{"id":971,"date":"2016-09-29T08:56:40","date_gmt":"2016-09-29T06:56:40","guid":{"rendered":"https:\/\/venezia.webdiocesi.it\/pastorale-giovanile\/?p=971"},"modified":"2016-09-29T09:02:30","modified_gmt":"2016-09-29T07:02:30","slug":"la-gmg-continua-a-casa-tua","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.patriarcatovenezia.it\/pastorale-giovanile\/2016\/09\/29\/la-gmg-continua-a-casa-tua\/","title":{"rendered":"La Gmg continua a casa tua"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center\"><strong>don Michele Falabretti<\/strong><br \/>\n<em><strong> responsabile del Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI<\/strong><\/em><br \/>\n<strong> (pubblicato da Avvenire, 21 settembre 2016)<\/strong><\/p>\n<p class=\"byline\" style=\"text-align: justify\"><span class=\"Fid_2\">Una vecchia storia: e adesso? Cosa ne facciamo di tutta questa fatica della Gmg? Ora che luglio se n\u2019\u00e8 andato e davanti a noi si apre una schiera di settimane e giorni ordinari, ci si chiede cosa fare di tutti i pensieri e le ore passate a scrivere, a progettare, fare fotocopie e spostare sedie; di tutto il tempo passato in compagnia dei ragazzi, con i loro sorrisi e le loro lacrime, con le loro domande cos\u00ec improvvise e nello stesso tempo \u2013 come quelle dei bambini \u2013 cos\u00ec capaci di essere profonde. Del fatto di essere entrati, per l\u2019ennesima volta, nel tunnel di un\u2019esperienza tanto faticosa quanto coinvolgente; di quelle che alla fine non si vorrebbe pi\u00f9 venir via, perch\u00e8 per un lungo tempo ha dato a molti l\u2019impressione di essere un paradiso in terra. Eppure: gi\u00e0 le ultime ore di Cracovia, con tutta la loro stanchezza, cominciavano a dire che era tempo di tornare alla vita quotidiana. Ges\u00f9 ti rivolge lo stesso invito: \u00abOggi devo fermarmi a casa tua\u00bb. La Gmg, potremmo dire, comincia oggi e continua domani, a casa, perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec che Ges\u00f9 vuole incontrarti d\u2019ora in poi. Il Signore non vuole restare soltanto nella bella Cracovia o nei ricordi cari, ma desidera venire a casa tua, abitare la tua vita di ogni giorno: lo studio e i primi anni di lavoro, le amicizie e gli affetti, i progetti e i sogni. Cos\u00ec diceva papa Francesco nell\u2019omelia della Messa finale: un bell\u2019invito a \u00abscendere dal monte\u00bb. Proviamo a dire<\/span><span class=\"Fid_2\"> per fare cosa.<\/span><\/p>\n<p class=\"abody\" style=\"text-align: justify\"><strong>(Ri)mettersi in cammino<\/strong><\/p>\n<p class=\"abody\" style=\"text-align: justify\"><span class=\"Fid_2\">Tutti hanno convocato attorno a s\u00e9 persone e realt\u00e0 ecclesiali: gli Uffici (o servizi) diocesani sono stati per mesi dei punti di riferimento organizzativi. Si \u00e8 formata una rete di collaborazioni; e questo ha sicuramente fatto scoprire risorse prima latenti e anche lacune da colmare. A chi non \u00e8 capitato, strada facendo, di dire: \u00abSe avessimo una persona che\u2026\u00bb? La rete, poi, \u00e8 stata anche in favore del territorio: spesso mettendosi al servizio, viene alla luce il posto che dobbiamo occupare dentro la Chiesa. Insomma: le realt\u00e0 di coordinamento hanno potuto capire qualcosa di pi\u00f9 di se stesse e intravedere nuove prospettive di lavoro. Non sono guadagni da poco.<\/span><\/p>\n<p class=\"abody\" style=\"text-align: justify\"><strong>Con occhi nuovi<\/strong><\/p>\n<p class=\"abody\" style=\"text-align: justify\"><span class=\"Fid_2\">Non finiremo mai di dire che per stare con i giovani \u00e8 necessario uno sguardo sempre nuovo e buono. Sembra diventato uno sport nazionale etichettarli: nativi digitali, millennials, increduli e, ultimamente, piccoli atei\u2026 In realt\u00e0 stare con loro, una volta di pi\u00f9, ci ha mostrato quanto difficilmente stiano dentro le definizioni, quanto possano essere sorprendenti se sollecitati, se messi dentro un contesto che si preoccupi di accompagnarli. Tenendo conto del fatto che essi, alla fine, sfuggono alle pur necessarie sigle con cui li vogliamo identificare. Ci stupisce la loro capacit\u00e0 cos\u00ec immediata di costruire relazioni fraterne, ci stupiscono le loro domande che mettono in crisi la vita degli adulti, ci sorprende la loro disponibilit\u00e0 al cammino.<\/span><\/p>\n<p class=\"abody\" style=\"text-align: justify\"><strong>Leggere e pensare<\/strong><\/p>\n<p class=\"abody\" style=\"text-align: justify\"><span class=\"Fid_2\">La progettazione parte da una lettura seria della propria realt\u00e0, ma ha bisogno di idee. Anche un cammino comune come quello della Gmg, ci fa capire quanto sia deprimente il copia\/ incolla nella pastorale e quanto possano essere stimolanti le contaminazioni e le riprese. Alcune percezioni sono vecchie e fruste: il mondo corre in fretta. I ragazzi portano con s\u00e9 le istanze di sempre, ma vivono in un contesto completamente nuovo: questo li rende diversi. Sensibilit\u00e0 diverse, capacit\u00e0 recettive e riflessive diverse, modi di guardare alla vita e al<\/span><span class=\"Fid_2\"> mondo diversi. E infine, come \u00e8 logico che sia, modi di tirare conclusioni e ragionamenti diversi. Questo chiede un investimento maggiore nel tempo nella presa di contatto con la propria realt\u00e0. La pigrizia pastorale o le chiusure preconcette sono un vero e proprio narcotizzante nella vita della Chiesa.<\/span><\/p>\n<p class=\"abody\" style=\"text-align: justify\"><strong>Stare accanto<\/strong><\/p>\n<p class=\"abody\" style=\"text-align: justify\"><span class=\"Fid_2\">La Gmg \u00e8 stata per tutti esperienza di vita condivisa. Tornati a casa, noi a<\/span><span class=\"Fid_2\">dulti rischiamo di sparire dai loro orizzonti. La cosa paradossale \u00e8 che siamo noi a dire: \u00abI ragazzi se ne vanno \u00bb. Siamo sinceri: siamo noi, spesso ad allontanarci, a non riuscire ad avvicinarli nel quotidiano, a non costruire luoghi che fanno casa, luoghi dove davvero si possa condividere un pezzo di strada con loro. Questo chiede che le catene di trasmissione funzionino un po\u2019 meglio: nella Chiesa molto manca a un clima di fraternit\u00e0 che (dal basso o dall\u2019alto, non importa da dove si parta) riesca a creare condivisione anche di stili, di linguaggi, di contenuti, di attivit\u00e0. C\u2019\u00e8<\/span><span class=\"Fid_2\"> parecchio da fare, per gli educatori e la comunit\u00e0 adulta.<\/span><\/p>\n<p class=\"abody\" style=\"text-align: justify\"><strong>Tempi<\/strong><\/p>\n<p class=\"abody\" style=\"text-align: justify\"><span class=\"Fid_2\">Un grande evento aiuta a capire che i ragazzi sono disponibili all\u2019impegno. Ma esso va declinato dentro una serie di altri impegni da riconoscere e da rispettare: la scuola (con i suoi ritmi e i suoi spostamenti quotidiani), il tempo libero (non si pu\u00f2 chiedere ai ragazzi di rinunciarvi), le passioni e i percorsi vari (sportivi, culturali, espressivi), i legami affettivi e familiari. La pastorale giovanile non si offre come \u00abun impegno in pi\u00f9\u00bb, ma piuttosto come luogo di sintesi e rilettura. E dunque come spazio di respiro, di ricreazione, dove legami affettivi e amicali si rinsaldano e offrono una compagnia buona, in grado di dare senso alla propria biografia. Si deve imparare a declinare i tempi, anzitutto. Tempi forti (pi\u00f9 adatti alle esperienze catechistiche e spirituali), tempi ordinari (dove la cultura interroga e promuove il pensiero), tempi straordinari (per le esperienze intense).<\/span><\/p>\n<p class=\"abody\" style=\"text-align: justify\"><strong>Linguaggi<\/strong><\/p>\n<p class=\"abody\" style=\"text-align: justify\"><span class=\"Fid_2\">Una buona progettazione dei tempi suggerisce anche l\u2019uso di linguaggi diversi. Le domande poste durante le catechesi ci hanno detto, durante la Gmg, che i ragazzi sono disponibili all\u2019approfondimento e alla conoscenza: purch\u00e9 si parta dall\u2019ascolto della vita. La liturgia \u00e8 un linguaggio che va curato: \u00abPer i giovani\u00bb \u2013 troppo spesso \u2013 significa improvvisato, urlato, confuso con i linguaggi di altri luoghi e situazioni. Si pu\u00f2 distinguere il livello sacramentale da quello di esperienza di spiritualit\u00e0: ma in ogni caso bellezza e cura si rendono necessarie. Pur avendo il mondo in tasca per via dei new media, l\u2019esperienza vissuta durante un viaggio, suggerisce molte cose: i ragazzi \u2013 ancora \u2013 hanno bisogno di camminare, di vedere, di toccare, di sostare in silenzio o cantando a squarciagola\u2026<\/span><\/p>\n<p class=\"abody\" style=\"text-align: justify\"><strong>Nella Chiesa<\/strong><\/p>\n<p class=\"abody\" style=\"text-align: justify\"><span class=\"Fid_2\">Qualcuno chiede con insistenza una ricetta \u00abper il dopo\u00bb. La ricetta \u00e8 la Chiesa locale: educatori e preti devono prendersi del tempo per rileggere l\u2019esperienza vissuta. Si \u00e8 capito molto bene che in Italia esistono velocit\u00e0 diverse, ma \u00e8 importante non fermarsi: ognuno riprenda il filo del proprio cammino condividendo il mandato con il proprio vescovo. Il gruppo di giovani che ogni diocesi ha portato in Polonia esprime non solo una realt\u00e0, ma anche il livello del proprio cammino: saperlo guardare con onest\u00e0, implica mettere in conto la capacit\u00e0 di coinvolgimento nei territori (quali e quanti giovani stiamo raggiungendo?), l\u2019identit\u00e0 delle realt\u00e0 in gioco (associazioni, movimenti, religiosi e nuove comunit\u00e0) e le persone capaci di essere punti di riferimento. \u00c8 stato scritto che di una citt\u00e0 non apprezzi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che d\u00e0 a una tua domanda. C\u2019\u00e8 possibilit\u00e0, con pazienza, di trovare pi\u00f9 di una risposta e di non perdere la speranza di poter ancora rendere testimonianza al Vangelo.&#8221;<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>don Michele Falabretti responsabile del Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI (pubblicato da Avvenire, 21 settembre 2016) Una vecchia storia: e adesso? Cosa ne facciamo di tutta questa fatica della Gmg? 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