CONCERTI NELLE CHIESE

Secondo la tradizione illustrata dal Rituale della Dedicazione della chiesa e dell’altare, le chiese sono, anzitutto, luoghi dove si raccoglie il popolo di Dio. Esso, “adunato nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, è la Chiesa, tempio di Dio edificato con pietre vive, nel quale viene adorato il Padre in spirito e verità. Giustamente fin dall’antichità il nome “chiesa” è stato esteso all’edificio in cui la comunità cristiana si riunisce per ascoltare la parola di Dio, pregare insieme, ricevere i Sacramenti, celebrare l’eucaristia, e adorarla in esso come sacramento permanente”. Le chiese pertanto non possono considerarsi come semplici luoghi “pubblici”, disponibili a riunioni di qualsiasi genere. Sono luoghi sacri, cioè “messi a parte”, in modo permanente, per il culto a Dio, dalla dedicazione o dalla benedizione. Come edifici visibili, le chiese sono segni della Chiesa pellegrina sulla terra; immagini che annunciano la Gerusalemme celeste; luoghi in cui si attualizza fin da quaggiù il mistero della comunione tra Dio e gli uomini. Negli abitati urbani o rurali, la chiesa è ancora la casa di Dio, cioè il segno della sua abitazione fra gli uomini. Essa rimane luogo sacro, anche quando non vi è una celebrazione liturgica. In una società di agitazione e di rumore, soprattutto nelle grandi città, le chiese sono pure luoghi adeguati dove gli uomini raggiungono, nel silenzio o nella preghiera, la pace dello spirito o la luce della fede. Ciò sarà possibile soltanto se le chiese conservano la loro identità. Quando le chiese si utilizzano per altri fini diversi dal proprio, si mette in pericolo la loro caratteristica di segno del mistero cristiano, con danno più o meno grave alla pedagogia della fede e alla sensibilità del popolo di Dio, come ricorda la parola del Signore: “La mia casa è casa di preghiera”.
Il regolamento per l’uso delle chiese è determinato dal can. 1210 del Codice di Diritto Canonico: “Nel luogo sacro sia ammesso solo quanto serve per esercitare e promuovere il culto, la religione, ed è vietato tutto ciò che non sia consono alla santità del luogo. Tuttavia l’Ordinario può permettere, caso per caso, altri usi, che però non siano contrari alla
santità del luogo”. Il principio che l’utilizzazione della chiesa non deve essere contraria alla santità del luogo determina il criterio secondo il quale si deve aprire la porta della chiesa a un concerto di musica sacra o religiosa, e la si deve chiudere ad ogni altra specie di musica. La più bella musica sinfonica, per esempio, non è di per sé religiosa. Tale qualifica deve risultare
esplicitamente dalla destinazione originale dei pezzi musicali o dei canti e dal loro contenuto. Non è legittimo programmare in una chiesa l’esecuzione di una musica che non è di ispirazione religiosa e che è stata composta per essere eseguita in contesti profani precisi, sia essa classica, o contemporanea, di alto livello o popolare: ciò non rispetterebbe il carattere sacro della chiesa, e la stessa opera musicale eseguita in un contesto non connaturale ad essa. Spetta all’autorità ecclesiastica esercitare liberamente i suoi poteri nei luoghi sacri, e dunque regolare l’utilizzazione delle chiese salvaguardando il loro carattere sacro.
CONCERTI NELLE CHIESE – Lettera della Sacra Congregazione per il Culto Divino (Roma, 5 novembre 1987)

 

Alla luce delle disposizioni canoniche e di quelle date dalla Conferenza Episcopale Italiana, la nostra diocesi ritiene necessario fornire ai responsabili delle chiese alcune imprescindibili indicazioni per ottenere l’autorizzazione qualora ci sia la richiesta dello svolgimento di un concerto in un luogo sacro:

  1. il Parroco (o il Legale Rappresentante) è sempre responsabile di quanto avviene nella chiesa affidata alla sua cura;
  2. le chiese sono destinate al culto divino e, quindi, l’utilizzo per altre attività, come i concerti, deve considerarsi eccezionale e sempre soggetto all’autorizzazione del competente ufficio di Curia;
  3. possono essere autorizzati soltanto concerti che prevedano l’esecuzione di musica sacra o canto sacro;
  4. le esecuzioni musicali siano sempre precedute e/o accompagnate da adeguate introduzioni non soltanto di carattere artistico, ma anche biblico, liturgico e spirituale;
  5. l’ingresso in chiesa per il concerto deve essere sempre gratuito;
  6. l’eventuale presenza di allestimenti all’interno dello spazio liturgico, l’utilizzo di particolari luci e altri strumenti tecnologici, nonché l’effettuazione di riprese audiovisive, deve sempre essere autorizzata dai competenti uffici di Curia (Beni Culturali, Ufficio Chiese);
  7. si vigili affinché l’eventuale utilizzo dell’organo della chiesa sia coerente con le qualità specifiche dello stesso strumento;
  8. il SS.mo Sacramento dell’Eucaristia deve essere rimosso dall’aula liturgica per tutta la durata del concerto (e la sua eventuale preparazione);
  9. lo spazio liturgico del presbiterio non deve essere occupato da musicisti e cantori;
  10. si devono sempre e comunque mantenere un abbigliamento e un comportamento rispettosi dello spazio sacro;
  11. la richiesta di autorizzazione deve pervenire all’Ufficio Liturgico (e agli altri Uffici eventuali coinvolti) prima che siano resi noti la data e il programma del concerto, tenendo presenti i tempi necessari per lo svolgimento dell’iter;
  12. per i canti in lingua straniera si richiede di fornire il testo e la relativa traduzione in italiano.