{"id":165,"date":"2019-12-21T12:40:54","date_gmt":"2019-12-21T11:40:54","guid":{"rendered":"https:\/\/venezia.webdiocesi.it\/pastorale-universitaria\/?p=165"},"modified":"2022-02-09T15:35:53","modified_gmt":"2022-02-09T14:35:53","slug":"itaca-con-sara-schiavon","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.patriarcatovenezia.it\/pastorale-universitaria\/2019\/12\/21\/itaca-con-sara-schiavon\/","title":{"rendered":"ITACA con Sara Schiavon"},"content":{"rendered":"<p>Vai dall&#8217;altra parte del mondo e ti accorgi che le persone si comportano nello stesso modo. Vai agli antipodi e riconosci che l&#8217;Italia ha un fascino unico. Hai degli oceani che ti separano da casa e sperimenti, l\u00e0 in fondo al pianeta, che la voglia di relazioni vere \u00e8 grande.<\/p>\n<p>Un patrimonio di umanit\u00e0 e di nuovi saperi: \u00e8 quello che oggi fan parte del bagaglio di Sara Schiavon, studentessa di Scienze del Linguaggio a Ca\u2019 Foscari. Un patrimonio che ha aperto a tutti in occasione del primo ITACA dell\u2019anno, intitolato \u201cAustralia, tornare per ripartire. Perch\u00e9 casa non \u00e8 solo un luogo\u201d.<\/p>\n<p>ITACA \u00e8 un format della Pastorale Universitaria che offre agli studenti la possibilit\u00e0 di condividere le esperienze di mobilit\u00e0 all\u2019estero, una volta ritornati a casa. Questi viaggi sono estremamente significativi per chi ne \u00e8 protagonista, rimanendo impressi nei ricordi di chi li vive per sempre. Nonostante ci\u00f2, quando gli studenti tornano si trovano costretti a rientrare nella routine che avevano lasciato come se nulla fosse accaduto, vivendo cos\u00ec un paradossale momento di smarrimento a casa propria. ITACA permette agli studenti di aprirsi e prendere consapevolezza della crescita fatta, traducendo la mobilit\u00e0 studentesca in una mobilit\u00e0 di idee, storie e esperienze che pu\u00f2 essere utile anche a chi l\u2019esperienza non l\u2019ha vissuta direttamente.<\/p>\n<p>Sara di viaggi in Australia ne vanta addirittura due: il primo da neodiplomata, durato otto mesi, era per imparare la lingua inglese e per fare una prima esperienza lontano da casa, mentre il secondo, di due mesi, si \u00e8 legato ad un\u2019attivit\u00e0 di ricerca per il suo corso di laurea magistrale. \u00abLa prima volta mi ospit\u00f2 una famiglia emigrata in Australia da Singapore, ma di origine indiana. Dovevo occuparmi di due bambini, Adi di cinque anni e Aria di un anno e mezzo \u2013 ci racconta Sara, mentre vengono proiettate le immagini dei bambini \u2013 da diciannovenne alla prima esperienza fuori da casa, non \u00e8 stato facile. Oltre a pensare ai bimbi, dovevo anche svolgere le mansioni di casa. \u00c8 come se fossi improvvisamente passata da ragazza a ragazza-madre\u00bb.<\/p>\n<p>Queste difficolt\u00e0 non sono state percepite nel secondo viaggio, sei anni pi\u00f9 tardi, sebbene Sara abbia scelto di rivivere un\u2019esperienza in parte simile, facendosi ospitare da un\u2019altra famiglia australiana, sempre come ragazza au pair. \u00abIn questa seconda esperienza tutto ci\u00f2 che mi veniva richiesto era di stare con i bambini. Scelsi questa famiglia, che mi venne presentata da una mia professoressa, perch\u00e9 sarei stata coinvolta nelle attivit\u00e0 professionali dei genitori: la mamma \u00e8 antropologa e il pap\u00e0 \u00e8 il pastore protestante di un college per ragazzi aborigeni\u00bb.<\/p>\n<p>I due viaggi, per quanto diversi, hanno per\u00f2 una cosa in comune certa: si sono svolti in Australia. L\u2019unicit\u00e0 dell\u2019ITACA di Sara \u00e8 stata proprio quella di provare a far conoscere il paese in s\u00e9, cercando di trasportare i presenti, almeno con l\u2019immaginazione, dall\u2019altra parte del globo.<\/p>\n<p>Attraverso foto, video e aneddoti di persone, cibo, animali e paesaggi, ha esposto in un racconto unico ed originale i motivi che le fanno sentire l\u2019Australia come un\u2019altra casa. \u00abEntrambe le esperienze mi hanno fatto vivere un tipo di incontro senza pregiudizi: tra gli australiani c\u2019\u00e8 vero interesse per la persona. Ora considero l&#8217;Australia una parte di me, mi ha segnato molto anche dal punto di vista personale. \u00c9 un posto dove non posso non tornare\u00bb; e infatti ci torner\u00e0, il prossimo gennaio, per sei mesi di studio.<\/p>\n<p>Alla domanda per\u00f2, se sceglierebbe l\u2019Australia anche per viverci, Sara risponde: \u00abSebbene io l\u00e0 mi senta bene, non so se riuscirei a costruirmi un futuro l\u00ec e inoltre trovo molto difficile staccarmi cos\u00ec tanto da un paese come l&#8217;Italia. Quando sei all&#8217;estero ti accorgi quanto sia bello il tuo paese. \u00c9 bello partire e andare via, ma \u00e8 anche tanto bello poi tornare\u00bb. Sara ha anche trasmesso l\u2019esperienza del detto che tutto il mondo \u00e8 paese, e che perci\u00f2, se amiamo il nostro paese, gi\u00e0 amiamo buona parte il mondo. \u00abVai dall&#8217;altra parte della Terra \u2013 considera &#8211; e le persone si comportano nello stesso modo. La nonna \u00e8 sempre la nonna. E i bimbi sono sempre, come direbbe mia mamma, come i gatti\u00bb. L\u2019essenza di ITACA, oltre ad offrire a chi torna un luogo che faccia sentire accolti, \u00e8 un\u2018occasione per chi \u00e8 rimasto di prendere atto di chi siamo. Le esperienze di incontro servono per poter capire che le differenze possono solo valorizzare ci\u00f2 che alla fine tutti siamo: essere umani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vai dall&#8217;altra parte del mondo e ti accorgi che le persone si comportano nello stesso modo. Vai agli antipodi e riconosci che l&#8217;Italia ha un fascino unico. Hai degli oceani che ti separano da casa e sperimenti, l\u00e0 in fondo al pianeta, che la voglia di relazioni vere \u00e8 grande. 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