Omelia del Patriarca nella S. Messa in suffragio del cardinale Loris Capovilla (Venezia, Basilica cattedrale di S. Marco - 26 maggio 2016)
26-05-2017

S. Messa in suffragio del cardinale Loris Capovilla

(Venezia, Basilica cattedrale di S. Marco – 26 maggio 2016)

Omelia del Patriarca Francesco Moraglia

 

 

Sorelle e fratelli carissimi,

abbiamo ascoltato, nella prima lettura, come il Signore appare all’apostolo Paolo e lo conforti dicendogli:  “Non aver paura; continua a parlare e non tacere, perché io sono con te…” (At 18.10-11).

In  questa parola di Gesù ritroviamo un tratto che bene delinea la personalità di don Loris. Egli, infatti, nella sua lunghissima vita fu predicatore instancabile della Parola di Dio e in tale servizio si adoperò in tutti i modi e in ogni circostanza, senza risparmiarsi. Tutte le situazioni erano, per Lui, opportunità da usare al meglio per annunciare, dialogare, gettare ponti e incontrare uomini e donne di qualsiasi etnia, cultura e credo religioso.

Annunciare la parola di Dio, con il suo stile semplice, franco, gentile e sempre dialogante fu la passione della sua vita. Veramente Loris Francesco Capovilla fu uomo della Parola e del dialogo. La Parola di Dio, in lui, trovava spazio per risuonare serena, cordiale, amica.

Dopo l’inizio del ministero – che nei primi diciotto anni si svolse a Venezia e lo vide molto impegnato nell’apostolato – fu, tra l’altro, pioniere nell’uso dello strumento radiofonico; divenne, poi, segretario di Angelo Giuseppe Roncalli, prima a Venezia come patriarca e in seguito, a Roma, come papa. Fu consacrato vescovo per la  Chiesa di Chieti – ne fu il vescovo per quattro anni – e, infine, fu prelato della Basilica di Loreto e, poi, a Sotto il Monte.

Il cardinale Capovilla fu sempre un attento osservatore della vita cittadina e rimase affettuosamente legato alla comunità diocesana; aveva profondo rispetto e, quasi un culto, per l’amicizia. Chi lo ha conosciuto lo ricorda semplice nel tratto, cordiale, sorridente e dialogante con tutti.

Don Loris nella vita cristiana – come presbitero, come vescovo, come cardinale – si impegnò a guardare all’essenziale, ossia al Signore Gesù.

Esprime bene la sua anima questa riflessione: “Adesso nel Vespro della mia giornata, come ultimo tra i suoi, amo riascoltare l’interrogativo di Gesù agli apostoli che risuona nel profondo della mia coscienza: «Ma voi, chi dite che io sia?»”. Ecco la sua risposta: “Invitato a lasciarmi plasmare da Cristo e a immergermi nella tradizione millenaria della Chiesa, provai a rispondere fin da principio all’interrogativo cui nessuno può sfuggire: chi è Gesù per me? Diedi risposta non elusa: Gesù è il figlio di Maria Vergine, il Salvatore, il Maestro, il fondatore della Chiesa, il Risorto e il Vivente”.

Don Loris uomo del dialogo. Per lui ogni uomo, ogni comunità, ogni tradizione, ogni cultura erano motivo e occasione per ascoltare, accogliere e testimoniare il Vangelo, cioè il Signore Gesù, quel Vangelo da cui si lasciava plasmare immergendosi nella tradizione della Chiesa. Noi abbiamo grande bisogno di riscoprire questo modo di incontrare Cristo e di stare nella Chiesa.

E non possiamo non ricordare la sua ricerca di dialogo fra le religioni, la sua passione per lo scambio fraterno fra i cristiani, l’avvicinarsi, cuore a cuore, alle esperienze dei cristiani d’Oriente e d’Occidente e i ripetuti contatti con esponenti delle differenti confessioni cristiane. Ricordiamo, tra l’altro, il legame con frère Roger Schutz di Taizè e col Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli.

La sua casa era sempre aperta, perché aperto era il suo cuore e lo sa bene chi lo frequentava. Mai lesinava il suo tempo e suo stile era “toto corde”.

Ormai prossimo alla meta, avvertì la necessità di un’ulteriore purificazione: “Poco tempo mi separa dal “redde rationem” e io debbo ridurre tutto ai termini più semplici, sbarazzarmi di residua zavorra, patetici diari e album illustrativi, romantiche fantasie e sterili rimpianti. Devo ricondurre tutto all’essenziale e puntare la prora verso il porto”.

Anche questa ultima riflessione è per noi una lezione importante che solo chi sta alla presenza di Dio e sa d’esser radicato in Lui può esprimere con quello che fu lo stile di don Loris, ossia “toto corde”.