Il saluto estivo della Rassegna stampa che… ritorna a settembre

Carissimi, dopo l’edizione di mercoledì 24 luglio 2019, la Rassegna stampa quotidiana del Patriarcato di Venezia entra nella sua pausa estiva per riprendere poi agli inizi del prossimo mese di settembre.

Quest’anno, infatti, la sospensione risulterà un po’ più prolungata rispetto al tempo delle ferie in quanto, già dalle prossime ore, sia il settimanale diocesano Gente Veneta che l’Ufficio stampa del Patriarcato di Venezia si troveranno impegnati nelle operazioni di trasloco a seguito del cambio di sede di lavoro dal Centro pastorale Papa Luciani (a Mestre) ai locali del Seminario Patriarcale alla Salute (a Venezia).

Per accompagnare il saluto estivo e, quindi, l’arrivederci/a risentirci nelle prossime settimane (nella nuova collocazione), ecco a Voi – qui di seguito – il regalo di alcuni frammenti dei “detti dei padri del deserto”. Piccole sentenze, dialoghi tra discepoli e maestro, scene di vita quotidiana che nascono in un ambiente e in un tempo molto particolari (e lontani) ma che, sicuramente, sanno parlare, toccare e scuotere anche la nostra esistenza attuale. A ciascuna e a ciascuno di Voi l’invito a individuare o a scegliere quale potrebbe essere il “detto” più adatto e prezioso per i nostri prossimi giorni.

Grazie a tutti, di cuore, per l’attenzione sempre rivolta al servizio pressoché quotidiano della Rassegna. Vi raggiunga il saluto più cordiale con l’augurio sentito di una buona (e serena) estate 2019!

 Alessandro Polet – Ufficio stampa Patriarcato di Venezia

 

ALCUNI “DETTI DEI PADRI DEL DESERTO”

  • Due fratelli andarono da un anziano che abitava da solo a Sceta. Il primo disse: Padre, ho imparato a memoria tutto l’Antico e il Nuovo Testamento. L’anziano gli disse: Hai riempito l’aria di parole. L’altro disse: Ho copiato l’Antico e il Nuovo Testamento e li ho nella mia cella. E a costui l’anziano replicò: Hai riempito di pergamena la tua finestra, ma non conosci colui che disse: Il regno di Dio non è nelle parole ma nella potenza? E ancora: non quelli che ascoltano la legge saranno giustificati davanti a Dio, ma quelli che la mettono in pratica. Perciò i fratelli gli chiesero quale fosse la via della salvezza ed egli disse loro: L’inizio della salvezza è il timor di Dio e l’umiltà unita alla pazienza.
  • Un fratello forestiero andò dall’Abate Silvano, sul monte Sinai, e vedendo che i confratelli lavoravano, disse loro: Perché vi occupate di un cibo che perisce? Maria infatti ha scelto la parte buona [Lc 10, 38-42]. Allora il vecchio disse al suo discepolo Zaccaria: Dagli un libro da leggere e prima di tutto mettilo in una piccola cella. Ma all’ora nona quel fratello guardava nella strada se per caso il vecchio lo mandasse a chiamare per mangiare. E dopo che fu trascorsa l’ora nona andò dal vecchio dicendogli: Forse oggi i confratelli non hanno pranzato, padre? Quando il vecchio rispose di sì quello disse: Perché non mi hai fatto chiamare? Allora l’Abate Silvano gli rispose: Tu sei un uomo spirituale e non hai bisogno di questo cibo; noi invece, in quanto fatti di carne e ossa, abbiamo bisogno di mangiare e perciò lavoriamo, mentre tu hai scelto la parte buona. Infatti tu leggi tutto il giorno e non vuoi ricevere il cibo materiale. Dopo aver udito queste parole, quello iniziò a pentirsi e a dire: Perdonami, padre. Allora Silvano gli rispose: Dunque Marta è necessaria a Maria, infatti grazie a Marta anche Maria viene lodata.
  • L’Abate Pambo interrogò l’Abate Antonio dicendo: Che dovrei fare? Il vecchio gli rispose: Non fidarti della tua rettitudine, non pentirti di un’azione già compiuta, e controlla la tua lingua e il tuo ventre.
  • Un confratello andò dall’Abate Mosé a Sceta, chiedendogli un colloquio. Il vecchio gli rispose: Va’, siedi nella tua cella e la tua cella ti insegnerà tutto.
  • Un giorno a Sceta si scoprì che un confratello aveva peccato; gli anziani si riunirono e mandarono a chiamare l’Abate Mosè, dicendogli di venire; ma quello non volle andare. Allora il presbitero lo mandò a chiamare dicendo: Vieni, poiché la comunità dei confratelli ti attende. E quello, levatosi, andò. Tuttavia portando con sé una cesta vecchissima, la riempì di sabbia e se la trascinò dietro. Quelli gli andarono incontro dicendo: Che significa, o Padre? E il vecchio rispose loro: I miei peccati scorrono a profusione alle mie spalle e io oggi sono venuto a giudicare i peccati altrui? Allora essi, sentendolo, non dissero nulla al confratello, e anzi lo perdonarono.
  • Un anziano vide uno che rideva e gli disse: Siamo destinati a render conto di tutta la nostra vita davanti al Signore del cielo e della terra; e tu ridi?
  • Raccontavano di un vecchio che moriva a Sceta: i confratelli circondarono il suo letto, lo vestirono e iniziarono a piangere; ma quello aprì gli occhi e si mise a ridere, e rise ancora una seconda volta e una terza. I fratelli vedendolo gli chiesero: Dicci, o padre, perché mentre noi piangiamo tu ridi? Ed egli rispose loro: La prima volta ho riso perché voi temete la morte, la seconda perché non siete pronti a morire; la terza perché dalla fatica approdo al riposo, e voi piangete. Dopo aver detto questo, immediatamente chiuse gli occhi per morire.
  • L’Abate Anastasio aveva un libro scritto su pergamena finissima, che valeva diciotto soldi, e in esso aveva sia il Vecchio che il Nuovo Testamento in versione integrale. Una volta un fratello venne a trovarlo e vedendo il libro se ne andò con esso. Così il giorno in cui l’Abate Anastasio andò per leggere il proprio libro e trovò che non c’era più, capì che il fratello l’aveva preso. Ma non gli mandò dietro nessuno, per chiederne notizia, per timore che il fratello potesse aggiungere una bugia al furto. Poi il fratello scese nella città più vicina per vendere il libro. E il prezzo che chiese fu di sedici soldi. Il compratore disse: Dammi il libro, affinché possa scoprire se vale tanto. Con ciò, il compratore portò il libro da vedere a sant’Anastasio e disse: Padre, dà un’occhiata a questo libro, per favore, e dimmi se pensi che dovrei comprarlo per sedici soldi. Vale dunque così tanto? L’Abate Anastasio disse: Si, è un bel libro, vale tutto quel prezzo. Così il compratore ritornò dal fratello e disse: Ecco il tuo denaro. Ho mostrato il libro all’Abate Anastasio che ha detto che è bello e che vale almeno sedici soldi. Ma il fratello disse: E’ tutto ciò che ha detto? Ha fatto altre osservazioni? No, disse il compratore, non ha detto altro. Beh! disse il fratello, ho cambiato idea, e dopo tutto non voglio vendere questo libro. Allora andò di corsa dall’Abate Anastasio e lo supplicò in lacrime di riprendersi il libro. Ma l’Abate non volle accettarlo, dicendo: Va’ in pace, fratello, te ne faccio dono. Ma il fratello disse: Se non lo riprenderai, non avrò mai più pace. Dopo quell’episodio il fratello abitò con l’Abate Anastasio per il resto della sua vita.
  • Un anziano diceva: Per questo non facciamo progressi, perché non conosciamo i nostri limiti e non abbiamo pazienza nel compiere l’opera che abbiamo intrapreso, ma vogliamo entrare in possesso della virtù senza alcuno sforzo.
  • Uno dei confratelli, essendo stato offeso da un altro, andò dall’Abate Sisois e, raccontandogli l’offesa subita, aggiunse: Voglio vendicarmi, o padre. Il vecchio iniziò a chiedergli di lasciare a Dio la vendetta. Ma quello disse: Non desisterò se prima non sarò stato vendicato adeguatamente. Il vecchio gli rispose: Poiché hai deciso questo una volta per tutte nel tuo animo, preghiamo ancora; e alzandosi in piedi iniziò a pregare: Dio, ormai non ci serve più che tu ti occupi di noi, perché, come dice questo fratello, vogliamo e possiamo vendicarci da soli. Avendo udito ciò, quel fratello, gettatosi ai piedi del vecchio, chiese perdono, promettendo che non avrebbe mai litigato con colui contro il quale era in collera.
  • Un anziano disse: Se uno è rimasto in un luogo e non ha prodotto frutti, è proprio il luogo a respingerlo, perché non è stato reso fertile.
  • Un fratello chiese all’Abate Poemen: Che dovrei fare, o padre, giacché sono turbato dalla tristezza? Il vecchio gli disse: Non stimare nessuno una nullità, non condannare nessuno, non sottrarre nulla a nessuno, e Dio ti darà la pace.
  • Un giorno degli anziani andarono dall’Abate Antonio, e con loro c’era anche l’Abate Giuseppe. L’Abate Antonio, volendo metterli alla prova, iniziò un discorso sulle Sacre Scritture. E cominciò a chiedere ai più giovani cosa significasse questa o quella frase. E ognuno cercava di rispondere nel miglior modo possibile. Ma quello continuava a dire loro: Non avete ancora trovato. Dopo essersi rivolto a loro disse all’Abate Giuseppe: Tu cosa dici che significa questa frase? Quello rispose: Non lo so. E l’Abate Antonio disse: In verità solo l’Abate Giuseppe ha trovato la strada, perché non sa rispondere.
  • L’Abate Alonio disse: L’umiltà è la terra nella quale Dio ci ha incaricati di compiere il sacrificio.
  • Ad un anziano fu chiesto cosa fosse l’umiltà. Quello rispose: Se perdonerai a un fratello che ha peccato contro di te prima che egli ti manifesti il suo pentimento.
  • Un fratello chiese a uno degli anziani: Cos’è l’umiltà? Il vecchio gli rispose: Far del bene a coloro che ti fanno del male. Il fratello allora disse: Se un uomo non riesce ad arrivare a tanto, che deve fare?. Il vecchio rispose: Fugga scegliendo il silenzio.
  • All’Abate Pastor fu chiesto da un confratello: Come devo comportarmi nel luogo dove abito? Il vecchio rispose: Sii prudente come uno straniero, e, dovunque tu sia, non pretendere che le tue parole si impongano quando sei presente, e starai in pace.
  • I Padri erano soliti dire: Se una tentazione sorge nel luogo dove abiti nel deserto, non lasciare quel luogo nel momento della tentazione, poiché, se lo lasci, dovunque tu vada troverai sempre la stessa tentazione che ti attende. Ma sii paziente finché la tentazione non è passata, perché la tua fuga non sia di scandalo agli altri che abitano nello stesso luogo e porti loro tribolazione.
  • Un giorno alcuni ladri andarono al monastero da un anziano e gli dissero: Siamo venuti a prendere tutto ciò che sta nella tua cella. Ed egli rispose: Prendete ciò che vi pare, o figlioli. Allora presero tutto quel che trovarono nella cella e se ne andarono. Tuttavia dimenticarono un piccolo altare, che era nascosto nella cella. Il vecchio, prendendolo, rincorse i ladri gridando e dicendo: Figlioli, prendete ciò che avete dimenticato. Ed essi, ammirando la tolleranza del vecchio, riportarono tutto nella sua cella e si pentirono, dicendosi l’un l’altro: Costui è veramente un uomo di Dio.
  • C’erano due anziani che abitavano insieme in una cella e non avevano mai avuto motivi di litigio l’uno con l’altro. Perciò uno disse all’altro: Orsù, litighiamo almeno una volta, come gli altri. L’altro disse: Non so come iniziare a litigare. Il primo disse: Prenderò questo mattone e lo metterò qui in mezzo a noi. Poi dirò: E’ mio. Dopo di ciò tu dirai: E’ mio. E’ questo ciò che porta alla lite e alla contesa. Perciò misero il mattone in mezzo. Uno disse: E’ mio. L’altro rispose al primo: Io credo che sia mio. Il primo disse ancora: Non è tuo, è mio. Così l’altro rispose: Beh, allora, se è tuo, prenditelo! Così essi, dopo tutto, evitarono di litigare.
  • Uno degli anziani disse: Proprio come l’ape, dovunque vada, fa il miele, così il monaco, dovunque vada, se va a fare la volontà di Dio produce sempre la dolcezza delle opere buone.
  • Alcuni fratelli andarono a visitare un santo anziano che abitava in un luogo deserto. Trovarono presso la sua cella dei bambini che custodivano le greggi e parlavano tra loro in modo fastidioso. I fratelli videro l’anziano, gli palesarono i propri pensieri e trassero beneficio dalle sue risposte. Poi gli dissero: «Padre, perché accetti d’avere intorno questi bambini e non gli ordini di cessare tanto baccano?». L’anziano rispose: «Fratelli, credetemi, vi sono giorni in cui vorrei dare questo ordine, ma mi fermo, dicendo: «Se non sopporto questa bazzecola, come potrei sopportare una più grande prova, se Dio permette che mi si presenti?». Così non dico niente, per abituarmi a sopportare tutto ciò che accade».
  • L’abate Evagrio diceva: «Se ti vien meno il coraggio, prega. Prega con timore e tremore, con ardore, sobrietà e vigilanza. Così bisogna pregare, soprattutto a motivo dei nostri nemici invisibili che sono malvagi e accurati nel male, perché principalmente su questo punto essi ci porranno ostacoli».
  • L’abate Macario, interrogato su come si debba pregare, rispose: «Non è necessario parlare molto nella preghiera, ma stendiamo sovente le mani  e diciamo: «Signore abbi pietà di noi, come tu vuoi e come tu sai”. Quando la tua anima è angustiata, di’: «”Aiutami”. E Dio ci farà misericordia, perché sa quello che a noi conviene».
  • Un anziano diceva: «Il silenzio è pieno di ogni vita, ma la morte è nascosta nei copiosi discorsi».
  • Un fratello chiese al padre Poemen: “È meglio parlare o tacere?”. L’anziano disse: “Chi parla per amore di Dio fa bene e chi tace per amore di Dio fa ugualmente bene”.
  • Alcuni anziani si recarono dal padre Poemen e gli chiesero: “Se vediamo dei fratelli che sonnecchiano durante la liturgia, vuoi che li scuotiamo, perché rimangano desti durante la veglia?”. Ma egli disse loro: “Veramente, se io vedo un fratello che sonnecchia, metto la sua testa sulle mie ginocchia e lo lascio riposare”.