{"id":64,"date":"2003-11-09T00:00:00","date_gmt":"2003-11-08T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/venezia.webdiocesi.it\/ufficioliturgico\/2003\/11\/09\/nel-40-anniversario-della-costituzione-sacrosanctum-concilium\/"},"modified":"2016-07-26T09:37:20","modified_gmt":"2016-07-26T07:37:20","slug":"nel-40-anniversario-della-costituzione-sacrosanctum-concilium","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.patriarcatovenezia.it\/ufficioliturgico\/2003\/11\/09\/nel-40-anniversario-della-costituzione-sacrosanctum-concilium\/","title":{"rendered":"Nel 40\u00b0 Anniversario della Costituzione Sacrosanctum Concilium"},"content":{"rendered":"<p>Nel 40\u00b0 Anniversario della Costituzione Sacrosanctum Concilium <br \/> Per riprendere il filo&#8217; Il 4 dicembre 1963 veniva promulgata dal Concilio Vaticano II la Costituzione sulla Liturgia Sacrosanctum Concilium. Fu il primo documento prodotto da quella straordinaria assemblea di tutti i vescovi del mondo, che ha segnato profondamente la vita della Chiesa. Da circa quarant&#8217;anni, infatti, quel Concilio e gli importanti documenti da esso promulgati costituiscono il punto di riferimento obbligato per chi voglia sapere che cosa la Chiesa pensa di se stessa e quale debba essere la sua missione in questo mondo.  Giovanni Paolo II all&#8217;inizio del terzo millennio ne ha riaffermato il valore e l&#8217;attualit\u00e0, invitando tutta la Chiesa a promuoverne la lettura e l&#8217;assimilazione. In preparazione al grande Giubileo del 2000 aveva chiesto alla Chiesa di interrogarsi sulla recezione del Concilio (Tertio millennio adveniente , n. 36). A Giubileo concluso gliel&#8217;ha riconsegnato come &#8216;una sicura bussola che orienta il cammino del secolo che si apre&#8217; (Novo millennio ineunte, n. 57). &#8216;A mano a mano che passano gli anni quei testi non perdono il loro valore n\u00e9 il loro smalto&#8217;, scrisse il papa.  Infatti non avevano semplicemente lo scopo di definire lo status quo, ma di aprire ad un nuovo futuro proponendo un modo nuovo di essere Chiesa, fedele alla Tradizione, obbediente alla voce dello Spirito Santo e attento ai segni dei tempi, in un mondo che cambia rapidamente e che sembra voler fare a meno di essa. Per mezzo di questo Concilio la Chiesa ha ritrovato la sua identit\u00e0 pi\u00f9 profonda e la sua immagine di popolo di Dio, che in Cristo morto e risorto e nel dono dello Spirito costruisce la sua unit\u00e0 e la rende visibile, affinch\u00e9 il mondo veda in esso &#8216;il segno e lo strumento dell&#8217;intima unione con Dio e dell&#8217;unit\u00e0 di tutto il genere umano&#8217; (Lumen gentium, n.1). &#8216;Fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione&#8217; sembra sia stato il filo conduttore di tutti i principali documenti promulgati. Giovanni Paolo II ha fatto di questo progetto &#8216;la grande sfida che ci sta davanti nel millennio che inizia, se vogliamo essere fedeli al disegno di Dio e rispondere anche alle attese profonde del mondo&#8217; (Novo millennio ineunte, n.43). <br \/> L&#8217;esperienza liturgica alla base del nuovo progetto ecclesiale Il primo argomento assunto dal Concilio Vaticano II \u00e8 stata la riforma liturgica. Fu un grande atto di coraggio. I Vescovi in questo modo non solo hanno messo le mani su un rituale ritenuto intoccabile e divenuto per molti aspetti anacronistico e incomprensibile, ma soprattutto hanno ridefinito la Chiesa, la sua vita e la sua azione pastorale partendo dalla sua Liturgia, ossia partendo dal suo modo di intendere e di celebrare &#8220;i santi misteri&#8221;. Ne \u00e8 venuto fuori un lavoro, che ha del &#8220;prodigioso&#8221;. Non si pu\u00f2 non riconoscervi l&#8217;ispirazione e l&#8217;azione dello Spirito Santo. La Chiesa ha ritrovato &#8220;la sorgente&#8221; del proprio esistere e del proprio operare in favore dell&#8217;umanit\u00e0. Il &#8220;mistero&#8221; di Cristo, morto e risorto, come &#8220;mistero pasquale&#8221;, cio\u00e8 come evento salvifico determinante e definitivo, \u00e8 ritornato ad essere il motivo e l&#8217;oggetto principale della Liturgia dei cristiani. Il mistero pasquale \u00e8 ritornato ad essere il filo conduttore della &#8220;storia della salvezza&#8221; e della Liturgia che la prolunga nel tempo della Chiesa. La Liturgia non \u00e8 pi\u00f9 semplicemente un opera meritoria per la vita eterna, ma \u00e8 il mezzo normale e ordinario attraverso il quale la vita presente diventa vita eterna essa stessa, perch\u00e9 per opera dello Spirito Santo viene resa conforme a quella di Cristo.  La Liturgia assume di nuovo lo scopo di rendere attuale l&#8217;amore di Dio che salva e i gesti salvifici di Cristo che lo manifestano. Non sono i riti che ci salvano, ma l&#8217;incontro con Cristo, che i riti in qualche modo rendono visibile e operante e che la fede fa riconoscere. La Liturgia, infatti, non avr\u00e0 pi\u00f9 lo scopo di mostrare quello che noi siamo capaci di fare per Dio, ma avr\u00e0 lo scopo di mostrare quello che Dio continua a fare per noi, affinch\u00e9 davvero &#8216;tutti gli uomini siano salvi&#8217; in Ges\u00f9 Cristo, ossia tutti possano godere il beneficio della sua redenzione e della &#8220;consolazione&#8221; del suo Spirito, offerti per mezzo di Lui &#8220;una volta per sempre&#8221;. In questo modo la Chiesa riscopre tra le righe della propria storia quasi bimillenaria la sua originaria destinazione, vale a dire quella di &#8220;servire&#8221; il Dio-che-salva mediante le azioni liturgiche. Essa non \u00e8 la detentrice esclusiva dei mezzi che salvano, ma \u00e8 il segno umano, che Dio stesso ha scelto e di cui si serve per continuare a &#8220;scendere&#8221; in mezzo all&#8217;umanit\u00e0 e a rimanervi come &#8220;Emmanuele&#8221;. E la sua preoccupazione principale d&#8217;ora in poi non sar\u00e0 quella di individuare e organizzare gli elementi rituali adeguati a celebrare la trascendenza di Dio e degni di essere fatti alla sua presenza, ma quella di indicare e far recepire il significato profondo delle sue azioni liturgiche e la maniera pi\u00f9 adeguata di esprimerlo e di farlo accogliere.  <br \/> Perch\u00e9 ricordare Queste sono le prime e pi\u00f9 importanti affermazioni di fede che la Costituzione Sacrosanctum Concilium raccoglie nei primi numeri e che indicano il valore enorme dell&#8217;opera riformatrice intrapresa dal Concilio. La Costituzione sulla Liturgia non a caso e non solo per ragioni cronologiche fu il primo documento del Concilio Vaticano II. Lo disse esplicitamente Giovanni XXIII alla chiusura del primo periodo di lavoro, l&#8217;8 dicembre 1962, e Paolo VI alla sua  promulgazione l&#8217;anno seguente: &#8216;Il tema trattato prima d&#8217;ogni altro, per la sua natura e per la dignit\u00e0 che ha nella Chiesa, \u00e8 la santa Liturgia&#8217; Il nostro animo ne esulta di profondo gaudio. Cos\u00ec facendo abbiamo conservato la giusta gerarchia delle cose e dei doveri; con ci\u00f2 abbiamo professato che il primo posto \u00e8 di Dio e che nostro primo dovere \u00e8 la preghiera a Dio; la Liturgia \u00e8 la prima fonte di quel divino scambio per cui ci \u00e8 comunicata la vita stessa di Dio, la prima scuola del nostro animo, il primo dono al popolo cristiano&#8217;, il primo invito all&#8217;umanit\u00e0 che sciolga la sua lingua reciprocamente con noi&#8217;.  Votato quasi all&#8217;unanimit\u00e0 (2147 favorevoli, 4 no e 1 nullo) il 4 dicembre 1963,  questo documento ebbe attuazione pratica prima ancora che il Concilio finisse. Gi\u00e0 il 7 marzo 1965, inizio della Quaresima di quell&#8217;anno, incominciarono i primi cambiamenti. Da quel giorno, infatti, i presbiteri si trovarono per la prima volta faccia a faccia con le loro assemblee per una Liturgia che doveva essere &#8220;nuova&#8221; non soltanto per alcune novit\u00e0 rituali introdotte, ma soprattutto per il &#8216;nuovo soggetto celebrante&#8217; che cominciava ad avere (ossia tutta l&#8217;assemblea radunata con il suo pastore) e per lo spirito e il significato che dovevano animarla (ossia un&#8217;esperienza e una manifestazione di comunione in Cristo risorto). Ricordarne la promulgazione quarant&#8217;anni dopo significa allora, per i pi\u00f9 anziani, ritornare a respirare lo spirito profetico con cui l&#8217;hanno accolta e poi servita con la loro competenza e la loro professionalit\u00e0. Ma significa anche ritornare a credere al progetto liturgico che questo documento ha delineato e che anch&#8217;essi durante questi primi quarant&#8217;anni, pur tra forti resistenze, si sono impegnati a realizzare. Per i pi\u00f9 giovani, invece, questa commemorazione pu\u00f2 significare un invito a conoscere a fondo questo documento, ad assimilarne lo spirito e a impegnarsi anch&#8217;essi, affinch\u00e9 il progetto liturgico da esso delineato non venga stravolto, ma semmai migliorato. Non pu\u00f2 essere ancora un documento d&#8217;archivio o di semplice consultazione. Esso \u00e8 e rimarr\u00e0, chiss\u00e0 fino a quando, la carta fondamentale che ispira e regola il modo di intendere e interpretare l&#8217;azione cultuale della Chiesa, affinch\u00e8 non sia ritualismo formale, ma espressione di fede e operazione di salvezza, che cambia e fa star bene coloro che direttamente o indirettamente ne sono coinvolti.  <br \/> La riforma continua  Per le bellissime cose che vi sono scritte la Sacrosanctum Concilium sembra essere essa stessa, si potrebbe dire, una celebrazione della liturgia &#8216;in spirito e verit\u00e0&#8217; come non mai. In pratica, per\u00f2, la sua promulgazione non fu sufficiente perch\u00e9 la liturgia diventasse in breve tempo &#8216;una celebrazione in spirito e verit\u00e0&#8217; ovunque. Evidentemente neppure una buona carta costituzionale poteva bastare da sola a far uscire la liturgia dal ritualismo di cui si era per cos\u00ec dire ammalata. Bisognava lavorare anche su altri fronti della vita della Chiesa. Il Concilio pare ne fosse ben consapevole, vista la gran mole di documenti promulgati, dalla Costituzione Dei Verbum sulla rivelazione alla Gaudium et spes sulla Chiesa e il mondo contemporaneo. Non bastava, infatti, cambiare i riti e la lingua per fare un&#8217;autentica riforma liturgica.  Anche nella tradizione biblica dell&#8217;AT ci furono delle grandi riforme liturgiche.  Ma hanno funzionato quando insieme ci fu anche una riforma religiosa, sociale e politica del popolo di Dio.   Perch\u00e9 una liturgia senza giustizia e senza amore reciproco \u00e8 una liturgia senza Dio, falsa e insopportabile.  Iniquit\u00e0 e liturgia, oppressione e liturgia, malavita e liturgia non possono convivere.  Liturgia e vita personale e collettiva non possono essere separate (cfr. art. 9).  Se non c&#8217;\u00e8 vita nuova in Cristo e nella Chiesa, ma anche nella societ\u00e0 civile, non ci potr\u00e0 mai essere una nuova liturgia.        Non ci potr\u00e0 mai essere la liturgia della nuova carta costituzionale: quella che \u00e8 chiamata &#8216;fonte e culmine della vita della Chiesa&#8217; perch\u00e9 ogni volta dovrebbe produrre e raccogliere, trasformandole in segno di salvezza, la nuova umanit\u00e0 (1 Cor. 15, 22) e la nuova creazione Cor. 5, 17), che il mistero pasquale di Cristo ha inaugurato e che la comunit\u00e0 cristiana sta realizzando e sperimentando (cfr. art. 10).  La liturgia non si fa solo per coltivare la speranza di questa novit\u00e0.  Dev&#8217; essere anche la sua manifestazione. Ancora in fieri, se vogliamo. Ancora piena di imperfezioni. Ancora perfettibile. Comunque gi\u00e0 presente.  E proprio per questo, motivo di gioia, di benedizione e di speranza.  Come un albero che si presenta con suoi frutti non ancora maturi. <br \/> Tra problemi veri e falsi In questi quarant&#8217;anni ci siamo preoccupati di tante cose. Noi in particolare, anche attraverso questi incontri, ci siamo preoccupati che il canto e la musica divenissero parte integrante della celebrazione liturgica e pi\u00f9 in generale della vita dei cristiani. Ci siamo preoccupati che il popolo di Dio tornasse a cantare i canti rituali e anche quelli che accompagnano i riti, perch\u00e9 il canto unisce il cuore e le voci dei presenti e contribuisce a creare comunione. Ci siamo preoccupati di formare musicisti e animatori perch\u00e9 il popolo di Dio avesse qualcuno che lo aiutasse a riprendere il proprio ruolo anche in ordine al canto e a svolgerlo adeguatamente. Abbiamo litigato molto sui repertori, sulle forme musicali, sugli stili, sui testi, sul ruolo delle corali, ecc.. Probabilmente continueremo a farlo ancora per molto tempo. Anche questo fa parte del gioco. Pu\u00f2 servire a migliorare e a produrre cose di migliore qualit\u00e0. Ci sono ancora tante questioni aperte e tanti vuoti da colmare. La rapida evoluzione dei tempi e delle culture non permette di fermarsi ai risultati ottenuti. D&#8217;altra parte lo Spirito Santo ci chiede materiale musicale adeguato alle persone che vivono e celebrano nel loro oggi religioso e culturale. Comunque non saranno sicuramente i nostri litigi, n\u00e8 le nostre inadempienze e neppure le nostre &#8216;brutture musicali&#8217;, come qualcuno definisce molti dei canti in circolazione, a minacciare o a bloccare la riforma liturgica iniziata quarant&#8217;anni fa. Non saranno neppure le forti resistenze che ancora incontra n\u00e8 le sconvolgenti e scandalose concessioni fatte anche recentemente da vescovi e alti prelati alle richieste dei tradizionalisti. Non vale la pena prendersela pi\u00f9 di tanto. La vera minaccia della riforma liturgica \u00e8 ancora una volta la vita cristiana e la vita delle comunit\u00e0 che non cambia; \u00e8 ancora la vita che, anzich\u00e9 volare al soffio dello Spirito negli spazi della vera novit\u00e0, creando rapporti umani pi\u00f9 accoglienti e pi\u00f9 forti, rimane incatenata alle proprie ideologie e ai propri schemi mentali e religiosi; \u00e8 ancora la vita che non diventa &#8216;vita pasquale&#8217;, libera da ogni idolatria e sempre disponibile al dono di s\u00e9, frutto bello e gustoso dell&#8217;incontro con &#8216;Colui che fa nuove tutte le cose&#8217;, compresa la Liturgia. Questo \u00e8 il vero problema. Questo \u00e8 il fronte aperto della riforma liturgica sul quale \u00e8 necessario concentrare forze e risorse, se si vuole che la Liturgia sia un&#8217;esperienza di vita nuova e non semplicemente un&#8217;esperienza accanto alla vita. <br \/> D. Franco Gomiero  Mestre, 9 novembre 2003 <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 40\u00b0 Anniversario della Costituzione Sacrosanctum Concilium Per riprendere il filo&#8217; Il 4 dicembre 1963 veniva promulgata dal Concilio Vaticano II la Costituzione sulla Liturgia Sacrosanctum Concilium. Fu il primo documento prodotto da quella straordinaria assemblea di tutti i vescovi del mondo, che ha segnato profondamente la vita della Chiesa. 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