{"id":1514,"date":"2018-01-05T13:23:25","date_gmt":"2018-01-05T12:23:25","guid":{"rendered":"https:\/\/venezia.webdiocesi.it\/esercizispirituali-oders\/?p=1514"},"modified":"2023-07-13T10:31:54","modified_gmt":"2023-07-13T08:31:54","slug":"l-monari-che-siano-uno-la-preghiera-di-gesu-al-padre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.patriarcatovenezia.it\/esercizispirituali-oders\/2018\/01\/05\/l-monari-che-siano-uno-la-preghiera-di-gesu-al-padre\/","title":{"rendered":"L. Monari &#8211; Che siano uno: la preghiera di Ges\u00f9 al Padre"},"content":{"rendered":"<p><em>Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perch\u00e9 tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch&#8217;essi in noi una cosa sola, perch\u00e9 il mondo creda che tu mi hai mandato.<br \/>\nE la gloria che tu hai dato a me, io l&#8217;ho data a loro, perch\u00e9 siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perch\u00e9 siano perfetti nell&#8217;unit\u00e0 e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.<br \/>\nPadre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perch\u00e9 contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poich\u00e9 tu mi hai amato prima della creazione del mondo.<br \/>\nPadre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo far\u00f2 conoscere, perch\u00e9 l&#8217;amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro<\/em> (Gv 17,9-21).<\/p>\n<p>Questa parte della straordinaria preghiera di Ges\u00f9 riguarda direttamente quelli che, ascoltando la parola degli apostoli, arriveranno a credere in Ges\u00f9.<\/p>\n<p>Il brano si collega a quanto verr\u00e0 espresso in modo mirabile nel prologo della prima lettera di Giovanni:<\/p>\n<p><em>Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita \u2013 la vita infatti si manifest\u00f2, noi l\u2019abbiamo veduta e di ci\u00f2 diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifest\u00f2 a noi \u2013, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perch\u00e9 anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione \u00e8 con il Padre e con il Figlio suo, Ges\u00f9 Cristo. Queste cose vi scriviamo, perch\u00e9 la nostra gioia sia piena.<\/em> (I Gv 1,1-4)<\/p>\n<p>Colpisce la concretezza di queste parole: vedere, ascoltare, toccare, trasmettere. Gli apostoli, trasmettendoci l\u2019esperienza storica che li lega a Ges\u00f9, ci rendono partecipi di lui.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 per questa continuazione di esperienza, che Ges\u00f9 prega: <em>Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perch\u00e9 tutti siano una cosa sola come noi<\/em>.<\/p>\n<p>La preghiera \u00e8 orientata all\u2019unico obiettivo dell&#8217;unit\u00e0. Che, per\u00f2, bisogna intendere bene perch\u00e9 non \u00e8 l&#8217;unit\u00e0 senza distinzioni o differenze: la sua origine e il suo modello \u00e8 nell&#8217;unit\u00e0 tra il Padre e il Figlio; essi non si confondono, il Padre non \u00e8 il Figlio e il Figlio non \u00e8 il Padre. La comunione che li lega, che li fa essere un solo Dio, \u00e8 la comunione dell&#8217;amore, della reciprocit\u00e0 del dono. Il Padre non ha nulla che non doni al Figlio, il Figlio non ha nulla che non accolga dal Padre e che non riferisca al Padre. Ma non \u00e8 una unit\u00e0 indistinta: la distinzione tra il Padre e il Figlio c&#8217;\u00e8 ed \u00e8 profonda e deve rimanere nell&#8217;esperienza dei credenti. Il cammino verso l\u2019unit\u00e0 non elimina le caratteristiche personali e individuali le quali, anzich\u00e9 essere motivo di contrapposizione o separazione, diventano un&#8217;occasione per vivere gli uni per gli altri.<\/p>\n<p>La relazione di amore non distrugge affatto la persona nella sua individualit\u00e0. Sono proprio i legami sani, maturi, non possessivi o deresponsabilizzanti, di amore autentico, che realizzano la persona nel modo pi\u00f9 pieno.<\/p>\n<p>\u00c8 interessante vedere che il tema della comunione, nel vangelo di Giovanni, \u00e8 centrale. Dopo la resurrezione di Lazzaro, i capi di Israele decidono di mettere a morte Ges\u00f9, con questa motivazione:<\/p>\n<p><em>\u201c\u00c8 meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera\u201d.<\/em> E l\u2019evangelista annota che Caifa,<em> essendo sommo sacerdote profetizz\u00f2 che Ges\u00f9 doveva morire per la nazione e non per la nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi.<\/em><\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio cos\u00ec: Ges\u00f9 mor\u00ec per raccogliere insieme la nazione, anzi tutti i figli di Dio dispersi.<\/p>\n<p>Lo scopo della redenzione, nell&#8217;ottica di Giovanni, \u00e8 l&#8217;unit\u00e0 degli uomini: Ges\u00f9 muore per questo. E per questo stesso motivo, nel racconto della passione, Giovanni dar\u00e0 tanta importanza alla tunica che non ha cuciture e che per questo non viene lacerata e divisa tra i soldati, ma gettata a sorte e quindi consegnata indivisa, intera (19,23-24). Non parrebbe un episodio cos\u00ec importante da essere registrato nel racconto tragico della passione del Signore, in cui si giocano i destini di Ges\u00f9 e dell&#8217;umanit\u00e0 intera! Il motivo \u00e8 che la tunica senza cuciture rappresenta l&#8217;effetto della morte di Ges\u00f9. Ges\u00f9 muore per questo: perch\u00e9 l&#8217;umanit\u00e0 non sia lacerata, e l&#8217;unit\u00e0 degli uomini venga ricostituita attraverso il loro innesto nel mistero stesso di Ges\u00f9, diventando una cosa sola con lui.<\/p>\n<p>Lo possiamo vedere bene in Gv 15, che inizia con la grande allegoria della vite e dei tralci: Ges\u00f9 \u00e8 la vite, noi i tralci. Il rapporto \u00e8 espresso con il verbo &#8216;rimanere&#8217; insistentemente ripetuto, che dice la comunione. Essere cristiani vuol dire entrare attraverso la fede in quello spazio che il Figlio di Dio incarnandosi ha creato dentro al mondo, dove l&#8217;amore del Padre si rivela ed \u00e8 presente. Si tratta di entrare in quello spazio che \u00e8 Ges\u00f9, attraverso la fede, di essere quindi innestati e di rimanere in lui. La conseguenza \u00e8 che questa comunione, realizzata attraverso la fede in Ges\u00f9 diventa comunione fraterna. \u00c8 inevitabile che sia cos\u00ec. Per cui subito dopo Ges\u00f9 dice: <em>Questo \u00e8 il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amato.&#8221;<\/em><\/p>\n<p>A questo vuol condurre la passione e la morte del Signore: l\u2019unit\u00e0 non \u00e8 primariamente un impegno etico, non \u00e8 una esortazione a volerci bene e a superare i contrasti che ci sono. \u00c8 il tema centrale della visione di fede della propria vita e del disegno di Dio sull&#8217;umanit\u00e0 pensata proprio per questo: in cammino verso una comunione sempre pi\u00f9 intensa e profonda nell&#8217;amore e nella reciprocit\u00e0. Una comunione resa possibile dalla morte e risurrezione del Signore, che riversa nei nostri cuori il suo stesso Spirito: <em>Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch&#8217;essi in noi una cosa sola.<\/em><\/p>\n<p>L\u2019unit\u00e0 per cui Ges\u00f9 prega &#8211; ma anche vive, muore e risorge &#8211; san Paolo la esprime con la famosa immagine del \u201ccorpo\u201d (Ef 1-4; I Cor 12): siete il corpo di Cristo, dividervi significa lacerare il corpo di Cristo. Nessuno pu\u00f2 dire di non aver bisogno degli altri. E, d&#8217;altra parte, nessuno pu\u00f2 dire: non c&#8217;\u00e8 bisogno di me, perch\u00e9 sono piccolo, insufficiente, inadeguato. C&#8217;\u00e8 bisogno esattamente di tutti, ciascuno nel suo posto, con la sua vocazione, con il compito che il Signore gli ha dato, anche con i suoi limiti. Solo nella reciprocit\u00e0, nella complementariet\u00e0 si esprime l\u2019identit\u00e0 del corpo di Cristo.<\/p>\n<p>Paolo ci suggerisce un pensiero prezioso: \u201c<em>proprio le membra del corpo che sembrano pi\u00f9 deboli sono le pi\u00f9 necessarie; e le parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggiore rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggiore decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha disposto il corpo conferendo maggiore onore a ci\u00f2 che non ne ha, perch\u00e9 nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre<\/em>. <em>Quindi se un membro soffre tutte le membra soffrono insieme e se un membro \u00e8 onorato tutte le membra gioiscono con lui. <\/em><em>Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra\u201d <\/em>(I Cor 12,22-27).<\/p>\n<p>Possiamo tradurre questo discorso cos\u00ec: volete che le vostre comunit\u00e0 siano vere, autentiche, che circoli la comunione dell&#8217;amore? Mettete al centro i piccoli, i bisognosi, gli ammalati, gli anziani, i bambini, le persone sole, i poveri, perch\u00e9 al loro servizio si costruisce la comunione di tutti. Ma se al centro mettete quelli che hanno potere e appaiono di fronte al mondo, la comunit\u00e0 diventa una lotta di carriera, la lotta per conquistare i primi posti&#8230;. Dove al centro ci stanno i piccoli la comunit\u00e0 si unisce, dove ci stanno i grandi o i nobili, la comunit\u00e0 si divide.<\/p>\n<p>Riflettendo poi sui carismi, Paolo dir\u00e0 che essi sono per il bene comune, perch\u00e9 le contrapposizioni si sciolgono nella prospettiva della crescita della comunit\u00e0. E ancora, per lo stesso motivo, Paolo inserisce l&#8217;inno alla carit\u00e0, perch\u00e9 ci si ricordi che, pur avendo i doni pi\u00f9 grandi, se uno manca di carit\u00e0 \u00e8 nulla.<strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;ottica deve diventare essenzialmente quella dell&#8217;amore nella reciprocit\u00e0.<\/p>\n<p>Riprendiamo allora il comandamento dell&#8217;amore fraterno dato da Ges\u00f9 nel contesto dell\u2019ultima Cena (Gv 13): \u201c<em>Figlioli, ancora per poco sono con voi; ma come ho gi\u00e0 detto ai Giudei, lo dico anche a voi: dove vado io voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, cos\u00ec amatevi anche voi gli uni gli altri: da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri\u201d.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 interessante che questo comandamento dell&#8217;amore sia legato alla partenza di Ges\u00f9: \u201c<em>Dove vado io voi non potete venire\u201d<\/em>, quasi che l&#8217;amore fraterno sia la sostituzione della presenza fisica e immediata di Ges\u00f9.<\/p>\n<p>Ges\u00f9 era il centro di unit\u00e0 del gruppo degli apostoli, all&#8217;interno del quale avevano ciascuno la propria prospettiva, con idee e interessi divergenti. Fino a che c&#8217;era Ges\u00f9, i contrasti si scioglievano in lui. Ora egli se ne va: \u201c<em>Dove vado io voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo:\u00a0 che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amato\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Questo \u00e8 importante, dice il vangelo di Giovanni:<em> \u201cCome tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch&#8217;essi una cosa sola, perch\u00e9 il mondo creda che tu mi hai mandato\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Se la fede in Ges\u00f9 \u00e8 capace di creare una vera comunione tra gli uomini, allora vuol dire che Ges\u00f9 viene da Dio, perch\u00e9 quella comunione tra gli uomini \u00e8 di forma divina, non \u00e8 altro che l&#8217;incarnazione del mistero di Dio. E dove c&#8217;\u00e8 questa incarnazione, si riconosce che c&#8217;\u00e8 Dio stesso.<\/p>\n<p>Il comando dell\u2019amore fraterno non \u00e8 solo un invito (Siate bravi!): i discepoli hanno ricevuto l&#8217;amore di Ges\u00f9 e con quell&#8217;amore con cui sono stati amati possono ora amarsi a vicenda. Hanno ricevuto il dono della possibilit\u00e0 e della forza di amare. C&#8217;\u00e8 ora in mezzo a loro un&#8217;energia spirituale che viene da Ges\u00f9 e che permette di superare l&#8217;egocentrismo, aprendosi gli uni agli altri.<\/p>\n<p>\u00c8 un comando \u201c<em>nuovo\u201d<\/em>, non semplicemente \u201crecente\u201d.\u00a0\u00a0<em>Nuovo<\/em>, teologicamente vuol dire \u201cescatologico\u201d, punto d\u2019arrivo ultimo, che non diverr\u00e0 mai vecchio, oltre il quale non si pu\u00f2 andare, perch\u00e9 l&#8217;amore che viene qui comandato \u00e8 la rivelazione dell&#8217;amore di Dio, che Ges\u00f9 ci ha dato in pienezza e che va accolto con crescente disponibilit\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;amore di Ges\u00f9 non \u00e8 solo il modello dell&#8217;amore fraterno: \u00e8 la sorgente e l&#8217;energia che lo produce, quello che permette di vedere gli altri come fratelli.<\/p>\n<p>E da qui l&#8217;affermazione: \u201c<em>Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>\u00c8 un amore &#8220;firmato&#8221; dalla passione di Ges\u00f9, dal dono che ha fatto di se stesso, che diventa la testimonianza dell\u2019azione permanente del Signore. Questa \u00e8 la gloria di Dio che si manifesta nella carne di Ges\u00f9, ma anche nella nostra.<\/p>\n<p>Allora il cammino di Ges\u00f9 \u00e8 il cammino del capocordata che siamo chiamati a seguire. E dove Ges\u00f9 entra con la sua Pasqua, l\u00ec siamo chiamati ad entrare anche noi: \u201c<em>Voglio che siano con me<\/em> \u2013 il &#8216;con me&#8217; \u00e8 la definizione del discepolo come colui che <strong>rimane in<\/strong> Ges\u00f9 &#8211; <em>dove sono io e contemplino la mia gloria\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Il discepolo contempla la gloria di Ges\u00f9 riconoscendo in lui il volto del Padre e viene cos\u00ec trasferito nella medesima immagine, che progressivamente, diventa sempre pi\u00f9 intensa, pi\u00f9 profonda, pi\u00f9 pura, pi\u00f9 autentica. E quando questo avviene, la nostra vita diventa gloriosa, partecipe della bellezza e santit\u00e0 di Dio.<\/p>\n<p>Il \u201cpezzetto di mondo\u201d che noi siamo diventa riflesso della sua gloria.<\/p>\n<p>\u201c\u2026 <em>Perch\u00e9 l&#8217;amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro\u201d<\/em>: \u00e8 il termine della preghiera ed \u00e8 anche il compimento del disegno di Dio. L&#8217;amore che viene da Lui penetri la vita degli uomini, li trasformi e li renda capaci di amare con lo stesso amore. In Ges\u00f9 l&#8217;amore di Dio si \u00e8 incarnato e, attraverso lui, si incarna in noi.<\/p>\n<h6 style=\"text-align: right\">(Appunti liberamente tratti dalle meditazioni di Mons. Luciano Monari agli esercizi spirituali diocesani, Cavallino 30 nov. \u2013 2 dic. 2007)<\/h6>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perch\u00e9 tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch&#8217;essi in noi una cosa sola, perch\u00e9 il mondo creda che tu mi hai mandato. 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