Umanizzazione dell’assistenza

 

(Dal Piano Socio-Sanitario della Regione Veneto, § 2.2, pag. 33)

 

Il principio della centralità della persona rispetto ad ogni intervento sanitario, socio-sanitario ed assistenziale deve orientare il SSSR e tutte le attività delle Aziende ULSS ed Ospedaliere verso l’umanizzazione, che è quell’impegno socio-assistenziale, di attenzione civile e di regole morali in grado di rendere i luoghi di cura e gli interventi sanitari “aperti, sicuri e senza dolore”, conciliando politiche di accoglienza, informazione e comfort, con percorsi di cure e di accompagnamento il più possibile condivisi e partecipati dal cittadino.

Gli elementi su cui si fonda l’umanizzazione sono:

  1. la salute come diritto del singolo cittadino e dovere della collettività, in una costante interrelazione tra individuo, sistema di cure e Comunità;
  2. la persona come totalità e sintesi dei vari aspetti fisici, mentali, emotivi e spirituali;
  3. il benessere inteso come condizione soggettiva di consapevolezza da realizzare nell’equilibrio tra le diverse componenti della persona;
  4. il rispetto della dignità personale a fondamento di qualunque rapporto tra operatori e pazienti.

Basilare diventa, dunque, il rapporto relazionale del cittadino con il SSSR, per cui il paziente non dovrà essere mai un “caso” ma resta sempre una persona, e la cura sarà l’espressione di un progetto umano-psicologico e non di un approccio teorico-scientifico disgiunto dalla sfera psico-emotiva.

In quest’ottica umanizzare l’assistenza significa anche garantire una funzione di “orientamento” del cittadino all’interno del SSSR, attraverso un “referente” che guidi l’utente-persona e faccia in modo che i professionisti deputati all’assistenza non operino in modo settoriale. Il medico di famiglia mantiene un ruolo chiave in tutte le fasi di questo percorso di cura. In ambito ospedaliero dovrà essere, invece, individuato, in base alle diverse situazioni cliniche, un medico referente che sia responsabile del percorso di diagnosi e cura oltre che dell’informazione al paziente ed alla famiglia, interfacciandosi con il medico di famiglia, del quale sarà il principale interlocutore.

Per facilitare l’accesso ai servizi lo Sportello Unico, già previsto con specifici provvedimenti regionali e diretto ad avere un unico punto di riferimento per il cittadino anche a fronte di esigenze diversificate, può rappresentare un modello da sperimentare e diffondere nel contesto regionale. Questo strumento consente, infatti, la semplificazione dei percorsi amministrativi per accedere ai servizi, rappresentando una prima forma di presa in carico, ed assicura quella preziosa offerta di informazioni che orientano il cittadino.

Più in generale le Aziende ULSS sono chiamate a migliorare l’accesso ai servizi, promuovendo e consolidando le esperienze di sportelli polifunzionali e ponendoli in raccordo operativo con gli sportelli dei Comuni, al fine di semplificare ulteriormente azioni e processi di accompagnamento della persona.

Per rendere effettiva l’umanizzazione appaiono determinanti le seguenti scelte:

  • promuovere una capillare e trasparente informazione ai cittadini sui servizi che si erogano nelle strutture socio-sanitarie, attraverso gli strumenti di comunicazione dell’Azienda (carta dei servizi, siti web, bollettini periodici), favorendo anche la condivisione delle regole di funzionamento del SSSR;
  • sviluppare un coordinamento a livello regionale delle informazioni al cittadino, coinvolgendo la rete delle Aziende ULSS ed Ospedaliere, le società scientifiche, le farmacie territoriali, le diverse competenze professionali, al fine di garantire validità delle informazioni ed uniformità contenutistica;
  • favorire la comunicazione tra professionisti socio-sanitari e assistiti, adottando linee guida in grado di orientare la modalità, di volta in volta preferibile, con cui trasmettere le informazioni al paziente e coinvolgerlo nelle scelte;
  • diffondere la cultura dell’empowerment, quale strumento per compiere in modo responsabile le scelte che riguardano il proprio stato di salute;
  • promuovere progetti di formazione orientati prevalentemente a:
  1. fornire a tutti gli operatori una preparazione professionale sui problemi delle relazioni e della comunicazione;
  2. preparare adeguatamente gli operatori impegnati nel primo livello di accoglienza;
  3. adottare modelli di accoglienza degli assistiti e dei familiari nei luoghi di pronto soccorso;
  4. sviluppare un’attività di psicologia clinica ospedaliera all’interno dei presidi ospedalieri ed in stretta sinergia con i servizi territoriali, con funzioni di diagnosi, sostegno, psicoterapia breve, nonché formazione/supervisione degli operatori sanitari e promozione della salute in ambito psicologico anche del personale aziendale ospedaliero. Tale attività va inquadrata nel contesto di quanto previsto in materia dagli atti di programmazione regionale;
  5. favorire un utilizzo appropriato delle terapie a maggiore efficacia antalgica, specie nelle patologie oncologiche;
  6. porre in atto metodologie con cui valutare periodicamente il grado di soddisfazione dell’utente in merito all’assistenza ed ai servizi di cui ha fruito, nell’ottica di rimediare ad eventuali lacune o omissioni.

 

La programmazione regionale ribadisce, inoltre, l’importanza del modello organizzativo attuale dei Comitati etici aziendali per la pratica clinica e per la sperimentazione clinica.

Si conferma, altresì, l’importanza del Comitato etico regionale quale supporto alla programmazione regionale ed alla rete dei Comitati etici locali, garantito attraverso una qualificata componente multiprofessionale.

Si sottolinea, infine, come l’umanizzazione delle strutture socio-sanitarie sia correlata anche al governo economico del SSSR: ridurre l’abuso dei farmaci, evitare le ospedalizzazioni non necessarie, fare un uso più appropriato degli accertamenti diagnostici, contenere gli interventi chirurgici sono alcuni elementi utili ad orientare le prestazioni, ponendo la persona al centro di ogni intervento assistenziale.

 

AZIONI PER LA VALORIZZAZIONE DELLE RISORSE UMANE

I percorsi assistenziali si fondano sulla centralità del bisogno del cittadino e richiedono un approccio multidisciplinare, combinando molteplici competenze professionali con le risorse finanziarie e tecnologiche a disposizione.

È necessario, pertanto, avviare una revisione di ruoli e competenze: da un lato, dei profili socio-sanitari, dall’altro, delle sfere di responsabilità e di apporto al lavoro complessivamente inteso, superando l’attuale frazionamento nell’organizzazione dell’intervento assistenziale.

Con riferimento all’organizzazione del lavoro e, nello specifico, al percorso socio-assistenziale rivolto al singolo paziente, l’assistenza si articola in:

  1. “assistenza di base” così definita non per la semplicità dell’agire tecnico, ma perché persegue obiettivi psico-fisici basilari del cittadino-utente;
  2. “assistenza avanzata” così definita perché persegue obiettivi di sviluppo delle capacità di autocura del paziente con interventi anche invasivi e su soggetti a rischio.

La loro integrazione rappresenta la strategia principale di cambiamento che impone, dunque, l’analisi dei percorsi socio-assistenziali e dell’organizzazione del lavoro, nonché la ridefinizione delle dotazioni organiche per qualificare l’assistenza, superando standard non più rispondenti ai nuovi modelli assistenziali È necessario perciò assumere iniziative per favorire un impiego appropriato delle risorse professionali, ridefinendo modelli operativi, standard e parametri con cui misurare l’organizzazione del lavoro ed il conseguente fabbisogno di personale.

La valorizzazione delle risorse umane e l’investimento che ne consegue rappresentano, infatti una condizione necessaria per avviare le strategie di cambiamento prefigurate dalla programmazione regionale ed il coinvolgimento nei diversi processi di integrazione (multiprofessionale, tra Ospedale e Territorio, ecc.) di tutti i professionisti operanti nei diversi settori (sociale, sanitario e tecnico) costituisce strumento principe per consentire il raggiungimento di tali obiettivi.

Nello specifico, la ricerca e l’attuazione di una politica che mira al miglioramento continuo del sistema presuppone lo sviluppo di adeguate e parallele azioni che consentano contestualmente lo sviluppo professionale, quali:

  1. la rivisitazione dell’attuale organizzazione del lavoro in rapporto agli obiettivi assistenziali ed ai nuovi modelli organizzativi previsti dal presente PSSR;
  2. il miglioramento del meccanismo di definizione del fabbisogno di competenze, attribuibili ai diversi profili professionali in relazione ai bisogni emergenti della popolazione ed allo sviluppo della tecnologia;
  3. la riassunzione della nozione di dotazione organica intesa come fabbisogno per soddisfare il servizio richiesto a risorse economiche contingentate;
  4. l’assunzione dei parametri per la determinazione di “un livello standard di riferimento” (tra cui si evidenziano a titolo esemplificativo: numero di residenti, posti letto, struttura ospedaliera, numero o dimensione dei Comuni, ecc.);
  5. la definizione di una dotazione organica che favorisca la valorizzazione delle professionalità e la loro integrazione;
  6. l’assunzione di un sistema autorizzatorio per adeguare gli organici alle esigenze accertate di una richiesta che si modifica nel tempo, in considerazione delle limitazioni imposte dalla sostenibilità economica;
  7. la rivisitazione dei percorsi tra individuazione del fabbisogno e sistema formativo.

 

Qualità e umanizzazione: un binomio inscindibile