Lettera del Patriarca Francesco per introdurre l’anno pastorale 2015/16

Il Patriarca

 

 

Venezia, 18 giugno 2015

  1. Gregorio Barbarigo vescovo

 

 

 

 

Ai vicari e pro-vicari foranei

Ai parroci e ai sacerdoti incaricati delle équipe pastorali

A presbiteri, diaconi, consacrati, consacrate e fedeli laici

Ai direttori e vicedirettori degli uffici diocesani

 

Ai consigli presbiterale e pastorale e alla consulta delle aggregazioni laicali

 

 

 

Carissimi,

con questa lettera intendo, come prima cosa, ringraziarvi dell’impegno pastorale che contrassegna non poche comunità parrocchiali, inter-parrocchiali e vicariali della nostra Chiesa. E, nello stesso tempo, desidero introdurre il cammino pastorale dell’anno 2015/16.

Si tratta di linee già condivise in differenti sedi, nel Consiglio presbiterale e dei vicari e pro-vicari di zona, nel Consiglio pastorale e negli incontri degli Uffici di Curia e della Commissione per il Giubileo della Misericordia.

 

La nostra Chiesa – a partire dall’ecclesiologia del Concilio Vaticano II, di cui quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario della chiusura (1965-2015) – intende muoversi, come ricorda Papa Francesco, verso le molte “periferie” e costruendo “ponti”. Fare degna memoria del Concilio vuol dire, prima di tutto, leggerne e studiarne i testi a livello personale e comunitario.

 

Molte e autorevoli sono le indicazioni che provengono dalla Chiesa universale e anche da quella italiana, a cui si aggiungono le non meno stimolanti “chiamate” che la vita quotidiana rivolge alle nostre comunità per una testimonianza appassionata e corale secondo lo spirito della nuova evangelizzazione.

 

A livello di Chiesa universale segnalo il cammino di recezione dell’esortazione apostolica Evangelii gaudium, il Sinodo generale sulla Famiglia, il Giubileo straordinario della Misericordia, la Giornata Mondiale della Gioventù a Cracovia nell’estate 2016 e l’ultimo dono di Papa Francesco, l’enciclica Laudato si’ sulla custodia del creato; è questa una grande opportunità per crescere – a livello ecclesiale – nella consapevolezza di una nuova ecologia umana e ambientale, a partire da un corretto rapporto tra economia, etica e antropologia, superando così la cultura dello scarto e ponendo al centro la persona.

 

A livello di Chiesa italiana ricordo il Convegno di Firenze nel novembre 2015, il Congresso eucaristico di Genova 2016 e, sempre sullo sfondo, gli orientamenti della Cei sull’educazione per il decennio in corso 2010/20.

 

Di fronte a questi numerosi e importanti riferimenti, la Chiesa diocesana ha ritenuto di non fare scelte proprie, impegnandosi a “declinare” nella pastorale ordinaria soprattutto le indicazioni di Papa Francesco.

 

L’impegno, quindi, è perseguire una vera conversione pastorale verso una Chiesa più missionaria, più agile nelle strutture e più a servizio del Vangelo. Ecco il senso ultimo delle collaborazioni pastorali, espressioni di un nuovo soggetto – evangelizzato ed evangelizzatore – che vuole valorizzare l’esistente superandone le carenze.

 

A partire dalla realtà ecclesiale in cui il Signore ci ha posti a servire, cercheremo – come i “servi inutili” del Vangelo – di valorizzare, secondo le nostre forze e in spirito di comunione, queste indicazioni. E sarà importante che tutti -compresi i movimenti, le aggregazioni e le associazioni ecclesiali – siano coinvolti in questo comune cammino diocesano.

 

Come Chiesa diocesana terremo sempre al centro dell’azione pastorale i tre “fuochi” che dall’Anno della Fede – indetto in occasione del 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II – caratterizzano la nostra pastorale ordinaria:

  • la pastorale dell’educazione e della formazione delle nuove generazioni, in particolare la fascia degli adolescenti e del post-confermazione;
  • la pastorale familiare, con particolare attenzione alle giovani famiglie;
  • la dottrina o pensiero sociale della Chiesa, come educazione a uno sguardo di fede e ragione sulle “realtà penultime” per costruire una vita buona secondo il Vangelo.

 

A servizio di questi tre “fuochi” ci impegniamo ad avviare processi, in modo reale e concreto, che progressivamente conducano alla nascita di collaborazioni pastorali nelle diverse zone e vicariati.

 

Dedicheremo la prima parte dell’anno pastorale (ottobre 2015/gennaio 2016) ad alcune serate di formazione, secondo il metodo del “cenacolo”, nelle zone in cui stanno prendendo forma le collaborazioni pastorali; dove questo non è ancora possibile, vivremo degli incontri a livello vicariale per aiutare la maturazione di tale prospettiva.

 

In vista degli auspicati passi per l’articolazione delle collaborazioni pastorali, la partecipazione corale di sacerdoti, diaconi, consacrati/e e fedeli laici, durante le serate formative, permetterà una maggiore conoscenza reciproca e il confronto, così da riscoprire la propria specifica vocazione nella Chiesa non limitandosi a compiere servizi e nella prospettiva dell’ecclesiologia di comunione del Concilio Vaticano II.

 

In questo stesso periodo, inoltre, nella terza domenica dell’Avvento 2015 vivremo insieme, in Cattedrale, l’apertura della Porta Santa diocesana del Giubileo della Misericordia.

 

La seconda parte dell’anno pastorale (febbraio/maggio 2016) ci vedrà impegnati a vivere nel modo più fruttuoso il Giubileo della Misericordia. Così, nella misura in cui ogni iniziativa (inter-parrocchiale o zonale o vicariale o diocesana) sarà preparata insieme (obiettivo specifico ove si stanno avviando delle collaborazioni pastorali), il tempo quaresimale-pasquale non metterà al centro solo il Giubileo della Misericordia ma ci darà, anche, la possibilità di porre in atto – in modo corale e concreto – quanto maturato negli incontri della prima parte dell’anno.

 

Un primo frutto peculiare secondo lo stile del “cenacolo”, trama del tessuto di ogni collaborazione pastorale, potrà essere proprio la preparazione e lo svolgimento del pellegrinaggio alla Porta Santa della Cattedrale in occasione del Giubileo della Misericordia.

 

Il cammino di ogni Chiesa e, quindi, anche della nostra deve essere sempre – come ricorda Papa Francesco – a servizio degli uomini e delle donne del nostro tempo, riscoprendo la bellezza della fede vissuta in comunità evangelizzate e evangelizzatrici – piccoli segni di Gesù -, a servizio della gente che abita i nostri quartieri e i nostri paesi.

 

Da una parte sestieri, campi e calli, dall’altra quartieri, piazze e strade diventino luoghi dove, con gioia, si testimonia la bellezza della fede che crea ponti e tutto vuole condividere, a partire, proprio dal bene primo e irrinunciabile, il Signore Gesù; le collaborazioni pastorali – all’interno dell’unica Chiesa diocesana (cfr. Evangelii gaudium n. 30) – diventino strumento prezioso per evangelizzare, oggi.

 

Con animo grato al Signore e guardando a Maria, la prima discepola che con passo premuroso si reca dalla cugina Elisabetta, chiedo a tutti di pregare affinché la nostra Chiesa possa essere – lungo le strade degli uomini – semplice ma credibile segno di Gesù e del suo Vangelo.

 

Cordialmente, tutti saluto e benedico

 

Francesco Moraglia

patriarca di Venezia

 

 

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