Moraglia ai Comitati Privati per la Salvaguardia di Venezia: “Una maggiore attenzione alla tutela del nostro grande patrimonio artistico passa anche attraverso il rinnovamento pastorale della Chiesa veneziana”

Venezia, 5 aprile 2017

 

Il Patriarca Francesco Moraglia è intervenuto oggi pomeriggio all’incontro dei Comitati Privati per la Salvaguardia di Venezia in corso in queste ore a Palazzo Ducale (Venezia). “Desidero esprimere – ha affermato all’inizio del suo discorso – sincera gratitudine per i contributi che, a seguito del disastroso evento dell’alluvione e dell’Aqua Granda del 1966, sono stati da voi offerti in termini economici e culturali e che hanno inciso in modo rilevante nell’opera di salvaguardia della città, risollevandola in molte sue “parti” dal degrado, dall’incuria e dagli effetti degli eventi atmosferici. Vi ringrazio soprattutto per il fatto di ricordarci ogni volta che Venezia è davvero città del mondo e “casa comune” – luogo che appartiene ai veneziani e a tutti – e come tale va vissuta, salvaguardata, difesa e fatta crescere, trattando con delicatezza e rispetto, con amore ed impegno attivo, questa nostra città”.

Il Patriarca ha, quindi, voluto evidenziare il processo di rinnovamento pastorale che “interessa, in modo significativo, le modalità di presenza e di intervento della comunità ecclesiale veneziana sul territorio – di cui fa parte ed è responsabile – nonché la gestione e sulla valorizzazione delle risorse e dei beni a nostra disposizione e sotto la nostra responsabilità, in primis (in particolare nella città storica) quelli di natura artistico e culturale. La Chiesa di Venezia è, infatti, decisamente orientata verso la costituzione – anche nel centro storico della realtà lagunare – delle cosiddette “collaborazioni pastorali interparrocchiali” che permetteranno (in certi casi già sta avvenendo) di condividere – sostenendosi a vicenda e mettendo in comune forze e risorse (anche umane) – ambiti ed impegni pastorali nei quali, da soli, ormai non è più possibile operare in modo efficace. Il valore di tale processo di collaborazione e maggiore sinergia tra parrocchie diventa evidente e vitale in una città come Venezia dove il numero di edifici sacri è enorme per quantità e notevolissimo per qualità dei tesori – spesso degli autentici capolavori – in essi custoditi”.

“Restiamo convinti – ha proseguito mons. Moraglia – che non ci può essere restauro di una chiesa senza (prima) una comunità “viva” che se ne faccia carico, che ne custodisca la bellezza e la valorizzi nel culto e non solo. Un edificio senza vita non è mai tutelato e valorizzato ed è destinato all’abbandono. Come lo è un edificio che non ha, alle spalle, una comunità reale che se ne fa carico. Come ho già avuto modo di dire in altre occasioni, è importante ricordare che, a Venezia, vi sono problemi conservativi urgenti che riguardano molte chiese e che il loro numero (un centinaio in città e oltre 200 nell’intera Diocesi) richiede di riflettere su una razionalizzazione del loro ruolo liturgico e pastorale, spesso anche a fronte dell’innegabile flessione demografica (specialmente del centro storico). Sarà quindi necessario individuare gli edifici che, effettivamente, non rispondono più a specifici bisogni pastorali ed è compito della Chiesa locale individuare soluzioni e proposte per rendere “utili” – ad esempio in ambito culturale e caritativo – alla stessa collettività quei luoghi, senza far perdere mai la loro dimensione simbolica in nome di un funzionalismo o “polivalenza” che non solo li impoverisce ma addirittura li snatura. Il cammino di collaborazione pastorale tra le comunità parrocchiali della città che iniziamo ad attivare ha presente questa istanza e punta, quindi, sia a far crescere la sensibilità comune tutelando e valorizzando il patrimonio sia garantendo la presenza di persone preparate quali interlocutori affidabili – specialmente in fase di progettazione e gestione degli interventi – nei confronti di chiunque sia interessato e disponibile ad offrire contributi e risorse in tal senso”.

Un cenno, infine, è stato dedicato al fatto che “le necessità del patrimonio ecclesiastico risultano ingenti e i contributi, specie quelli pubblici, sono assai ridotti. Anche alcuni strumenti fiscali – lo rileviamo con rammarico – spesso non sono applicabili al patrimonio ecclesiastico che, seppur di fruizione pubblica, viene considerato proprietà “privata” e quindi escluso da benefici fiscali che molto gioverebbero ai fini della sua corretta salvaguardia. In tale contesto, dunque, il generoso supporto dei Comitati Privati per la salvaguardia di Venezia è non solo molto prezioso ma anche decisivo, come esempio di gratuità nella tutela di una bellezza che racconta di noi e delle nostre radici e che, nel suo contenuto più profondo, mostra il genio e la creatività dell’uomo nel custodire ed anche continuare e sviluppare l’opera della creazione che ci è consegnata, posta nelle nostre mani e affidata alla nostra sensibilità e responsabilità”.

(il testo integrale dell’intervento è nel file allegato)

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