MATERIALI

PERCHÉ UNA CELEBRAZIONE COMUNITARIA DELLA PENITENZA? – Marco Cè 

La confessione è un fatto rigorosamente personale, ma perché allora una celebrazione comunitaria?

Per capirlo dobbiamo partire dal nostro Battesimo. È il Battesimo  che ci libera dal peccato e ci fa figli di Dio. Il Padre, come ci unisce a lui mediante il dono gratuito della filiazione divina, rendendoci partecipi della sua famiglia – la famiglia dei figli di Dio –, così ci unisce fra di noi nel vincolo di una fraternità “divina”, nel senso che non viene da noi, non è un legame “orizzontale”, che noi ci scambiamo, ma discende da lui. Il Padre che ci ha generati, mentre ci costituisce “figli”, ci costituisce anche fratelli.

Fra noi cristiani c’è una unità vitale, che ci lega come le membra di uno stesso corpo, per usare l’immagine di San Paolo, oppure come i tralci di una stessa vite, per usare l’immagine di Gesù nel vangelo di Giovanni

Proprio questa realtà ci fa comprendere una delle caratteristiche principali del peccato, che è la ragione per cui celebriamo non soltanto individualmente, ma comunitariamente il sacramento della penitenza. Non è per fare un rito, ma perché vogliamo esprimere la realtà profonda della vita spirituale: noi formiamo la famiglia dei figli di Dio. Questa grazia comporta come conseguenza che la mia santità non è soltanto la santità “mia”, ma è santità di tutta la comunità cristiana cui io appartengo. Così anche il mio peccato non è soltanto il peccato “mio”, è ferita di tutto il corpo ecclesiale cui io appartengo. Se io mi ferisco una mano e mi viene un’infezione, è tutto il mio corpo che prende la febbre. Se io guarisco la mia mano, è tutto il mio corpo che recupera la salute. Il bene di un membro è bene del tutto; il male di un membro è male del tutto. Per questa ragione viviamo comunitariamente la domanda di perdono dei nostri peccati rivolta al Signore. Questo nostro celebrare insieme vuole evidenziare la solidarietà che ci lega nel bene e nel male.