{"id":62,"date":"2001-05-08T00:00:00","date_gmt":"2001-05-07T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/venezia.webdiocesi.it\/ufficioliturgico\/2001\/05\/08\/orientamenti-per-la-musica-e-il-cantonella-celebrazione-del-matrimonio\/"},"modified":"2016-07-26T09:37:20","modified_gmt":"2016-07-26T07:37:20","slug":"orientamenti-per-la-musica-e-il-cantonella-celebrazione-del-matrimonio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.patriarcatovenezia.it\/ufficioliturgico\/2001\/05\/08\/orientamenti-per-la-musica-e-il-cantonella-celebrazione-del-matrimonio\/","title":{"rendered":"Orientamenti per la Musica e il Canto\nnella Celebrazione del Matrimonio"},"content":{"rendered":"<p>Nell&#8217;intento di promuovere uno stile liturgico, che rispetti e valorizzi il ruolo del canto e della musica nelle celebrazioni del Matrimonio, l&#8217;Ufficio Liturgico &#8211; Sezione Musica e Canto, in collaborazione con l&#8217;Ufficio per la pastorale degli sposi e della famiglia, suggerisce alle Chiese del Patriarcato, in particolare ai parroci, ai responsabili del canto e agli sposi, le seguenti indicazioni: <br \/> 1.\tIl canto e la musica sono elementi rituali, che fanno un tutt&#8217;uno con la celebrazione liturgica, la servono e la integrano. Essi costituiscono un modo singolare ed efficace di esprimere il Mistero che si celebra e hanno lo scopo di manifestare &#8220;l&#8217;aspetto ecclesiale della celebrazione stessa&#8221; (Musicam sacram, 42). Limitarsi a farne solo un ornamento o una specie di colonna sonora significa tradire un&#8217;esigenza liturgica fondamentale.  <br \/> 2.\tAnche la celebrazione del Matrimonio \u00e8 una celebrazione &#8220;ecclesiale&#8221;, nel senso che manifesta la Chiesa radunata e la fa diventare sempre pi\u00f9 sacramento del Cristo risorto, un segno di speranza per l&#8217;umanit\u00e0. Non \u00e8 un&#8217;azione privata degli sposi, n\u00e9 si fa soltanto per gli sposi. Gli sposi vi entrano come ministri di quella parte che nella celebrazione ha lo scopo di rivelare il rapporto sponsale tra Cristo e la Chiesa attraverso la loro reciproca donazione e alleanza, affinch\u00e8 nel loro gesto tutti i presenti lo possano riconoscere e per esso diano lode al Signore. <br \/> 3.\tGli sposi, perci\u00f2, siano adeguatamente preparati alla celebrazione liturgica del Sacramento, affinch\u00e9 possano sapere ci\u00f2 che spetta ad essi e ci\u00f2 che spetta a tutti i partecipanti e possano fare la loro parte con fede e spirito di servizio. Collaboreranno poi gioiosamente e coscientemente affinch\u00e9 con la loro presenza, i loro gesti e le loro parole si manifesti il &#8220;mistero grande&#8221;(Ef. 5, 32), che si compie in essi e per mezzo di essi nell&#8217;assemblea convocata. Non si dimentichino che \u00e8 l&#8217;immagine di Cristo e della Chiesa intimamente uniti che deve trasparire dalla celebrazione del loro Matrimonio. Pertanto sceglieranno quei segni rituali che effettivamente possano favorire la creazione e la percezione di tale immagine, in modo che essa diventi per tutti motivo di lode e di benedizione a Dio e nello stesso tempo anche motivo di festa.  <br \/> 4.\tGrande importanza assume a questo riguardo la scelta dei canti e della musica. I canti e la musica devono servire a dare una immagine festosa al raduno, ma soprattutto a favorire l&#8217;intima unione tra tutti i partecipanti.  Perci\u00f2 nella scelta siano riconosciuti e valorizzati per questa loro importante e necessaria funzione ministeriale (Sacrosanctum Concilium, 112). Non servano solo ad abbellire la celebrazione, ma servano soprattutto a creare e ad esprimere quanto pi\u00f9 comunione possibile tra i presenti. A questo scopo sar\u00e0 opportuno tener conto del contesto generale e del momento particolare in cui vengono collocati, facendo molta attenzione al testo, alla forma musicale, a chi li deve eseguire o ascoltare, al gesto rituale che accompagnano o che interpretano. <br \/> 5.\tPertanto si raccomanda sia agli sposi, sia ai musicisti di dare la priorit\u00e0 assoluta al canto dell&#8217;assemblea che sar\u00e0 presente. Pur tenendo conto della sua atipica composizione, spesso problematica dal punto di vista della &#8220;partecipazione attiva, cosciente e responsabile&#8221; alle liturgie cristiane, si faccia in modo di garantire almeno i canti rituali essenziali, cio\u00e8 il ritornello del salmo responsoriale (o anche tutto il salmo, da non sostituire in ogni caso con una canzone popolare che non rispetti il senso e l&#8217;atteggiamento interiore che il salmo esprime), l&#8217;Alleluia al Vangelo, il Santo e le successive acclamazioni (Mistero della fede, l&#8217;Amen della dossolog\u00eca) e infine il canto allo spezzare il pane (Agnello di Dio o un&#8217;acclamazione equivalente, da non sostituire, per\u00f2, con  un canto sulla pace, che non \u00e8 previsto dal rituale e rischia di far passare in secondo piano il gesto importante dello spezzare il pane).  Qualora si decidesse di cantare anche il Padre nostro, si abbia cura di scegliere una melodia che rispetti l&#8217;integrit\u00e0 e la santit\u00e0 di questa preghiera. Non \u00e8 lecito sostituirla con delle parafrasi o dei rifacimenti arbitrari, spesso anche di pessimo gusto letterario, come quella che viene usata sulle note della famosa canzone Sound of silence di P. Simon. Per gli altri momenti o riti in cui \u00e8 previsto il canto, ossia inizio, inno di lode, presentazione dei doni, comunione, nulla vieta che a cantare sia solo un piccolo coro o una schola cantorum. In questo caso, per\u00f2, si provveda che l&#8217;assemblea vi possa in qualche modo partecipare, almeno seguendo il testo.  <br \/> 6.\tPer questi momenti, in particolare, si abbia cura di scegliere dei canti con chiaro contenuto teologico e adatti al momento rituale specifico. Si evitino, invece, rigorosamente quei canti che appartengono al repertorio canzonettistico dei festivals, dei films, dei concerti pop o della musica lirica e che non sono in alcun modo legati all&#8217;azione liturgica che si sta compiendo. <br \/> 7.\tQualora in questi momenti la musica fosse limitata al suono dell&#8217;organo, si abbia cura di affidare l&#8217;incarico all&#8217;organista della Comunit\u00e0, oppure, se questi fosse assente e impossibilitato, a organisti abilitati dall&#8217;Ufficio Liturgico Diocesano &#8211; Sezione Musica e Canto o che comunque abbiano un&#8217;adeguata formazione liturgica, spirituale e professionale, e siano capaci di interpretare non solo dei brani musicali, ma anche il momento e il mistero che si celebra.  A tutti comunque si raccomanda di partecipare alla celebrazione con fede e professionalit\u00e0, entrando in essa  come dei celebranti e scegliendo dei brani, che si integrino con lo spirito e i significati della liturgia cristiana del Matrimonio. Scelgano pure ci\u00f2 che \u00e8 bello e piace, purch\u00e8 sia adatto a esprimere e a far percepire prima di tutto la presenza e l&#8217;azione di Dio, che si sta celebrando, e nello stesso tempo riesca a mettere l&#8217;assemblea nella condizione di una vera partecipazione interiore. <br \/> 8.\tPer tale motivo sono inadatte e non pi\u00f9 proponibili le tradizionali marce nuziali, consunte dall&#8217;uso cinematografico e pubblicitario, che spesso accompagnano l&#8217;ingresso degli sposi.  Sono espressioni o segnali che, posti all&#8217;inizio, sviano dal giusto motivo della convocazione e del raduno, che in ogni caso \u00e8 la celebrazione del Dio che salva.  Piuttosto di aprire lo spirito dei presenti a riconoscere e ad accogliere il mistero e la novit\u00e0 di Dio che si rivela e si dona attraverso gli sposi, rischiano di chiuderlo o di orientarlo altrove. E&#8217; importante, invece, che anche le prime note musicali, specialmente in assenza di un canto processionale d&#8217;inizio o di un canto corale, aiutino gli invitati a mettersi alla presenza di Dio e a prepararsi alla lode e alla benedizione. Si sostituiscano pertanto queste marce con qualche bella improvvisazione, se si \u00e8 capaci, oppure con altri brani del repertorio organistico, pi\u00f9 adatti a creare un clima di autentica e originale festa cristiana, nella quale gli sposi stessi, ma anche i pi\u00f9 distratti e i meno motivati dei presenti sono invitati a entrare, partecipando con tutta la propria umanit\u00e0 e la propria fede. <br \/> Per lo stesso motivo sono da evitare durante la presentazione dei doni o durante la comunione brani operistici, colonne sonore di film, arie o lieds, come la cosiddetta &#8220;Ave Maria&#8221; di Sch\u00fcbert e di Gounod o il &#8220;Largo&#8221; di Haendel, nati come canti solistici in particolari contesti culturali, con intenti diversi da quelli necessari per vivere questi due momenti liturgici. Di questi canti, semmai, si pu\u00f2 permettere l&#8217;esecuzione al di fuori della celebrazione, magari per accompagnare gli sposi nel loro omaggio alla Madre di Dio, oppure durante l&#8217;eventuale momento fotografico, oppure all&#8217;uscita.  E&#8217; necessario, infatti, prestare attenzione non solo al piacere musicale di un brano, ma anche al suo contenuto e al ruolo specifico che deve svolgere nella liturgia.  Pertanto, si suonino solo brani che accompagnino e rispettino il senso dell&#8217;azione rituale che si svolge, in modo da formare un tutt&#8217;uno con essa e la musica non appaia come un corpo estraneo o un motivetto che copre il tempo dell&#8217;attesa o l&#8217;imbarazzo del silenzio.  Si evitino soprattutto motivi di canzoni prive di senso religioso o comunque destinate ad altri ambienti e ad altri contesti.  Il repertorio organistico offre molteplici proposte. Bisogna, per\u00f2, riscoprirle, studiarle ed eseguirle con sapienza musicale e liturgica, affinch\u00e8 attraverso di esse si possa percepire che l&#8217;organista sta esprimendo veramente la propria fede, la propria lode o la propria invocazione, e intende aiutare i presenti a fare altrettanto, favorendo in questo modo l&#8217;unanimit\u00e0 della partecipazione.  <br \/> Si ricorda, inoltre, che durante la Preghiera Eucaristica di norma non si suona, per non coprire la voce del presidente, ma soprattutto per rispettare e far percepire il carattere comunitario di questa azione, che pur essendo compiuta materialmente e prevalentemente dal solo presidente, in realt\u00e0 richiede il massimo di partecipazione da parte dei presenti, espressa con la proclamazione del Mistero della fede e con l&#8217;Amen della dossolog\u00eca finale.  <br \/> 9.\tUn&#8217;ultima raccomandazione. In linea con la semplicit\u00e0 e la sobriet\u00e0 che devono caratterizzare le celebrazioni cristiane e a vantaggio della loro verit\u00e0 e coerenza, si scelgano anche per il canto e la musica forme espressive adeguate, che rispecchiano la realt\u00e0 dell&#8217;assemblea e non le proprie possibilit\u00e0 economiche. La celebrazione del matrimonio non \u00e8 luogo n\u00e8 di esibizione, n\u00e8 di concerto. Tantomeno deve apparire come una fonte di guadagno per chi fa musica o canta per mestiere. Sarebbe in contraddizione con la gratuit\u00e0 di Dio che si sta celebrando. Chi vi partecipa deve farlo prima di tutto per fede. Star\u00e0, semmai, alla discrezione e alla sensibilit\u00e0 degli sposi ringraziare con qualche segno di riconoscenza quanti hanno offerto tempo e abilit\u00e0 professionale per la riuscita della celebrazione. <br \/> (Conforme alle norme dell&#8217;Ordo celebrandi Matrimonium (1969\/1990) e agli orientamenti del Direttorio di Pastorale Familiare della C.E.I.(1993). <br \/>      Il Vicedirettore dell&#8217;Ufficio Liturgico                          Il Direttore dell&#8217;Ufficio per la pastorale  Responsabile della Sezione Musica e Canto                                  degli sposi e della famiglia                 D. Franco Gomiero                                                             Mons. Silvio Zardon \t\t\t\t\t\t\t\t\t                                                                                               Venezia, 8 maggio 2001 <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell&#8217;intento di promuovere uno stile liturgico, che rispetti e valorizzi il ruolo del canto e della musica nelle celebrazioni del Matrimonio, l&#8217;Ufficio Liturgico &#8211; Sezione Musica e Canto, in collaborazione con l&#8217;Ufficio per la pastorale degli sposi e della famiglia, suggerisce alle Chiese del Patriarcato, in particolare ai parroci, ai responsabili del canto e agli [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":0,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"ip_address":"","user_agent":"","level":"","revision":"","cookie_id":"","page_referer":"","html_form":"","footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-62","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-documenti"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.patriarcatovenezia.it\/ufficioliturgico\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/62"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.patriarcatovenezia.it\/ufficioliturgico\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.patriarcatovenezia.it\/ufficioliturgico\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.patriarcatovenezia.it\/ufficioliturgico\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.patriarcatovenezia.it\/ufficioliturgico\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=62"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.patriarcatovenezia.it\/ufficioliturgico\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/62\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":249,"href":"https:\/\/www.patriarcatovenezia.it\/ufficioliturgico\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/62\/revisions\/249"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.patriarcatovenezia.it\/ufficioliturgico\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=62"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.patriarcatovenezia.it\/ufficioliturgico\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=62"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.patriarcatovenezia.it\/ufficioliturgico\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=62"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}