persecuzione anticristiana è sempre più intensa tanto nell’ultimo anno “sono 4.476 i cristiani uccisi per cause legate alla fede” (Rapporto World Watch List 2025 reso pubblico da Open Doors).
La vicinanza alla solennità (appena celebrata) dell’Immacolata, ci fa – pur nella profonda differenza – unire Maria, la giovane ragazza di Nazareth, alla giovane e martire siracusana in una splendida cornice di santità; in Maria e Lucia contempliamo l’esempio luminoso di quell’ “umanità al femminile” che si pone di fronte a Dio ed è capace di pronunciare – con le parole e con la vita – un sì generoso, totale, coraggioso e gioioso che appunto, in qualche modo, richiama il sì di Maria pronunciato a Nazareth duemila anni fa.
Come leggiamo nella lettera pastorale che delinea il cammino del Patriarcato in vista dell’Anno Marciano del 2028, “la Chiesa ha la sua origine a Nazareth ed è qui che manifesta la sua realtà più intima; così la libertà/povertà evangelica (non ideologica) rimane per la Chiesa, di ogni epoca, il fondamento durevole ed imprescindibile per ogni riforma credibile e ogni conversione autentica. La Chiesa nasce a Nazareth perché lì è stato accolto il progetto di Dio da una giovane fanciulla che rinuncia al suo progetto. Ella diventerà Madre rimanendo Vergine con il suo sì pieno e totale pronunciato nella povera casa di Nazareth” (Francesco Moraglia, “Pax tibi, Marce” – Lettera pastorale del Patriarca in vista dell’Anno Marciano 2028).
Un sì detto da una giovane donna e ricolmo di fede, ossia di fiducia in quel Dio che sa fare cose grandi in chi si fida di Lui e che riversa in pienezza la sua misericordia di generazione in generazione (cfr. Lc 1, 49-50). Anche il Giubileo che stiamo per concludere, con tutta la ricchezza della grazia che porta con sé, discende come frutto prezioso da quel grande sì di Maria che troviamo poi “rinnovato” nella vita di Lucia e di tanti altri santi e sante.
Sì, perché per ogni cristiano – per ognuno di noi – il dono del battesimo, accolto e portato avanti giorno per giorno – diventa il grande “sì” che unisce al Signore Gesù; è il senso pieno della vita, è il significato vero di ogni momento. Per questo abbiamo dedicato il primo tratto di questo cammino verso l’Anno Marciano alla riscoperta dell’essere discepoli e del proprio battesimo, che significa «porre Gesù Cristo al centro e aiutare le persone a vivere una relazione personale con Lui» in tutti i momenti della vita e in tutte le sfide quotidiane (cfr. Francesco Moraglia, “Pax tibi, Marce” – Lettera pastorale del Patriarca in vista dell’Anno Marciano 2028).
Sostenuti allora dall’esempio di santa Lucia, rivestita della corona della verginità e del martirio, chiediamo dunque a Dio di donarci la sua forza per essere capaci di testimoniare e di onorare il nostro battesimo in ogni momento della vita quotidiana affinché, come lei, “superiamo ogni male e raggiungiamo la gloria del cielo” (Preghiera dopo la comunione nella Messa di S. Lucia).
