{"id":847,"date":"2021-04-12T09:50:05","date_gmt":"2021-04-12T07:50:05","guid":{"rendered":"https:\/\/venezia.webdiocesi.it\/caritas\/?p=847"},"modified":"2021-04-12T09:50:05","modified_gmt":"2021-04-12T07:50:05","slug":"desta-e-solomon-studenti-eritrei-ospiti-in-italia-grazie-veneziani-ci-state-donando-il-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.patriarcatovenezia.it\/caritas\/2021\/04\/12\/desta-e-solomon-studenti-eritrei-ospiti-in-italia-grazie-veneziani-ci-state-donando-il-futuro\/","title":{"rendered":"Desta e Solomon, studenti eritrei ospiti in Italia: \u00abGrazie, veneziani: ci state donando il futuro\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Si chiamano Desta e Solomon, uno ha 40 anni e l\u2019altro ne ha 28, e vivono attualmente nella Casa studentesca S. Michele di Mestre.<br \/>\nSi sono gi\u00e0 laureati nel loro Paese in Ingegneria civile ma ora stanno integrando i loro studi a Venezia attraverso un master (della durata di un paio di anni) allo Iuav che li sta conducendo ad approfondire temi e questioni di urbanistica e ingegneria ambientale.<br \/>\nSono entrambi eritrei e sono arrivati qui da Addis Abeba in Etiopia nel settembre scorso attraverso il progetto dei \u201cCorridoi Universitari\u201d (vedi sotto). Li caratterizza la scomoda condizione di \u201crifugiato\u201d e il fatto di essere dovuti fuggire, per ragioni di sicurezza e quindi di\u2026 vita, dalla loro patria d\u2019origine (l\u2019Eritrea, appunto) devastata da una sorta di stato di guerra permanente e dal regime dittatoriale che la governa.<\/p>\n<p><strong>\u00abSolo studiando posso aiutare il mio Paese\u00bb.<\/strong>\u00a0\u00abSono nato e cresciuto in Eritrea \u2013 esordisce Desta, con l\u2019aiuto della traduzione effettuata da un mediatore linguistico \u2013 nel 2002 mi sono diplomato alla scuola tecnica di Asmara e poi nel 2011 mi sono trasferito in Etiopia dove sono rimasto fino al 2020 e mi sono laureato in Ingegneria civile. Viste le difficolt\u00e0 non solo di lavoro ma anche di sicurezza che esistono l\u00ec, nei centri di accoglienza, e grazie all\u2019opportunit\u00e0 di questa borsa di studio, ho deciso di venire a Venezia\u00bb.<br \/>\nIl pi\u00f9 giovane, Solomon, racconta di aver fatto pi\u00f9 volte la drammatica spola tra l\u2019Eritrea (Paese di cui \u00e8 originario) e l\u2019Etiopia (dove ha completato gli studi superiori e universitari divenendo pure lui ingegnere civile): \u00abIo ho sempre amato studiare, da quando ero piccolo, e so che solo studiando posso aiutare il mio Paese e la mia famiglia\u00bb.<br \/>\nDurante la conversazione affiorano alcuni particolari della loro condizione di rifugiati: \u00abL\u00ec non ci sentivamo sicuri, avevamo paura di essere ricercati e riportati in Eritrea\u00bb, aggiungono all\u2019unisono e parlandone, anche per ci\u00f2 che \u00e8 successo a loro amici e connazionali, fanno capire che \u00e8 stata, praticamente, una questione di vita o di morte.<br \/>\nEd emergono anche ripetuti episodi di violenza perpetrati, spesso da soldati, ai danni di parecchie religiose; fatti terribili che, soggiungono, non dovrebbero lasciare indifferenti quei popoli \u2013 italiano ed europeo in primis \u2013 che condividono la loro stessa fede.<\/p>\n<p><strong>\u00abLa patria \u00e8 come la mamma\u2026\u00bb.<\/strong>\u00a0Ma che cosa significa per loro essere un \u201crifugiato\u201d? \u00abIl rifugiato \u2013 spiega Desta \u2013 \u00e8 una persona che scappa per non morire. Ed \u00e8 anche una persona che manca di qualcosa, non si sente ancora completa ed \u00e8 in ricerca. E per anche per questo che si sposta da un luogo all\u2019altro. Per me questa condizione ha rappresentato, comunque, anche un vantaggio: mi ha dato, infatti, l\u2019opportunit\u00e0 di continuare gli studi, prima in Eritrea e ora qui a Venezia\u00bb.<br \/>\nPer Solomon il rifugiato \u00e8 \u00abuna persona fragile, non ancora soddisfatta e dalla vita piena di difficolt\u00e0 e di ostacoli: ogni volta che ne supera uno se ne presenta subito un altro\u2026\u00bb.<br \/>\nRicordano entrambi la loro patria, l\u2019Eritrea, e i loro connazionali. Desta osserva che c\u2019\u00e8 una grande differenza tra chi ha vissuto questi ultimi tragici trent\u2019anni e le generazioni precedenti: \u00abLa mia generazione \u00e8 fatta da persone che \u2013 a causa del sistema politico \u2013 sono isolate da tutto il mondo, non hanno il diritto di parlare o di studiare, di progettare la loro vita. E si sono viste sottrarre tanti diritti fondamentali\u00bb. Solomon dice che \u00abla patria \u00e8 come la mamma e perci\u00f2, anche quando si diventa grandi, la mamma rimane unica e ti manca. Non te la puoi dimenticare, perch\u00e9 nasci da l\u00ec\u00bb.<br \/>\nPer gli eritrei, ovviamente, l\u2019Italia non \u00e8 sconosciuta, dati i legami coloniali antichi ma ancora forti nel cuore della popolazione, ed anzi il nostro Paese \u2013 con la sua vita e cultura \u2013 \u00e8 ben noto e apprezzato per tanti aspetti.<br \/>\nSi trovano ottimamente da noi e dicono: \u00abQui siamo stati accolti bene e non ci manca nulla\u00bb. Certo, hanno patito abbastanza il freddo, per loro inusuale, dei mesi scorsi e rimpianto il clima pi\u00f9 caldo delle loro parti\u2026 Solomon, poi, ha qualche nostalgia del suo popolo, \u00abaffettuoso e accogliente\u00bb, ma \u00e8 sempre molto colpito e ammirato dalla citt\u00e0 di Venezia, per come \u00e8 stata costruita e curata; le uniche cose che non gli piacciono della vita qui sono l\u2019eccessivo consumo di alcol e la scarsa propensione degli italiani ad imparare altre lingue.<\/p>\n<p><strong>\u00abAl mio Paese auguro solo la pace\u00bb.<\/strong>\u00a0Quanto a Desta, ha qualche nostalgia \u00abdei luoghi, della comunit\u00e0 e delle persone\u00bb del suo Paese ma gli piace moltissimo vivere in Italia, \u00abnazione ben sviluppata e con un popolo gran lavoratore\u00bb, anche se ci sono (troppo) pochi giovani.<br \/>\nCome immaginano il loro futuro? In un mix di lavoro e formazione continua, nel commercio o nel settore dell\u2019ambiente. Dove? \u00abNon lo sappiano \u2013 affermano insieme -. Potrebbe essere in Italia, in Etiopia, in Africa o in altre parti del mondo\u2026\u00bb. Sono entrambi cristiani \u2013 copti ortodossi \u2013 e dunque \u00e8 naturale chiedere a Desta e a Solomon, a pochi giorni dalla Pasqua, un augurio speciale da rivolgere alla loro vita e da indirizzare anche ai lettori di Gente Veneta. Solomon esprime l\u2019auspicio che Pasqua \u00absia soprattutto un modo per avvicinarsi a Dio. E poi, come avviene in ogni festa, che le persone si possano riunire e stare insieme (Covid permettendo\u2026 \u2013 n.d.r.) e cos\u00ec, parlando tra loro, possano interagire e cambiare il loro futuro. A me auguro di completare bene gli studi e di poter sempre ringraziare Dio\u00bb.<br \/>\nDesta, infine, augura al popolo italiano \u00abche la Pasqua sia la festa del cambiamento e porti a tutti una benedizione; \u00e8 un popolo che sta lottando e soffrendo molto a causa del coronavirus. A me e al mio Paese auguro semplicemente la pace. Quella ci manca parecchio\u00bb.<\/p>\n<p>[Articolo di Alessandro Polet su <a href=\"https:\/\/www.genteveneta.it\/attualita\/desta-e-solomon-studenti-eritrei-ospiti-in-italia-grazie-veneziani-ci-state-donando-il-futuro\/\">genteveneta.it<\/a>]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si chiamano Desta e Solomon, uno ha 40 anni e l\u2019altro ne ha 28, e vivono attualmente nella Casa studentesca S. Michele di Mestre. 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